Accordo USA-Iran? Proviamo a illustrare perché venerdì 19 giugno potrebbe saltare tutto

Pezeshkian

Con molta probabilità, Venerdì 19 Giugno capiremo come stanno le cose nel Golfo. Ormai è chiaro che Donald Trump e Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu sono impegnati in una recita: il presidente americano intima al capo del Governo israeliano di smetterla di bombardare il Libano, quest’ultimo, insieme con i suoi Ministri, risponde picche. Trump fa l’offeso, pronuncia qualche parolaccia e la vicenda si chiude lì. Una farsa. Forse, ma non è detto, Israele non bombarderà il Libano e allenterà un po’ la pressione a Gaza fino a Venerdì. Ma Trump e Netanyahu sanno benissimo che se dovesse finire la pressione militare di Israele in Libano e a Gaza, beh, sarebbe quasi matematico che Hamas si riorganizzerebbe a Gaza ed Hezbollah si riorganizzerebbe in Libano. Anzi, per chiudere il cerchio, gli israeliani hanno deciso di gettare anche un occhio in Siria: non si sa mai. Altro che fine del conflitto!
Del resto, se il Governo iraniano ha deciso di recarsi Venerdì prossimo a firmare l’accordo con gli Stati Uniti d’America qualche ora dopo che gli israeliani hanno bombardato il Libano per colpire Hezbollah, alleato di ferro dell’Iran, beh, è chiaro che hanno accettato la realtà: e la realtà è che Israele continuerà a tenere sotto pressione il Libano, Gaza e, in parte, anche la Siria. Su un canale Telegram abbiamo letto una dichiarazione del Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Ben Gvir: “Israele non prende ordini dagli Stati Uniti… L’accordo di Trump non ci vincola… sono finiti i giorni in cui gli ebrei prendevano botte e rimanevano in silenzio”. Il personaggio in questione va quasi sempre fuori dal seminato: è lo stesso signore che si è preso gioco dei protagonisti dell’operazione Flottilla. Però questa volta la sua dichiarazione sembra un po’ ‘telefonata’, se è vero che non è stata registrata alcuna reazione da parte americana. Insomma, il gioco delle parti è nelle cose.

Con molta probabilità, il Governo di Teheran è riuscito a convincere la fazione teocratica iraniana a firmare l’accordo facendo valere il fatto che l’Iran, in questo momento, ha un disperato bisogno di soldi. Così, se americani e israeliani recitano, anche dalle parti iraniane cercano quanto meno di apparire come i vincitori. Ancora il canale Telegram, che riporta una dichiarazione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran: “Sotto la guida del suo leader martire, la Repubblica Islamica dell’Iran ha completato il suo successo contro il nemico americano-sionista”. Ovviamente danno per scontato che gli israeliani lasceranno in pace il Libano: cosa che, come abbiamo già sottolineato, viene smentita dal Governo israeliano. Dopo di che c’è il passaggio su quanto avverrà in Svizzera Venerdì prossimo con la firma dell’accordo con gli americani: “Tale accordo finale – si legge sempre nella dichiarazione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran – avverrà solo dopo che gli USA adempiranno ai loro impegni. Teheran dichiara una vittoria chiara”.

Non sappiamo come finirà Venerdì. Ma se, bene o male, l’atteggiamento di Israele rispetto a Libano e Gaza potrebbe restare nell’equivoco, su un altro punto l’eventuale scontro tra americani e iraniani potrebbe mandare tutto all’aria. Se si vanno a leggere le dichiarazioni di Trump e del suo vice, JD Vance, gli iraniani non appiopperanno i pedaggi alle navi petroliere, gasiere e via continuando che transiteranno dallo Stretto di Hormuz; gli iraniani, invece, sostengono l’esatto contrario. Va da sé che, per firmare l’accordo, una delle due parti dovrà cedere. Ci sembra quasi impossibile che gli americani lascino passare i pedaggi iraniani, perché perderebbero la faccia; ma è altrettanto impossibile che il Governo iraniano si rimangi i pedaggi, perché una decisione del genere verrebbe subito contestata dalla teocrazia iraniana. Insomma, ci sono tutti i requisiti affinché Venerdì prossimo si materializzi un nulla di fatto.

A questo punto la domanda è d’obbligo: perché Trump ha fatto il diavolo a quattro per arrivare all’accettazione dell’accordo, per ora solo verbale, da parte dell’Iran? Il presidente americano, nei giorni scorsi, ha superato il primo dei due scogli di questo momento politico: il rifinanziamento, con 700 miliardi di dollari, del progetto per combattere l’immigrazione illegale, cavallo di battaglia dell’amministrazione Trump. Alla vigilia si pensava che nei due rami del Parlamento americano il progetto non avrebbe raggiunto la maggioranza. Nell’Unione europea, schierata pancia a terra contro Trump, la sconfitta parlamentare del presidente veniva data per certa. In America il sentimento era anche questo ma al Senato è arrivata la prima doccia fredda: il provvedimento è stato approvato tra il disappunto degli avversari-nemici di Trump. Al Congresso veniva dato per certo che il rifinanziamento per la lotta all’immigrazione illegale sarebbe stato ‘bocciato’ con uno scarto di almeno una decina di voti. Invece, la sorpresa: il provvedimento è stato approvato per un voto: 212 voti favorevoli contro 211 contrari (qui un articolo: https://www.thehour.info/il-congresso-americano-approva-un-provvedimento-da-70-miliardi-di-dollari-voluto-da-trump-per-combattere-limmigrazione-illegale-sconfitti-i-globalisti-e-il-vaticano/).

Ora arriva il secondo scoglio: l’accordo con l’Iran. In questo caso, la possibilità che vada tutto a rotoli è nei fatti. Attenzione, però: sicuramente la firma dell’accordo darebbe forza a Trump. Ma al presidente USA, in questa fase, interessa un atto che sancisca l’interruzione del conflitto nel Golfo. E’ noto che, dopo 60 giorni di guerra, il presidente ha bisogno di un voto favorevole del Congresso. Il capo della Casa Bianca è riuscito parzialmente a svincolarsi dal voto del Parlamento americano sulla guerra dicendo che la stessa guerra era finita.

Ma i parlamentari – compresi alcuni esponenti del suo partito, il Partito Repubblicano – non erano molto convinti. Trump è riuscito ad ottenere dal Governo iraniano il “sì” alla firma dell’accordo: e questo basta per dimostrare che il conflitto si è fermato. Volendo, se gli iraniani Venerdì si tireranno indietro, l’amministrazione Trump avrà a disposizione altri due mesi di guerra senza bisogno dell’autorizzazione del Parlamento. In più – cosa non secondaria – lo stop verbale alla guerra ha provocato una riduzione del prezzo del petrolio e del gas e un andamento positivo della Borsa. Superfluo aggiungere che chi, negli ultimi dieci giorni, ha scommesso sul ribasso del prezzo del petrolio e chi ha scommesso sulla crescita dei titoli in Borsa ha guadagnato una barca di denaro!
Nell’Unione europea, e anche in America, i grandi media, nella stragrande maggioranza dei casi, sono tutti contro Trump e lo danno per perdente nello scontro contro l’Iran. Un perdente un po’ strano, se è vero che Trump, senza considerare petrolio e Borsa, sta facendo arrivare in America tante aziende anche dall’Europa. E se è vero che le aziende che decidono di quotarsi in Borsa scelgono in massa la Borsa americana. Questi sono dati di fatto economici incontestabili. Così com’è incontestabile che Venerdì prossimo l’Iran si troverà in grandissima difficoltà. Il Governo iraniano ha un disperato bisogno di liquidità, nonostante continui a godere dell’appoggio della Cina. Il blocco del Golfo da parte americana ha impedito all’Iran di vendere il petrolio, a parte il 20% circa che gli americani hanno fatto passare perché destinato ai cinesi, con i quali l’America di Trump non vuole rompere. Se Venerdì la componente teocratica iraniana bloccherà la firma dell’accordo con gli USA, sia perché non tollerà che Israele continui a tenere sotto pressione il Libano e Gaza, sia perché si rifiuterà di accettare il secco “No” americano ai pedaggi da appioppare alle navi che transitano dallo Stretto di Hormuz, ebbene, l’Iran si ritroverà senza soldi. Non è una bella prospettiva, perché la Cina, ribadiamo, non sembra essere più nelle condizioni di aiutare un Paese in crisi con 92 milioni di persone: tanti sono gli abitanti dell’Iran. Esaminando i fatti, al netto dell’antipatia che Trump suscita tra gli attuali governanti Ue, è un po’ difficile affermare che il presidente USA è perdente e l’Iran è invece vincente. Ma, si sa, ormai nell’Unione europea la realtà viene vista e interpretata secondo canoni orwelliani… In tutto questo c’è l’incognita russa. Ma tale argomento l’affronteremo nel prossimo articolo.

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