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Gli elettori italiani? Vanno presi per i fondelli. Le sceneggiate legiste su aiuti all’Ucraina e Mercosur. Ma anche grillini, Fratelli d’Italia e PD non scherzano!

Che differenza passa tra la politica italiana e le pagliacciate? La domanda non è oziosa, se consideriamo quello che sta succedendo e quello che è successo. In questo articolo, con la forza di fatti oggettivi, che sono e sono stati sotto gli occhi di tutti, proveremo a dimostrare che l’obiettivo dei più grandi partiti politici italiani consiste nel prendere per i fondelli gli elettori. I quali, non a caso, come abbiamo avuto modo di notare in occasione delle recenti elezioni che sono state celebrate in ben sei Regioni, vanno sempre meno a votare. Fatti quattro conti, è ormai appurato che a recarsi alle urne sono, sì e no, 4 elettori aventi diritto su 10 e, in alcuni casi, anche meno. Impressionano i numeri degli astenuti anche alle elezioni comunali e regionali che, di solito, registrano una maggiore partecipazione degli elettori al voto per questioni locali. Ma, ormai da qualche tempo, anche i fatti locali interessano sempre meno i cittadini, non perché a crescere sia il disinteresse, ma perché la gente non crede più ai politici che, in buona parte, in campagna elettorale dicono cose che poi si rimangiano regolarmente dopo il voto. Il fenomeno è macroscopico per i politici che vincono le elezioni e vanno a governare, ma riguarda anche le opposizioni. Per dirla in breve, si va ormai consolidando la convinzione che i politici si fanno i fatti propri. Questo sentimento è presenta da tempo, ma negli ultimi anni, come già accennato, è diventato un fenomeno macroscopico. Non sono i cittadini che si disinteressano della politica: al contrario, sono i politici che prendono per i fondelli i cittadini.

Un esempio lampante di sceneggiata politica lo sta fornendo la Lega di Matteo Salvini. Questa formazione politica, come dire?, si è ormai specializzata nella presa in giro verso i propri elettori. I leghisti tuonano contro gli aiuti militari all’Ucraina di Volodymyr Zelensky. Chi, evidentemente, gli regge il gioco, racconta e scrive che la Lega di Salvini sarebbe la quinta colonna della Russia di Vladimir Putin in Italia. Poi, però, arrivati al momento del voto, i parlamentari della Lega, a parte qualche defezione concordata, votano in favore degli aiuti a Kiev, seguendo le indicazioni del Governo del quale fanno parte, ovvero l’esecutivo di Giorgia Meloni. E’ una sceneggiata parlamentare che ormai si ripete regolarmente. Nella testa dei ‘capi’ della Lega, così facendo il partito dovrebbe guadagnare consensi. E’ così? No, perché questo partito ormai da qualche anno non arriva al 10%. E allora perché ci provano? Perché sanno che l’elettorato leghista è in massima parte contrario all’erogazione di aiuti all’Ucraina (leggere soldi e armi). Così cercano, contemporaneamente, di tenersi i voti degli elettori leghisti e le poltrone nel Governo Meloni.
Quanto potrà durare questa farsa? Se il generale Roberto Vannacci, che alle ultime elezioni europei è stato eletto nella Lega con oltre 500 mila voti di preferenza, salvando di fatto questo partito da un disastro elettorale, dovesse decidere di lasciare il partito di Salvini, magari per dare vita a un nuovo soggetto politico, magari insieme con altri, per i leghisti si potrebbe profilare un’emorragia di voti terrificante. Fantapolitica? Niente affatto. Qualche tempo fa si è parlato di un accordo politico-elettorale tra il generale Vannacci, Autonomia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo e il movimento Indipendenza di Gianni Alemanno. Non è un’idea campata in aria: Rizzo, da sempre comunista, eroderebbe voti al centrosinistra; Alemanno, esponente storio della destra sociale, scipperebbe voti a Fratelli d’Italia; mentre Vannacci porterebbe in dote il suo notevole seguito elettorale. Questo progetto è naufragato per due motivi: il generale non ha voluto ‘tradire’ Salvini, mentre i collaboratori di Rizzo non gradiscono né Vannacci, né Alemanno. Ma alla luce della Lega che in Parlamento si è adeguata all’ultimo “Sì” agli aiuti all’Ucraina e si è piegata anche al Mercosur, di fatto per tenersi le poltrone di Governo, tutto torna in discussione. Insomma, il generale Vannacci potrebbe valutare altre soluzioni. Peraltro, è anche suo interesse lasciare la Lega: non può, infatti, pronunciarsi pubblicamente contro l’invio di aiuti all’Ucraina e, contemporaneamente, fare parte di un partito che vota favorevolmente all’invio di aiuti all’Ucraina. Se dovesse restare ancora nella Lega perderebbe credibilità tra i suoi elettori.
Ma i leghisti non si cimentano solo nella sceneggiata sull’Ucraina. In questi giorni hanno aperto un nuovo capitolo ‘teatrale’ sul già citato Mercosur, l’accordo commerciale internazionale tra l’Unione europea e quattro Paesi del Sudamerica: Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay (a questi si unirà anche la Bolivia e, a quanto pare, anche altri Paesi sudamericani). Si tratta di un trattato commerciale rovinoso per l’agricoltura europea e per i consumatori europei, che verranno invasi da prodotti ortofrutticoli a basso prezzo che non danno alcuna garanzia in termini di salubrità, considerato che in Sudamerica utilizzano pesticidi proibiti in Europa da decenni, perché dannosi per la salute umana. Per non parlare del fatto che le colture erbacee coltivate in Sudamerica sono in buona parte OGM (Organismi Geneticamente Modificati che, almeno fino ad oggi, non sono ammessi nell’Unione europea), mentre nella zootecnia sudamericana ormoni e antibiotici sono regolarmente utilizzati.
Ebbene, in questo caso la sceneggiata leghista sta toccando il culmine. Il Governo Meloni è stato determinante per l’approvazione parziale del Mercosur (dovrebbe servire l’approvazione dei Parlamenti dei 27 Paesi Ue). E che sta facendo la Lega? Quello che ha fatto con gli aiuti all’Ucraina: a Roma continua ad appoggiare il Governo Meloni e si tiene le poltrone ministeriali. Contemporaneamente, esponenti della Lega partecipano alle manifestazioni degli agricoltori italiani contro il Mercosur, di fatto mettendo in cattiva luce chi protesta. E’ successo nei giorni scorsi a Milano dove i leghisti hanno partecipato a una protesta contro la Commissione europea che sta applicando il Mercosur. Infatti, nelle manifestazioni di protesta che si apriranno il 19 Gennaio in tante città italiane promosse dal C.R.A. Agricoltori Traditi i leghisti non dovrebbero essere graditi. Ed è anche logico, perché chi protesta legittimamente contro l’Unione europea e contro il Mercosur non può consentire a chi fa parte di un Governo di partecipare alla manifestazione, perché si creerebbe confusione.

I leghisti si fanno forti del fatto che, insieme con altri eurodeputati, hanno presentato nel Parlamento europeo una mozione di censura per mandare a casa la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Per carità, ben venga la mozione di censura (che tecnicamente, nel Parlamento europeo, è l’equivalente di una mozione di sfiducia). Ma anche in questo caso non vengono meno le contraddizioni della Lega, che a Strasburgo è contro la presidente della Commissione europea e a Roma appoggia un Governo che sostiene la stessa Commissione europea. Tutto questo è politicamente ridicolo. Per diventare credibile la Lega deve lasciare il Governo Meloni, altrimenti è solo scena o, se si preferisce, sceneggiata.

Sarebbe, però, ingiusto mettere in evidenza le contraddizioni della sola Lega. Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, non è di meno. Se si va sulla rete si trovano tanti video e tante interviste ai giornali nelle quali la Meloni tuona, anzi, tuonava contro l’Unione europea e contro l’euro. Appena arrivata a Palazzo Chigi la Meloni si è rimangiata tutto quello che diceva quando era all’opposizione e ha trasformato il suo partito in una forza politica ‘europeista’: tant’è vero che fa parte della Commissione europea della von der Leyen e, come ricordato, appoggia il Mercosur. Di fatto, la Meloni si sta comportando come gli esponenti del Movimento 5 Stelle, che quando erano all’opposizione erano ‘sparati’ contro l’Unione europea e contro l’euro, ma appena hanno messo piede a Palazzo Chigi, la sede del Governo italiano, si sono rimangiati anche loro tutto e sono diventati ferventi ‘europeisti’. Tant’è vero che hanno appoggiato il Governo di Mario Draghi, uno dei massimi ‘sacerdoti’ dell’Unione europea ultra-liberista e globalista. E infatti dagli oltre 10 milioni di voti presi alle elezioni politiche del 2018, i grillini, alle elezioni europee del 2024, sono scesi e 2 milioni di voti circa. Non solo: se dovessero confermare i voti che hanno preso alle ultime elezioni regionali, potrebbero superare a malapena il milione di voti. Dovrebbe essere un ‘messaggio’ non esattamente positivo per la Meloni e per il suo partito. Ma, da quello che si capisce, gli esponenti di Fratelli d’Italia si crogiolano sui sondaggi che li danno sempre al 30%, dimenticando che, spesso, i sondaggi elettorali sono farlocchi.

Da ricordare, infine, le contraddizioni del Partito Democratico, che si professa di ‘sinistra’ e appoggia l’Unione europea dell’euro ultra-liberista e globalista, ovvero un’Unione europea che rappresenta gli interessi della grande finanza e delle multinazionali. Il PD tiene perché non c’è un’alternativa e perché lo stesso Vannacci, che potrebbe intercettare voti anche tra i moderati del centrosinistra, si attarda ancora con i trasformisti della Lega. A parte la confusione ideologica che favorisce il PD (molti iscritti alla CGIL e gli elettori del vecchio PCI votano questo partito perché non hanno alternative credibili), vanno anche segnalate le contraddizioni di questo partito, che nel 2019, mentre era al Governo dell’Italia, stava per varare l’Autonomia differenziata per poi essere contro il progetto di legge del leghista Roberto Calderoli sull’Autonomia differenziata! La verità è che i politici italiani pensano che gli elettori dimentichino tutto e possono essere presi in giro. E’ così? Ormai in minima parte, Perché, come abbiamo già ricordato, sono veramente pochi gli elettori aventi diritto che vanno a votare. E c’è il dubbio, tutt’altro he infondato, che diventino sempre di meno.

Giulio Ambrosetti

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