Coronavirus, ombrelloni lontani ma sì ai bagni: iodio e sale uccidono il virus

Tra poco sarà maggio, il periodo di avvio della bella stagione. E alzi la mano chi già non ha pensato a un salutare tuffo nel mare sempre più blu visto che l’isolamento forzato ha avuto come risultato anche quello di avere un mare meno inquinato. Magari un bagno a Taormina, alla Scogliera etnea , alla Plaia. Oppure sulla stupenda costa siracusana e in quella tanto cara a Camilleri.

Per “rosolarsi” al sole e per dimenticare questi mesi bui e cercare di riprendersi.
Ma quando scatterà la «fase due», come si farà ad andare al mare? Con la mascherina o no? E per le distanze? Ieri si è parlato anche di lidi organizzati per rispettare il distanziamento e addirittura della possibilità di dotare i lettini di paratie in plexiglass, in verità per alcuni a mo’ di forni per polli, perché vorremmo capire come con 35 gradi si riesce a stare sotto l’ombrellone circondato da una gabbia.

Ma c’è un particolare che ancora nessuno al momento ha esaminato. Nel mare il Covid resiste o no? Se il mio vicino di ombrellone è asintomatico e starnutisce mentre si tuffa e io dietro di lui faccio la stessa cosa rischio? Abbiamo girato la domanda a due esperti, i due primari infettivologi del Cannizzaro, dott. Carmelo Iacobello e del Garibaldi Nesima di Catania, prof. Bruno Cacopardo. Ecco le loro risposte. «No, su questo punto si può stare sicuri – spiega il dott. Iacobello -. il mare non è veicolo di trasmissione del coronavirus. E questo per diversi fattori. Innanzitutto l’acqua è il più potente diluente naturale che esista e quindi il virus verrebbe spazzato via e si scioglierebbe.

Tra l’altro il sale e lo iodio accrescono il potere diluente. Inoltre nella stagione estiva i raggi perpendicolari del sole emettono fasci ultravioletti che sono i più potenti eliminatori dei virus e dei batteri. Inoltre il caldo e l’irradiamento dei raggi ultravioletti più perpendicolari sterminano i virus E su questo punto sono sicuro che anche il coronavirus non resisterebbe agli agenti atmosferici. Semmai – continua il primario di Malattie infettive – mi chiedo come si possa prevedere una stagione estiva con grande affluenza di bagnanti sulle spiagge. Il vero problema non è l’acqua di mare, ma la troppa vicinanza dei bagnanti sulla spiaggia. Ecco questo è il problema che bisogna porsi per la bella stagione e non sono convinto su come ci si possa organizzare nei lidi. E’ un problema.. .certo non risolvibile con paratie in plexiglass peraltro aperte dall’alto con un virus che nonostante il caldo potrebbe circolare nell’aria in distanze ridotte…».

Iacobello si dilunga anche su altre problematiche estive che riguardano i centri commerciali. «D’estate non sappiamo come potrebbe comportarsi il virus nei centri commerciali che hanno aria riciclata da grossi impianti di condizionamento. Sarà bene pensarci per tempo perché di norma batteri e virus d’estate si annidano proprio nei filtri degli impianti…»

Anche per il prof. Bruno Cacopardo l’acqua di mare è il maggiore diluente che esista: «Il virus non resiste affatto al mare e ancor meno nell’acqua delle piscine. Inoltre la concentrazione salina impedisce al virus di sopravvivere. Io ritengo che il bagno in genere non rappresenta il problema. Semmai i problemi sono condizionati dagli assembramenti e, quindi, anche in spiaggia bisognerà rispettare rigorosamente il distanziamento sociale. In sintesi dico sì al bagno di mare, ma con le dovute attenzioni e in questo bisognerà stare molto vigili per evitare il ritorno di alcuni focolai». Anche il prof. Cacopardo come il suo collega Iacobello ritiene che il caldo e i raggi ultravioletti siano fondamentali per abbattere la carica del virus. (lasicilia)

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