Golfo Persico: i bombardamenti proseguono. Obiettivi bloccare petrolio e gas e distruggere i dissalatori. “Nubi” su BlackRock, simbolo della globalizzazione
Sta passando quasi inosservato il ‘caso’ BlackRock. In questi giorni il più grande Fondo di investimenti del mondo sembra un po’ in affanno. Il gigante da circa 10 trilioni di dollari ha cominciato a limitare i prelievi dal suo fondo obbligazionario di punta, Hlend, che vale 26 miliardi di dollari o giù di lì. Che succede? Succede che, vista l’aria che tira nei mercati internazionali, alcuni investitori hanno iniziato a ritirare i soldi. Già solo questo ha provocato un mezzo crollo delle azioni in Borsa: – 7% in pochi giorni. E’ ovvio che è impossibile non correlare tale evento con l’andamento negativo delle Borse mondiali frutto della guerra che si è scatenata nel Golfo Persico.
Gli equilibri geopolitici globali che si vanno delineando favoriscono alcuni e penalizzano altri. In questo momento stanno favorendo alcuni Stati e stanno penalizzando altri soggetti, per lo più privati. America e Russia, rispettivamente primo e secondo produttore di petrolio del mondo, stanno guadagnando una barca di soldi. Anche troppi, forse, considerato che li hanno incassati nel giro di una settimana. Così, Lunedì 9 Marzo, il presidente USA Donald Trump e il presidente della Federazione Russa si sono sentiti al telefono e, come per incanto, la crescita del prezzo di petrolio e gas si è fermata. I prezzi, però, non sono precipitati: circa il 3% in meno per il petrolio rispetto alle 24 ore precedenti, un po’ sensibile la riduzione del prezzo del gas. E le Borse hanno bloccato la caduta.
Si sta cercando di far passare la tesi che la guerra nel Golfo Persico sia quasi sospesa. Trump ha detto l’America ha raggiunto gli obiettivi prefissati. L’ha fatto solo per frenare la caduta dei mercati. Ha funzionato. Per ora. La realtà racconta altro. L’Iran continua ad attaccare i Paesi del Golfo. Che, piano piano, riducono la produzione di petrolio e gas. I bombardamenti continuano. Vanno a picco le petroliere iraniane mentre i missili distruggono città israeliane (foto). I contendenti adesso puntano a distruggere i dissalatori. Gli israeliani provano a bombardare i dissalatori dell’Iran e dei Paesi schierati con gli iraniani. Gli iraniani rispondono attaccando i dissalatori di Israele e dei Paesi del Golfo. In quest’area del mondo si trova una concentrazione elevata di impianti per la dissalazione delle acque marine. Si calcola che il 40% dell’acqua dissalata del mondo si produca in questa parte del Pianeta Terra. Va da sé che, senz’acqua, andrebbe a carte quarantotto tutta la produzione di petrolio e di gas del Golfo. Un disastro totale. Altro che fine della guerra!
Ma torniamo a BlackRock. Che, lo ricordiamo, è uno dei più importanti azionisti delle grandi società del mondo, dai giganti del web ai grandi gruppi petroliferi fino alle banche. Se gruppi così strategici andranno in fibrillazione, ebbene, potrebbe iniziare l’effetto a catena, per ora escluso. Anche se qualche scricchiolio si comincia ad avvertire. In queste ore, infatti, tanti risparmiatori che hanno investito il proprio denaro stanno provvedendo a ritirarlo. BlackRock non è l’unico caso. Anche qualche altra grande società finanziaria comincia ad avere problemi. Si sta scoprendo, insomma, che anche i grandi fondi di investimenti, considerati i ‘Nuovi padroni del mondo’, hanno in ‘pancia’ prestiti erogati a società che non possono essere venduti rapidamente. Così se gli investitori, improvvisamente, chiedono indietro i soldi va in scena il patatrac. La domanda è: cosa succederebbe se la stessa cosa dovesse avvenire con i depositi bancari?
A questo punto i lettori diranno: cosa c’entra questo con la guerra del Golfo Persico? Intanto, come già accennato, ha creato incertezza. E quando l’incertezza invade i mercati globali le economie mondiali cominciano a ‘ballare’. Gli effetti eclatanti che vediamo in questi giorni – gli aumenti dei prezzi dell’energia e i risparmiatori che chiedono indietro i soldi che hanno investito – sono frutto dell’incertezza. In una parola, sembrano i prodromi del caos. A chi giova? Per provare a raccapezzarci nella gran confusione che si sta creando dobbiamo partire dalle categorie della politica che hanno ormai sostituito i vecchi partiti politici. Negli Stati Uniti d’America il nuovo scenario politico è chiaro dal 2016, ovvero da quando, per la prima volta, è stato eletto Donald Trump.
Trump, dieci anni fa, si presentò al cospetto degli elettori americani come un’alternativa al Partito Democratico dei vari Barack Obana, Hillary Clinton e Joe Biden, per citare le tre figure più note. Già allora i Democratici statunitensi erano praticamente nelle mani del globalismo economico, ovvero delle multinazionali e della globalizzazione economica. Che significa globalizzazione economica? Semplice: ultra-liberismo spinto, immigrazione incontrollata per far abbassare i salari dei lavoratori, ‘fantasie sessuali’ al posto dei diritti sociali. Già nel 2016 i ceti popolari americani impoveriti hanno mandato a quel paese i democratici e hanno votato per il ‘populista’ Trump. Che, di misura, ha battuto Hillary Clinton a sorpresa. In valore assoluto, dieci anni fa, Trump ha preso meno voti della Clinton ma ha vinto negli Stati americani-chiave che gli hanno dato più grandi elettori e, di conseguenza, la presidenza USA. I grandi media mondiali, allora come oggi quasi tutti schierati con i globalisti, hanno iniziato una campagna mediatica contro Trump che continua ancora.
Trump ha inaugurato la stagione del sovranismo politico. Nei suoi primi quattro anni alla Casa Bianca ha realizzato ben poco del suo programma. Ma è riuscito a bloccare la guerra in Ucraina che avrebbe dovuto iniziare nel 2017. Poi sono arrivate la pandemia e le contestatissime elezioni del Dicembre 2020 vinte dal Dem Biden. Oltre ai controversi vaccini contro il Covid, grande affare dei Dem americani, è arrivata la guerra in Ucraina. Ma per i Democratici americani è stato un mezzo buco nell’acqua, perché la Russia di Vladimir Putin era già alleata di ferro della Cina di Xi Jinping. L’asse Putin-Jinping ha di fatto bloccato l’espansione della NATO in Ucraina. Ricordiamoci che la guerra in Ucraina è esplosa perché il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskyj, voluto dai Dem americani, ha provato a far entrare il suo Paese nella NATO.
Le elezioni di fine 2024 hanno riportato Trump alla Casa Bianca. E’ stato il trionfo del sovranismo sul globalismo. Trump è tornato a dialogare con la Russia di Putin. Non è un caso se, nella guerra che è esplosa nel Golfo Persico, ci sia il dubbio che il presidente americano e il presidente della Federazione Russa stiano agendo di comune accordo per sfiancare, rispettivamente, Israele e Iran (come abbiamo raccontato qui: https://www.mediaoneonline.it/guerra-nel-golfo-persico-trump-e-putin-si-sono-messi-daccordo-per-sfiancare-iran-e-israele-intanto-americani-e-russi-con-il-petrolio-alle-stelle-guadagnano-soldi-a-palate/). In comune Trump e Putin hanno un avversario-nemico: il globalismo.
Qui torniamo alla politica di oggi. La contrapposizione tra destra e sinistra, con il centro un po’ di qua e un po’ di là che ancora si racconta nell’Unione europea, di fatto, non esiste più. Ormai va in scena la contrapposizione fra globalismo e sovranismo. L’attuale Unione europea è piena espressione del globalismo. Che significa essere espressione del globalismo? Significa aver imperniato la propria economia sulle esportazioni: significa far entrare a ruota libera migranti per abbassare i salari e ridurre i diritti dei lavoratori: significa mettere piano piano in discussione la famiglia tradizionale valorizzando le varie deviazioni sessuali contrabbandate per
‘conquiste sociali’. Significa rinnegare la cultura europea legata al Cristianesimo. Ricordiamoci che, qualche anno fa, l’Unione europea ha provato a far passare una Costituzione europea senza le radici cristiane. Le polemiche sono state fortissime, tanto che il progetto della nuova Costituzione europea ‘scristianizzata’ è stato in parte bloccato, anche se non è chiaro che fine abbia fatto. Sono importanti le date: l’11 Febbraio del 2013 Papa Benedetto XVI si dimette a sorpresa dalla funzione operativa di Pontefice che si materializza il 28 Febbraio dello stesso anno. Il 18 Luglio 2013 va in scena il ‘blitz massonico’, ovvero il tentativo di varare una Costituzione europea “radici cristiane”. Su questo punto lo scenario è confuso.
Oggi chi governa l’Unione europea globalista, ovviamente, non è schierato con Trump. Che, con i dazi doganali, sta scardinando alla radice la globalizzazione economica. E sta attaccando frontalmente tutti i simboli culturali e politici del globalismo. Ricordiamoci che pochi giorni dopo il suo insediamento alla Casa Bianca il nuovo presidente ha lanciato un messaggio chiarissimo: “I sessi sono due”. Chiusura secca, insomma, alle derive sessuali. Quindi una lotta senza quartiere all’immigrazione clandestina che abbassa i salari dei lavoratori. E una guerra, tutt’ora in corso, ai ‘Cartelli’ della droga del Sudamerica. Deviazioni sessuali, cocaina, fentanyl, pedofilia e satanismo. Ricordiamoci che l’archivio del finanziere pedofilo Jeffrrey Epstein è stato per oltre 30 anni nelle mani dei Democratici americani che non hanno mai reso noto nulla. Epstein viene arrestato nel 2019, con Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Muore dopo quattro giorni di carcere in circostanze mai chiarite. Trump ha sempre sospettato che sia stato ammazzato. E’ Trump che sta rendendo noti i cosiddetti Epstein files. I Democratici americani, infognati fino al collo nelle ‘avventure’ pedo-sataniste di Epstein, tentano di tirare dentro anche Trump. In questi giorni è spuntata la storia di una donna che sarebbe stata abusata da Trump una trentina di anni fa. Storia strana. Se è così perché i Democratici, che hanno avuto nelle mani l’archivio di Epstein fino al Gennaio 2025, non hanno tirato fuori questa vicenda nella campagna elettorale delle presidenziali del 2024 per fare vincere Kamala Harris? I fatti, fino ad ora, dicono che ad essere coinvolti negli Epstein files sono i Democratici americani e i progressisti europei. E siamo solo agli inizi. Ancora debbono venire fuori le storie di satanismo: ragazze minorenni e bambini ammazzati durante i riti satanici. File e video che, con molta probabilità, spunteranno nei prossimi mesi, magari poco pima delle elezioni americane di metà mandato (Midterm Elections) previste a Novembre.
Per ora il caos è rappresentato dalla Guerra nel Golfo Persico. Qualcuno potrebbe domandarsi: perché Trump è schierato con Israele, Paese simbolo del globalismo economico e finanziario? Perché non può fare altrimenti. Non si può schierare contro la lobby ebraica, che in America detta legge nelle banche e nella finanza. E in Borsa. Trump deve assecondare Israele. E’ un gioco pericolosissimo. Ma non ha altra strada. Come già accennato, Trump e Putin debbono sfiancare, rispettivamente, due Paesi che si detestano: Israele e Iran. La guerra che va in scena nel Golfo Persico, piano piano, ridimensionerà il sistema globalista. Gli israeliani, del resto, a propria volta, non hanno altra strada. Non sono alleati di Trump e del sovranismo, ma non hanno alternative.
E’ notizia di queste ore che British Airways ha cancellato tutti i voli da e per Abu Dhabi fino alla fine di quest’anno. Idem per i voli da e per Amman, Manana, Doha, Dubai e Tel Aviv fino alla fine di questo mese. Si bombarda a ruota libera. I libanesi accusano gli israeliani di aver utilizzato munizioni al fosforo bianco. Vero? Falso? Vattelappesca! La Cina, scrive un canale Telegram, ha accumulato riserve di petrolio per sei mesi. Si suppone che sia petrolio russo.
C’è chi ironizza: “I cinesi ringraziano le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia…”. Mentre i Paesi del G7 danno fondo alle riserve strategiche. Dureranno due settimane? Tre settimane? E se nel Golfo saltano in aria depositi di gas, depositi e raffinerie di petrolio e dissalatori che succederà? Ferale una notizia che arriva in queste ore da un canale Telegram: “La più grande raffineria di petrolio negli Emirati Arabi Uniti a Ruwais ha sospeso le operazioni dopo che un attacco con drone ha causato un incendio. La capacità della raffineria è di 922.000 barili al giorno, rendendola una delle più grandi al mondo”. Intanto la Russia ha iniziato a evacuare il suo personale dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr…
