IL CASO: LUCA DELFINO, IL KILLER DELLE FIDANZATE

di Angela Ganci
Psicologo psicoterapeuta, docente e giornalista


L’amore dovrebbe essere sinonimo di cure, protezione, delicatezza, e non prevedere atteggiamenti di gelosia, ripicca, minaccia, fino all’uccisione e al tormento quotidiano della vittima di turno, spacciata per oggetto d’amore.
Se vogliamo delineare il profilo di un “amore malato”, senz’altro ci si può riferire al profilo personologico che include la minaccia, la ripicca e l’ossessione di possesso: un Quadro di lettura di azioni omicidiarie e irrispettose dell’Altro, emblematicamente raccolte nella storia di Luca Delfino, il Killer delle Fidanzate.
La storia di Luca Delfino, nato a Genova nel 1977 è la storia di un abbandono e di abusi emotivi, come nella maggior parte delle infanzie criminali: Luca vedrà il suicidio della madre, a pochi mesi dalla sua nascita, suo padre, di contro, quasi subito si risposa. L’adolescenza di Luca è problematica, lavori precari, vita ai limiti della miseria e del vagabondaggio: eppure lui, Luca, pare conservare un’anima gentile, soprattutto con le donne.
Con loro sa comportarsi in modo protettivo e cavalleresco: così fa con Luciana Biggi (33 anni), giovane istruttrice di fitness di Dolceacqua (Imperia), colpita nel profondo dall’uomo, una donna ribelle, la cui fine sarà segnata da alcuni cocci di bottiglia che dilanieranno il suo corpo, trovato riverso in un vicolo nel centro storico di Genova, il 26 Aprile 2006, quando Luciana aveva appena 36 anni.
Il ragazzo amorevole verrà indagato con l’accusa di omicidio volontario, ma sarà semplicemente un falso allarme: la sentenza di assoluzione per Insufficienza di prove non tarderà ad arrivare, nel 2011.
Luca in fondo è un bravo ragazzo, si potrebbe pensare, tranne che, proprio poco tempo dopo il ritrovamento del cadavere della Biggi, l’8 agosto del 2007 l’allora fidanzata di lui, Antonella Multari, viene punita con 40 coltellate, per mano dell’uomo che diceva di amarla.
Antonella Multari (32 anni), parrucchiera di Dolceacqua, si era invaghita dell’aspetto dimesso e dei modi premurosi di Luca, ma anche lei si è scontrata con un’indole possessiva e violenta. Antonella però era stata avvertita dai genitori, soprattutto per i sospetti che riguardavano l’omicidio Biggi, denuncia, e proprio questo viene esposta ancora di più alla furia di Luca, che dirà: “O si sta con te o si muore!”.
Antonella muore, ma stavolta la Giustizia, se così si può chiamare, fa compiere al fidanzato stalker una mossa imprudente: l’uomo che ha colpito 40 volte la povera Antonella, il suo ex fidanzato stalker,

Luca Delfino, viene addirittura trattenuto sulla scena da un passante, compiendo il gesto estremo in piena luce. Al processo con rito abbreviato, quindi verrà condannato a 16 anni e otto mesi di reclusione, più 5 anni di custodia in una struttura psichiatrica (gli verrà riconosciuta la seminfermità mentale).
Le perizie che si sono succedute lo hanno descritto come una personalità problematica, affetta da un vizio parziale di mente, un uomo che ha agito con una consapevolezza scemata dell’atto criminale, ma imputabile per la Giustizia umana.
Ma chi è oggi Luca Delfino?
Attualmente detenuto nel penitenziario di Ivrea, ad Agosto del 2020 il killer Luca Delfino rinuncia alla semilibertà: vuole scontare per intero la pena, questo ci consegna la cronaca.
Solo una mente criminale e gli operatori della salute mentale sapranno mai il vero significato di gesti aberranti e sanguinari: pentimenti e riabilitazioni a parte, certo che il Killer delle Fidanzate deve ancora rispondere di ulteriori accuse: in un processo o è imputato di violenza sessuale e stalking, per presunte avance notturne a un detenuto compagno di cella, in un altro è parte offesa per una vicenda di estorsione sempre in carcere.
E nell’attesa degli sviluppi, il grido di dolore dei familiari delle vittime resta sordo e senza rimedio, se non la speranza che la Giustizia umana sia davvero efficace e prevenga sempre di più la violenza agli albori.

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