Al via anche al Policlinico di Palermo la terapia al plasma iperimmune

Ok del Comitato etico, per produrre il siero con anticorpi sarà impegnata l’unità immunotrasfusionale del Policlinico universitario

Entro la prossima settimana sarà avviata al Policlinico di Palermo l’utilizzo sperimentale del Plasma iperimmune, è infatti arrivato l’ok del comitato etico che di fatto consente l’utilizzo del siero ricco di anticorpi, estratto da pazienti guariti dal Covid 19 ed infuso nei pazienti con quadri clinici preoccupanti. Per produrre il siero sarà impegnata l’unità immunotrasfusionale del Policlinico universitario di Palermo. Sarà necessario innanzitutto cominciare a raccogliere il plasma dai donatori, cioè degli 850 pazienti siciliani guariti. Meglio, dicono gli esperti, se viene utilizzato il sangue di chi è guarito da pochi giorni. Proprio tra loro si cercheranno i volontari per estrarre il sangue e produrre il siero in laboratorio.

I risultati che si stanno ottenendo con questa strategia a Pavia, Mantova, Bolzano e Padova sono incoraggianti ma, al di là dell’articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, non ci sono ancora evidenze scientifiche sull’affidabilità della terapia che, però, è seguita con crescente attenzione anche dall’istituto superiore della Sanità.

“L’anticorpo monoclonale descritto sulla rivista Nature Communications ha dimostrato di saper neutralizzare sia il coronavirus del Covid-19, che quello della Sars e, secondo i ricercatori, ha buone possibilità di diventare un futuro farmaco anti Covid-19 – afferma il responsabile del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Rezza  – Ho paura solo che non sia facilissimo applicare questo trattamento su larga scala – prosegue il professor Rezza – perché presuppone che venga fatta un’aferesi da parte di donatori che sono pazienti convalescenti o che hanno superato la malattia, i quali devono avere un elevato titolo anticorpale, questo sarebbe l’unico limite. Se i risultati mostrassero un’evidenza di efficacia elevata sarebbe un successo non solo per la ricerca italiana, ma per tutti. Ripeto” conclude Rezza. (Insanitas)

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