Dopo le bombe a Mosca si attende una risposta militare russa che potrebbe essere anche venti volte superiore ai bombardamenti che abbiamo visto fino ad oggi in Ucraina

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“Putin, sveglia!”. Così si legge in un post telegrafico pubblicato da un canale Telegram vicino alla Russia. Due parole che raccontano sinteticamente l’atmosfera che avvolge il presidente della Federazione Russa. Con molta probabilità, l’ultimo attacco a Mosca non da parte dell’Ucraina, Paese che ormai, sotto il profilo militare, esiste solo sulla carta, ma dagli alleati della stessa Ucraina segnerà una sorta di punto di svolta nella guerra che va avanti da oltre quattro anni. Con molta probabilità, il coperchio del serbatoio della raffineria di Mosca che è volato in aria dopo essere stato colpito dalle bombe occidentali segnerà la fine della strategia fino ad oggi seguita dal presidente Vladimir Putin. Con molta probabilità è in arrivo una risposta militare molto dura, da parte russa, alle parole un po’ azzardate pronunciate dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Se l’Ucraina brucia, brucerà anche la Russia”.

Chi conosce anche un po’ la Russia sa che si tratta di una delle più grandi potenze militari e nucleari del mondo. I russi hanno a disposizioni armi che fino ad oggi non hanno utilizzato. Da quello che si capisce Putin non ha voluto calcare troppo la mano. E, soprattutto, ha concentrato lo sforzo bellico in Ucraina, evitando di coinvolgere realtà che, di fatto, combattono contro la Russia fornendo armi e soldi all’Ucraina (Unione europea) e supporto logistico e militare al regime di Zelenskyj (leggere NATO). Lo scenario che si è creato, soprattutto dopo il sostanziale fallimento della tregua nel Golfo e dopo i continui bombardamenti in Russia, impone ormai al Paese di Putin un cambio di passo nella guerra in Ucraina. La cosiddetta escalation è ormai nelle cose. Ora può succedere di tutto. Non soltanto in Ucraina. Intanto non è da escludere un attacco russo nelle prossime ore. I bombardamenti, anche pesanti, su Kiev e su altre città ucraine non sono mancati. Ma sono nulla rispetto ai danni che possono provocare le armi di cui dispone la Russia. Con riferimento anche alle armi nucleari a bassa intensità o tattiche (qui). Così come non possono essere esclusi dalle reazioni russe risposte militari ai Paesi europei che sequestrano navi petroliere russe. Esagerazioni? Non crediamo proprio. Noi seguiamo anche alcuni mezzi d’informazione russi. Una frase, in particolare, ci ha colpiti: “Presidente Putin, perché non comincia a strapazzare un po’ i microbi europei?”.

Stiamo arrivando al punto della questione che, forse, ci interessa da vicino, perché riguarda l’Unione europea e, di conseguenza, anche l’Italia. Ci sono dei segnali che vanno colti. Per provare a individuarli e descriverli dobbiamo fare un passo indietro. Abbiamo più volte scritto che la guerra in Ucraina e la guerra nel Golfo sono simmetriche. La Russia di Putin non può vincere in Ucraina se l’America di Trump non vince in Iran. E viceversa. C’era la possibilità di chiudere entrambe le guerre? Sì. Ma è stata la Cina di Xi Jinping a dire di “No”. Anche se non sembrerebbe, è stato il Dragone a tenere in piedi le due guerre. L’obiettivo del presidente americano Donald Trump è sempre stato ed è ancora il rovesciamento del regime iraniano degli ayatollah. Nella visione statunitense, una volta sbaraccato l’attuale Governo di Teheran, alla Cina sarebbe stata garantita la presenza nel Golfo. In cambio la Casa Bianca avrebbe tolto armi e copertura di Intelligenze all’Ucraina, con la Russia che avrebbe completato la conquista del Donbas. Ma la Cina, a quanto pare, ha detto “No”. La linea di resistenza a oltranza in Iran di Xi Jinping ha provocato lo stallo nel Golfo e l’irrigidimento americano in Ucraina: ecco che particolari armi sono arrivate nel Paese di Zelenskyj, ed ecco i bombardamenti “in profondità” che hanno cominciato a colpire la Russia. In particolare, vengono colpite le raffinerie russe. Questo perché la Russia è il secondo produttore di petrolio al mondo dopo gli USA e il petrolio è la prima fonte di finanziamento del Paese di Putin. Non a caso, contemporaneamente, a nostro avviso in modo molto temerario, alcuni Paesi europei, non si capisce bene a che titolo, sequestrano le navi petroliere russe che battono bandiera ombra. Questo è un punto fondamentale per capire quello che potrebbe succedere nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Ma andiamo con ordine.

La Cina si è rifiutata di mollare l’Iran. Per tutta risposta in Ucraina sono arrivate armi molto potenti che hanno colpito e continuano a colpire la Russia, con particolare riferimento alle raffinerie di petrolio. Non è un caso, se è vero che la Russia è alleata della Cina. Tutto questo mentre alcuni Paesi europei – ribadiamo: non si capisce bene a che titolo – sequestrano le navi petroliere russe che battono bandiera ombra. Va chiarito, a scanso di equivoci, che le navi con bandiere ombra sono previste dalle leggi internazionali sulla navigazione. Sequestrare una nave petroliera russa che batte bandiera ombra è un atto di guerra contro Mosca. Si dirà: l’Unione europea e il Regno Unito hanno introdotto sanzioni contro la Russia in difesa dell’Ucraina. Ma una cosa sono le sanzioni economiche, altra e ben diversa cosa sono i sequestri delle navi petroliere russe che, ribadiamo, si configurano a tutti gli effetti come atti di guerra. Qui non possiamo non notare la debolezza del Governo russo, che fino ad oggi non ha reagito agli atti di guerra in mare dei “microbi europei”. Sarà sempre così? Non crediamo proprio. Dopo quello che sta succedendo abbiamo la sensazione che, d’ora in poi, le navi petroliere russe verranno scortate da navi militari russe e da sommergibili militari russi, magari anche con una copertura militare aerea. Ci saranno ancora sequestri di navi petroliere russe che battono bandiera ombra da parte dei Paesi “microbi europei”? Nutriamo qualche dubbio…

Ci sono novità anche dalla Cina. Di questo Paese – che è governato da un regime comunista – le notizie sono poche. Ma si sa che la situazione economica cinese è complessa. C’è una diffusa disoccupazione giovanile. E, soprattutto, ci sono tanti, tantissimi giovani cinesi laureati o pagati pochissimo, o disoccupati. In più, l’economia cinese è caduta nella ‘trappola’ globalista, nel senso che la Cina, al pari dell’Unione europea, ha un’economia che è imperniata sull’export. E, proprio come l’Unione europea, oggi non ha la forza e le risorse per aumentare i consumi interni per ridurre la demenziale dipendenza dall’export. In questo la Cina di Jinping e l’Unione europea hanno in comune la stessa dabbenaggine politica nella gestione dell’economia. La Cina è un po’ più avvantaggiata perché ha il controllo della propria moneta. Mentre dei 21 Paesi dell’Unione europea che hanno aderito alla moneta unica europea solo due – Germania e Francia – hanno il controllo della stessa moneta perché controllano l’euro. Mentre 19 Paesi Ue che hanno aderito all’euro sono alla mercé di tedeschi e francesi. La dimostrazione plastica di quanto scriviamo sta nel fatto che l’Italia che ha un debito pubblico pari a poco più di 3 mila miliardi di euro viene tenuta a stecchetto, mentre la Francia che ha un debito pubblico pari a 3 mila e 500 miliardi di euro fa quello che vuole. Anzi, ai mezzi d’informazione è stato ‘ordinato’ di scrivere che è l’Italia il Paese Ue più indebitato…

Perché queste precisazioni? Perché ci sono novità in Cina e nell’Unione europea. I cinesi, che fino ad oggi hanno sostenuto l’Iran, hanno fatto male i conti economici e oggi non sono più nelle condizioni di mantenere 92 milioni di persone, tanti sono gli abitanti dell’Iran. Non a caso, nonostante il bombardamento israeliano di ieri in Libano, lo Stretto di Hormuz è stato parzialmente riaperto. Non potendo più ricevere gli aiuti cinesi dal Mar Caspio, gli iraniani debbono fare buon viso a cattivo gioco. Per potere commercializzare petrolio, zafferano e pistacchi – che sono i tre prodotti più importanti dell’economia dell’ex Persia – gli iraniani debbono per forza di cose aprire a tutti la navigazione nello Stretto di Hormuz. Gli iraniani e i cinesi vorrebbero appioppare alle navi petroliere, gasiere e in generale alle navi commerciali dei Paesi del Golfo in uscita e in entrata i pedaggi, da pagare magari in valuta cinese per sostenere l’economia del Dragone e penalizzare l’economia americana.

Ma, ovviamente, l’America di Trump non consentirà mai la cosiddetta ‘dedollarizzazione’ nell’area del Golfo: piuttosto ricominceranno i bombardamenti a tappeto in Iran. Anche se iraniani e i vertici di Unione europea, Cina e Russia non l’ammetteranno mai, sta passando la linea di Trump e del capo del Governo israeliano Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu: lo Stretto di Hormuz è stato riaperto alla navigazione senza pedaggi mentre Israele continua a tenere sotto pressione militare Hamas a Gaza ed Hezbollah in Libano. Questi sono i fatti, mentre le chiacchiere diffuse a piene mani dagli ‘europeisti’ e dai loro sciacquini stanno a zero.

Andiamo alle novità nell’Unione europea. Gli ‘europeisti’ e gli attuali governanti del Regno Unito non sono cime ma non sono nemmeno stupidi. Hanno capito che la risposta militare russa agli ultimi bombardamenti a Mosca sarà durissima. E hanno capito anche che non potranno più scherzare con le navi petroliere russe che battono bandiera ombra. In queste ore stanno cercando di individuare un soggetto che dovrebbe trattare con i russi. L’aria si fa pesante e vorrebbero riallacciare i rapporti con Mosca. La risposta di Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, e del Ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, è stata sprezzante: i russi – questo il ‘succo’ delle parole di Peskov e Lavrov – non trattano alla pari con i “perdenti”: e i “perdenti” sono gli ucraini e gli europei. Questo è un messaggio estremamente brutto per gli ucraini e per l’Unione europea. In tutto questo Zelenskyj, forse galvanizzato dagli attacchi a Mosca, in queste ore ha addirittura minacciato la Bielorussia, alleata di ferro della Russia. Il presidente Ucraino ha addirittura lanciato un ultimatum al presidente della Bielorussia, Aljaksandr Lukašėnka: o il Governo di questo Paese smantella le strutture di Intelligence che aiutano la Russia, o – dice Zelenskyj – ci penserà lui… Non sappiamo se tali affermazioni siano frutto di una ‘eccessiva’ lucidità del presidente ucraino, peraltro con mandato scaduto, o se è stata solo una battuta. Quello che sappiamo con certezza – noi che certezze non ne abbiamo mai – è che si sta per scatenare una tempesta militare spaventosa. E che Unione europea e Regno Unito lasceranno in pace le navi petroliere russe che battono bandiera ombra…

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