Dopo aver investito negli ultimi 25 anni fior di miliardi nelle energie alternative l’Ue si ritrova senza energia per mancanza di petrolio e gas…
Nei primi anni del 2000 in Sicilia inizia la grande corsa all’energia prodotta con il vento. Nella nostra Isola cominciano a spuntare come funghi pale eoliche a destra e a manca. All’inizio sembrava anche divertente. Si sapeva che con il vento era possibile produrre energia. Il Paese europeo che, in assoluto, investe di più nell’energia prodotta con il vento è la Germania. In quegli anni sulla plancia di comando del mondo politico tedesco c’era la Cancelliera Angela Merkel. Dopo la proliferazione delle pale eoliche arriveranno i pannelli fotovoltaici. Un’altra corsa miliardaria senza regole. Attacchi concentrici all’agricoltura e al paesaggio.
Non è esagerato affermare che alcuni Paesi dell’Europa mediterranea – Italia in testa e la Germania per le pale eoliche – sono stati letteralmente travolti dalle pale eoliche e, subito dopo, dai pannelli fotovoltaici. “Tutta l’industria europea si dovrà adeguare alle energie alternative”, dicevano in quegli anni gli europeisti-ambientalisti. A cominciare dall’industria automobilistica chiamata a scommettere sulle auto elettriche. Ma un conto è la teoria, altra e ben diversa cosa è la realtà. Che succede 25 anni dopo, cioè oggi? Con la crisi energetica provocata dalla guerra nel Golfo Persico scopriamo che, per l’energia, l’Unione europea dipende ancora oggi, in tutto e per tutto, dal petrolio e dal gas! L’Ue ha investito decine e decine, forse centinaia di miliardi di euro nelle energie alternative e l’economia europea, in assenza di petrolio e di gas, si blocca. Siamo stati buggerati? Sembra proprio di sì.
In realtà, qualcosa si era capita dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, fine Febbraio 2022. E’ allora che abbiamo scoperto che le energie alternative tanto decantate dagli europeisti-ambientalisti erano un mezzo imbroglio, oltre che dannosissime per agricoltura e paesaggi. Ma l’informazione, nell’Unione europea, è quella che è: nel senso che la Commissione europea paga per avere “buona stampa”. Non stiamo inventando nulla. Ecco il titolo di un articolo pubblicato dal giornale Il Fatto Quotidiano l’11 Febbraio dello scorso anno: “Ben 130 milioni dati ai media: così l’Ue ottiene buona stampa” (qui l’articolo per esteso: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/02/11/ben-130-milioni-dati-ai-media-cosi-lue-ottiene-buona-stampa/7872331/). Eh sì, con lo scoppio della guerra in Ucraina scopriamo che la Germania, dopo aver investito una cifra colossale nelle pale eoliche, accumulando un flop micidiale, per rimediare all’errore ha investito 15 miliardi di euro per realizzare due gasdotti che attraversano il Mar Baltico: il Nord Stream 1 e il Nord Stream 2. Grazie a questi due gasdotti, il gas russo sarebbe arrivato in Germania per sostenere le industrie tedesche e, in generale, l’economia tedesca.
Sono importanti i passaggi: i tedeschi quando la Merkel ricopriva ancora l’incarico di Cancelliera, avevano già capito che le energie alternative prodotte da vento e sole non erano in grado di sostenere l’economia tedesca e si accingevano ad acquistare grandi quantitativi di gas dalla Russia di Vladimir Putin, che è il secondo Paese al mondo nella produzione di gas dopo gli Stati Uniti d’America. Eppure i tedeschi, ‘padroni’ indiscussi dell’Unione europea, imponevano agli altri Paesi Ue la corsa alle energie alternative, pur sapendo che vento e sole non sono in grado di sostenere le attività industriali in particolare e l’economia in generale. Bella questa, no?
La guerra in Ucraina, però, fa saltare tutto il ‘gioco’. Questo è un passaggio che ci fa capire a chiare lettere chi è che ha voluto la guerra in Ucraina. Che interesse aveva la Russia di Putin a questo conflitto, se aveva già in corso un contratto miliardario con la Germania per la fornitura di gas? E’ chiaro che sono gli americani, in quel momento governati dai Democratici di Joe Biden, a far saltare gli accordi russo-tedeschi sul gas voluti dall’ex cancelliera Merkel e da Putin. Anche in questo caso non stiamo dicendo nulla di nuovo. L’accordo tra Angela Merkel e Vladimir Putin era noto già allora: i tedeschi mettevano la tecnologia e la Russia approntava le risorse naturali (che la Germania non possiede). E’ un caso che i due gasdotti che attraversano il Mar Baltico vengano sabotati pochi mesi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina? No, è tutt’altro che un caso. E come è già stato appurato, sono stati proprio gli americani governati dai Democratici a mandare all’aria i due gasdotti che attraversano il Mar Baltico.
A questo punto, per capire alla radice la storia di questo grande imbroglio ‘ecologista’ dobbiamo fare un passo indietro. Sullo sfondo c’è sempre l’Europa ‘unita’ (o quasi) a ‘trazione’ tedesca. Il grande boom delle energie rinnovabili nell’area Ue prende il via, come già accennato, nei primi anni del nuovo Millennio con Agenda 2000, ovvero quando l’Unione europea avvia la Programmazione della spesa dei cosiddetti fondi strutturali. Non è casuale, perché è la citata Europa unita che spinge per il superamento degli idrocarburi – petrolio e gas – e per la produzione di energia senza inquinamento per l’ambiente. Una grande accelerazione verso le energie alternative in Europa si materializza soprattutto negli ultimi quindici anni.
La parola d’ordine è “decarbonizzazione”. Gli ambientalisti europei – che sono diventati alleati di ferro dei liberisti e dei globalisti che hanno preso il controllo dell’Unione europea, in perfetto coordinamento con la presidenza americana del Democratico Barack Obama, che nel 2010 è già uno dei leader mondiali del globalismo – ci spiegano che la CO2, cioè l’anidride carbonica, è la responsabile del cosiddetto ‘Riscaldamento globale’, cioè dell’aumento delle temperature nel nostro Pianeta. Eliminando petrolio e gas, così ci dicono, si ridurrà la presenza di CO2 nell’atmosfera e scomparirà il problema del riscaldamento della Terra. Con le guerre oggi in corso nel mondo e con gli incendi boschivi che ogni anno inceneriscono milioni di ettari di verde la riduzione della CO2 diventa impossibile. Ma questa considerazione, ovvia per chi ha una conoscenza anche minima dei principi della scienza passa in cavalleria.
Di fatto, i teorici della globalizzazione economica, che hanno preso il controllo dell’Occidente, dagli Stati Uniti d’America all’Unione europea, passando per il Canada, per il Giappone e, in generale, per tutti i Paesi del cosiddetto Occidente industrializzato, sono riusciti a imporre il proprio credo sul ‘Riscaldamento globale’. In realtà, non tutti gli scienziati di fama mondiale sono convinti che la CO2 sia responsabile dell’innalzamento della temperatura sulla Terra. Molti scienziati, ribadiamo, di fama mondiale, sottolineano che la CO2 è responsabile, sì e no, del 5, al massimo del 10% dell’aumento della temperatura sulla Terra, mentre il restante 90-95% di riscaldamento è provocato dal sole. Ma c’è sempre la “buona stampa” dell’Unione europea… E in America ci sono sempre i Democratici, globalisti come gli europeisti… E infatti se ancora oggi fate una ricerca sulla rete, scoprirete che gli scienziati, peraltro di fama mondiale, che non sono d’accordo con la teoria della CO2 responsabile del ‘Riscaldamento globale’ non vanno bene. Per chi non vanno bene? Per l’Unione europea ultra-liberista e globalista e, in generale, per il globalismo. Insomma, nell’Unione europea globalista e, in generale, nel mondo del globalismo economico gli ‘ambientalisti’ che ci propinano quelle energie alternative che non ci hanno liberato dal petrolio e dal gas, in materia di climatologia ne sanno di più degli scienziati di fama mondiale che operano nella fisica e nella climatologia. C’è da crederci? Insomma… Non tutti sono convinti della ‘scienza’ interpretata dai teorici della CO2 responsabile del ‘Riscaldamento globale’. Su Facebook, ad esempio, va una pagina molto seguita – Klima e Scienza – fatta da scienziati, che su tali argomenti non sembrano andare molto d’accordo con le attuali teorie dominanti (qui la pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=61556540547118). Insomma, volendo, nell’Unione europea non c’è solo la ‘buona stampa’…
Giunti a questo punto dobbiamo andare alle conclusioni. Per chiedere e chiederci: se dopo 25 anni, nell’Unione europea, dopo investimenti immensi, dopo aver distrutto migliaia di migliaia di ettari di terreni strappati all’agricoltura, dopo aver massacrato il paesaggio agrario (e non soltanto agrario) con la proliferazione delle pale eoliche e dei pannelli fotovoltaici dipendiamo ancora da petrolio e gas a cosa sono servite le energie alternative? I pannelli fotovoltaici montati sui tetti delle abitazioni e dei fabbricati industriali e artigianali vanno benissimo. Certo, magari servirebbe una semplificazione e una legislazione a tutela di famiglie e imprese e non la tutela dei gestori delle energie: ma, tutto sommato, vanno bene. Vanno invece male, malissimo, le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici che hanno invaso i terreni agricoli.
Due esempi eclatanti del fallimento culturale e politico, oltre che economico provocato dalle energie alternative sono rappresentati dalla Sicilia governata dal centrodestra e dalla Sardegna governata dal centrosinistra. Nella nostra Isola, oltre alla distruzione del paesaggio provocata dalle pale eoliche e, soprattutto, dai pannelli fotovoltaici registriamo un attacco all’agricoltura. L’Unione europea e i Governi nazionali di centrosinistra e di centrodestra hanno massacrato i produttori di grano duro di Sud e Sicilia, facendo precipitare il prezzo dello stesso grano duro a meno di 20 euro al quintale, a fronte di un costo di produzione di 40 euro al quintale. Una strategia per convincere gli agricoltori ad affittare o a vendere i terreni ai ‘Signori dei pannelli fotovoltaici’.
Invece di sostenere gli agricoltori che producono grano duro salubre, privo di glifosato e micotossine, Ue e Governi italiani prevedono contributi a fondo perduto per chi ci ‘regala’ i pannelli fotovoltaici. Contributi a valere sul Pnrr e altri contributi e agevolazioni varie per famiglie e imprese. Ribadiamo a scanso di equivoci: giusto sostenere le famiglie che puntano su impianti fotovoltaici sui tetti; idem per le imprese industriali e artigianali che puntano sul fotovoltaico sempre sui tetti dei magazzini industriali e artigianali. Sbagliatissimo sostenere con i fondi pubblici chi sostituisce l’agricoltura con pannelli fotovoltaici. Altrettanto sbagliato sostenere, come ha fatto il Governo di centrosinistra in Sardegna, la corsa alle pale eoliche. Ma la cosa incredibile è che, pur avendo distrutto agricoltura e paesaggi, soprattutto in Sicilia e in Sardegna (ma anche in altre Regioni italiane) con il sostegno di fiumi di denaro pubblico, l’Italia si ritrova oggi con il ‘culo a terra’ a causa della crisi del Golfo Persico. Con i trasporti aerei che rischiano di fermarsi. Con gli autotrasportatori che, se continuerà la guerra nel Golfo, bloccheranno i trasporti. Il tutto in un Paese nel quale il 90% e oltre delle merci ‘viaggia’ sul gommato. Non ci resta che ‘ringraziare’ i Governi nazionali e regionali di centrodestra e di centrosinistra.
