14 Ottobre 2026

E’ di nuovo guerra nel Golfo. Mentre la Russia sta massacrando l’Ucraina. Il dubbio di un nuovo asse Trump-Putin. Che rischia di ‘schiacciare’ l’Unione europea

20250212_2228

di Giulio Ambrosetti

Con molta probabilità, la chiave di volta per cercare di comprendere quello che sta succedendo in queste ore nelle guerre in corso nel Golfo Persico, in Medio Oriente e tra Russia da una parte e Ucraina, NATO e Unione europea dall’altra parte sta in una telefonata di qualche giorno fa tra il presidente americano, Donald Trump, e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. A quasi un anno dall’incontro tra i due in Alaska – 15 Agosto 2025 – sembrerebbe proprio che gli accordi di quasi un anno fa tra America e Russia sarebbero stati rinsaldati. Il condizionale è d’obbligo, perché in politica, si sa, nulla è scontato. Ma i fatti che stanno accadendo sono sotto gli occhi di tutti. Dopo la telefonata, i russi hanno iniziato un martellamento di bombe su Kiev e dintorni che sembra non avere fine. Hanno anche colpito un deposito di armi ad uranio impoverito nei sobborghi di Kiev e da qualche giorno è in corso un allarme con conseguenze che potrebbero essere devastanti per la salute di migliaia di cittadini ucraini (qui un articolo: https://www.thehour.info/per-salutare-il-vertice-nato-di-domani-ad-ankara-i-russi-hanno-colpito-un-deposito-di-armi-ad-uranio-impoverito-nellarea-dei-quartieri-residenziali-di-kiev-ora-si-che-e-allarme-sanitario/). Sempre in queste ore in Ucraina, in seguito ai bombardamenti russi, è in corso un collasso energetico con sei regioni di questo Paese prive di elettricità.
La NATO, che con i soldi e le armi forniti dall’Unione europea, guida la difesa e il contrattacco degli ucraini, non sembra in grado di provocare grandi danni alla Russia, a parte le raffinerie di petrolio. E, soprattutto, l’Alleanza Atlantica non sembra in grado di difendere l’Ucraina. Non a caso, in queste ore, il presidente Volodymyr Zelensky sta chiedendo all’Unione europea e alla NATO nuove difese aeree. Questo mentre ad Ankara, in Turchia, durante il vertice NATO, il presidente americano Trump è tornato a sferzare l’Unione europea.

Contemporaneamente, mentre in Iran sono in corso i funerali dell’ayatollah Khamenei, per motivi che non è facile comprendere, gli iraniani hanno attaccato tre e navi commerciali. Per tutta risposta gli americani hanno bombardato un’ottantina di siti iraniani, per lo più militari. Con gli iraniani che, a propria volta, hanno bombardato Bahrein e Kuwait. Con gli americani che, in risposta, hanno ripristinato il blocco delle esportazioni di petrolio iraniano. Non si capisce se, in quest’atmosfera, le navi petroliere, le navi gasiere e le navi commerciali potranno attraversare lo Stretto di Hormuz e, in generale, il Golfo. Da quello che si capisce la speculazione è partita a razzo e, in tutto l’Occidente, sono schizzati all’insù i prezzi di petrolio e gas. Con le Borse mondiali entrate in fibrillazione. Con il presidente americano Trump che ha detto a chiare lettere che “la tregua nel Golfo è finita”. Grazie, appunto, alla tregua, i militari americani, da oggi, hanno due mesi di tempo per scatenare la guerra contro l’Iran senza bisogno di passare dal Parlamento USA per l’autorizzazione.

Questo, in estrema sintesi, lo scenario. I mezzi d’informazione occidentali, in queste ore, si soffermano sul vertice NATO di Ankara. In realtà, forse bisognerebbe capire meglio cosa si sono detti nei giorni scorsi Trump e Putin nel corso di una telefonata durata più di un’ora. La sensazione, ribadiamo, è che America e Russia abbiano trovato un’intesa di massima. Come scriviamo da quando è iniziata la guerra nel Golfo, i due conflitti sono interconnessi: se gli americani non piegano il regime iraniano, i russi non vincono in Ucraina: e viceversa. La situazione è complicata, perché l’Iran, in Occidente, ha importanti punti di appoggio: non a caso nessun Paese occidentale si è schierato a fianco degli Stati Uniti d’America contro l’Iran, ad esclusione di Israele, che è direttamente interessato a combattere contro gli iraniani e contro gli alleati storici del regime degli ayatollah: Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano. In più l’Iran gode dell’appoggio della Cina. Ora che ci sia un accordo di massima fra Trump e Putin è nelle cose, perché gli attacchi pesanti dei russi in Ucraina e la ripresa della guerra nel Golfo procedono simultaneamente. La storia insegna che quando nel mondo vanno in scena fatti geopolitici così rilevanti le coincidenze sono assai improbabili. Domanda: la Russia di Putin come sta affrontando questo passaggio storico con la Cina di Xi Jinping? Non è un elemento secondario. Proviamo a illustrare perché.
La Russia è alleata della Cina. Se c’è un accordo di massina fra Trump e Putin, è chiaro che il presidente della Federazione Russa non può non averne parlato con i vertici politici cinesi. Da quando è iniziata la guerra nel Golfo, fino a prima della citata telefonata fra Trump e Putin, i russi non sono andati avanti nel Donbass e, soprattutto, hanno subito attacchi molto pesanti a una serie di importanti raffinerie. Tutto lascia pensare che l’asse Cina-Russia in appoggio all’Iran non ha giovato molto al Paese di Putin, perché in Ucraina sono arrivati missili a lungo raggio che hanno colpito la Russia in profondità: qualche centro abitato e, soprattutto, come già accennato, una decina e forse più le raffinerie di petrolio. Per non parlare dei sequestri di navi petroliere russe. La Russia è il secondo Paese produttore al mondo di petrolio dopo gli Stati Uniti. Senza il commercio e la raffinazione di petrolio il Paese di Putin non può reggere la propria economia. Di conseguenza non può reggere i costi economici della guerra contro Ucraina e, di fatto, contro NATO e Unione europea. Il dubbio che si condensa in una domanda: Putin ha fatto capire alla Cina di Xi Jinping che non può perdere la guerra in Ucraina per appoggiare l’Iran? Il dubbio è legittimo. I cinesi, ovviamente, sono liberi di continuare a sostenere il regime degli ayatollah, ma la Russia non può continuare a subire attacchi dall’Ucraina e dai suoi alleati.
Siamo arrivati al punto centrale delle due guerre. In teoria i russi avrebbero già potuto usare armi non nucleari ma non per questo meno terribili per chiudere la guerra in Ucraina. Non l’hanno fatto perché sanno che tali armi, o magari armi diverse ma non per questo meno terribili, sono anche nella disponibilità degli americani. Queste armi micidiali non nucleari potrebbero arrivare anche nelle mani degli ucraini e degli alleati di questo Paese per colpire la Russia. In parole semplici, i russi, per potere utilizzare tali armi, debbono avere la certezza di non essere bombardati, a propria volta, da tali sistemi missilistici fino ad oggi mai utilizzati, a parte un solo caso di cui diremo appresso. Il problema è che i media occidentali, così come stanno ignorando la citata distruzione di armi ad uranio impoverito nei sobborghi di Kiev, o stanno snobbando le armi micidiali che i russi potrebbero utilizzare, o non ci credono. Anche in questo caso, non ci stiamo inventando nulla. Ecco cosa abbiamo letto poco più di quindici giorni addietro in un post di un canale Telegram molto informato sui russi:
“Deterrenza nucleare. E qui la faccenda si fa seria davvero. Putin annuncia test riusciti di due sistemi che hanno un nome che suona già come un incubo: Burevestnik, il missile da crociera a raggio illimitato, e Poseidon, il veicolo subacqueo senza pilota. Entrambi alimentati da reattori nucleari. Sentite bene: illimitato. Significa che possono girare per giorni, settimane, aggirare qualsiasi sistema di difesa missilistica, colpire da angolazioni impossibili. La NATO ha speso miliardi per costruire scudi antimissile in Polonia, Romania, Alaska. Putin gli sta dicendo: inutili. I vostri sistemi sono progettati per intercettare traiettorie balistiche prevedibili; questi arrivano da sotto, da sopra, da dove non ve lo aspettate, e garantiscono a Mosca la parità strategica per i primi decenni”. Ci sono anche i missili Oreshnik che, come ricordato, sono già stati utilizzati, anche se molto parzialmente.

“Il sistema missilistico ipersonico a medio raggio – si legge sempre nel post del canale Telegram sempre ben informato sui russi – entra in servizio di combattimento entro fine anno. E non è teoria, è già stato usato. Novembre scorso, prima volta in combattimento: un missile che viaggia a Mach 10, che cambia traiettoria in volo, che nessun sistema di difesa aerea occidentale può fermare. Per la NATO, questo significa che ogni base, ogni centro di comando, ogni hub logistico in Europa Orientale è esposto. Non potete abbatterlo, non potete prevederlo; potete solo sperare che non sia diretto verso di voi. Immaginate la scena nei quartieri generali NATO: generali che guardano mappe e capiscono che le loro basi in Polonia, i depositi in Romania, i centri logistici in Germania sono tutti bersagli scoperti, e che l’unico modo per proteggerli sarebbe ritirare tutto indietro di 1.000 chilometri. Ma come fai a spiegarlo agli alleati dell’Est Europa, che ti hanno aperto le porte proprio per sentirsi sicuri? Come gli dici che la tecnologia russa ha reso obsoleto il tuo ombrello difensivo? La NATO dipende dai satelliti per tutto: comunicazioni criptate, GPS militare, ricognizione in tempo reale…”.
Magari il post enfatizza un po’, ma è chiaro che queste armi, per la precisione questi missili esistono e, se utilizzati, possono chiudere la guerra in Ucraina in pochi giorni. Ovviamente, sempre che ci sia un accordo tra americani e russi. Lo vedremo da quello che succederà nei prossimi giorni a Kiev e dintorni. E da quello che succederà in Iran dove, lo ricordiamo, una popolazione di 92 milioni di persone è in grande difficoltà. Bisognerà capire se i cinesi riusciranno a tenere in piedi il regime iraniano e, soprattutto, la popolazione di questo Paese. Gli iraniani hanno ancora tanti missili.

Ma li stanno utilizzando non per colpire gli americani ma alcuni Paesi del Golfo. Così facendo sono sempre più isolati. Non va meglio in Ucraina, già in affanno senza che i russi abbiamo ancora utilizzato i citati missili micidiali. In ogni caso si rimane un po’ stupiti nel leggere e ascoltare dichiarazioni relative a nuove armi da fornire all’Ucraina, che dovrebbero essere pagate da un’Unione europea con l’economia a pezzi. O di acquisti di armi per la NATO, pagate sempre in buona parte dall’Unione europea per una spesa di circa 50 miliardi di euro in dieci anni. Di questi, 40 miliardi di euro sarebbero a carico dei 27 Paesi Ue. Una follia economica. Non meno folle l’eventuale adesione dell’Ucraina alla NATO: la guerra in Ucraina è scoppiata per questo e gli occidentali la ripropongono? Ascoltare e leggere questi discorsi totalmente sconnessi dalla realtà mentre i russi hanno già fatto sapere che sono pronti a utilizzare i missili micidiali di cui dispongono, con Trump che ha già mandato a quel Paese per l’ennesima volta l’Unione europea, ebbene, fa un po’ impressione. Non sappiamo se la nostra ipotesi circa un accordo di massina tra Trump e Putin sia operativo. Ma che l’Unione europea, oggi debole economicamente e non certo forte in termini militari, si ritrovi ad essere detestata, contemporaneamente, da due potenze militari mondiali come America e Russia, beh, qualche preoccupazione la suscita. O no?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *