Il mondo con le sue crisi economiche e geopolitiche viste dall’Europa

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Si può provare a capire cosa sta succedendo nel mondo in questi giorni partendo dall’Unione europea? Non è una ‘lettura’ facile, perché ciò significa raccontare quello che sta avvenendo nel contesto internazionale partendo da un’angolazione culturale, politica ed economica decadente. In queste ore, mentre in America campeggia la banconota da 100 dollari con l’immagine del presidente americano Donald Trump, i mezzi d’informazione europei sono pieni delle parole pronunciate da Mario Draghi ad Aquisgrana. L’ex presidente della Banca Centrale Europea (BCE) ed ex capo del Governo italiano dice una cosa che è sotto gli occhi di tutti: l’Unione europea è in crisi. Beh, fin qui c’eravamo arrivati tutti. Aggiunge, Draghi, che l’Unione europea deve essere più “assertiva” con gli Stati Uniti d’America. Ovvero? I governanti Ue, a suo dire, dovrebbero esprimere il proprio pensiero, le proprie opinioni e le proprie idee politiche in modo chiaro ed efficace, difendendo le proprie ragioni con fermezza ma senza offendere gli interlocutori.

Da qui una domanda in un certo senso quasi obbligatoria: se Draghi invita i governanti dell’Unione europea ad essere “assertivi” verso gli americani significa che fino ad ora non lo sono stati?

In questo passaggio storico non possiamo non notare un elemento che deve fare riflettere. Sul fatto che l’Unione europea sia in crisi, come accennato, non ci sono dubbi. Da qui una seconda domanda: è normale che i politici europei che sono stati, nel bene e nel male, i protagonisti, se non i responsabili, di questa crisi vengano oggi chiamati a trovare le soluzioni per affrontare tale crisi? Di solito, in Democrazia, chi perde va a casa. Nell’Unione europea assistiamo a una scena che, con rispetto parlando, sembra un po’ tragicomica: coloro i quali hanno provocato i problemi e la crisi attuali si propongono come risolutori dei problemi e della crisi che hanno creato. Ci sono dubbi sul fatto che Germania e Francia, dal trattato di Mastricht fino ad oggi, hanno dettato legge nell’Unione europea? Ci sono dubbi sul fatto che Francia e Germania siano oggi in profonda crisi economica e, nel caso della Francia, anche istituzionale? Ci sono dubbi sul fatto che, prima di Mastricht, l’Italia era una delle più grandi potenze industriali del mondo? Ci sono dubbi sul fatto che l’Italia di oggi è ormai lontana mille miglia dall’Italia pre-Mastricht?

In Europa ci si ostina a osservare e commentare la politica secondo il paradigma della politica classica: centro, destra, sinistra. Di fatto, non solo la politica europea ma tutta la politica mondiale oggi si impernia sullo scontro fra globalisti e sovranisti. Il presidente americano Donald Trump è il leader indiscusso dei sovranisti mondiali. La Russia di Vladimir Putin non è globalista, anzi combatte con tutte le sue forze il globalismo. E’ inevitabile che, spesso, Putin si trovi sulla stessa lunghezza d’onda politica di Trump. La Cina di Xi Jinping è comunista ma ha ‘usato’ il globalismo per vendere i propri prodotti; con la crisi della globalizzazione i cinesi sono in difficoltà. L’attuale Governo del Regno Unito di Keir Starmer è globalista ma è in grande difficoltà. L’Unione europea è ancora oggi governata dai globalisti che, con molta probabilità, oggi sono minoranza. Analizziamo adesso i principali Paesi Ue per provare a capire quello che sta succedendo e che succederà.

In Francia governa il globalista Emmanuel Macron. Ma in Parlamento non ha una maggioranza e va avanti con un Governo di minoranza tenuto in piedi dalle sinistre. Fino ad oggi i globalisti francesi hanno vinto grazie al sistema elettorale francese. Al ballottaggio, pur di non far vincere le destre sovraniste, le sinistre fanno vincere i globalisti. Ma adesso c’è il ‘rischio’, mettiamola così, che alle prossime elezioni presidenziali francesi venga eletto un presidente sovranista. Con l’auto di una Giustizia europea forse troppo ammiccante verso il globalismo, i globalisti francesi sono riusciti a rendere non candidabile Marine Le Pen, leader del Rassemblement national. Ma ci sono buone possibilità che i sovranisti vincano lo stesso.

In Germania c’è un Cancelliere globalista – Fredrich Merz – che, per la prima volta, non è stato eletto alla prima votazione in Parlamento. Più va avanti, più il Governo di Merz diventa impopolare. Anche perché l’economia tedesca, imperniata sull’export, con la crisi della globalizzazione sta sprofondando. In questo momento sembra che i globalisti tedeschi, ovvero i Popolari, i Socialisti e i Verdi siano in grande difficoltà. Non è da escludere che alle prossime elezioni politiche tedesche a vincere siano i sovranisti.

In Spagna governano i socialisti-globalisti di Pedro Sanchez. In questo Paese il risultato elettorale, assai incerto, è stato falsato dal trasformismo politico di una parte degli indipendentisti catalani, o presunti tali, che tengono in piedi il Governo Sanchez, peraltro vulnerato anche da scandali. Non c’è da stupirsi del trasformismo politico spagnolo. Basti pensare al movimento Podemos, un soggetto politico nato come ‘rivoluzionario’ e finito a puntellare i globalisti. Quello che, alla fine, come già accennato, hanno fatto alcuni indipendentisti catalani ‘folgorati’ sulla via delle prebende…

Si potrebbe parlare dell’Olanda, sulla carta governata da un Governo che non dovrebbe essere globalista: ma si tratta pur sempre di un ‘Paradiso fiscale’ creato dall’Unione europea globalista… Insomma, non è facile capire cosa succede nei Paesi Bassi. Il dato certo è che, alle ultime elezioni politiche, i globalisti olandesi hanno perso. Ma nell’Unione europea non bisogna stupirsi se chi viene eletto in alternativa ai globalisti poi si va ad associare a loro. In questo senso, il Movimento 5 Stelle ha fatto scuola in tutta l’Europa. Ci sarebbe anche il Belgio governato dal centrodestra e qualche altro Paese. E ci sarebbe anche l’Italia dove il capo del Governo Giorgia Meloni ha fatto un po’ di confusione: eletta come ‘euroscettica’ è diventata ‘europeista’ per avere in cambio l’applicazione rigida del ‘Patto di stabilità’ dagli ‘alleati’ della Commissione europea di Ursula von der Leyen. Della serie, un cambio di casacca che non è servito a nulla.

Ma il tema, alla fine, non è questo. Il vero tema si condensa in una domanda: che incidenza ha l’attuale Unione europea nel dibattito politico, economico e finanziario mondiale? Se si seguono i media europei globalisti si rischia di non capire alcunché. La responsabilità della crisi che attanaglia l’Europa, secondo gli ‘europeisti- globalisti’, è sempre degli ‘altri’, mai di chi governa l’Unione europea. Il presidente della Russia, Vladimir Putin, è ‘cattivo’ perché usa il gas come arma di ricatto. Ma il perché la Russia dovrebbe aiutare un’Unione europea che fornisce soldi e armi all’Ucraina non viene nemmeno sfiorato. Putin è ‘cattivo’ e basta. Il presidente americano Donald Trump è un altro ‘cattivo’ perché ha scatenato la guerra nel Golfo Persico. Nell’Unione europea il fatto che il regime teocratico iraniano, in un paio di settimane, abbia ammazzato oltre 40 mila giovani che si sono ribellati non ha alcuna importanza. Così come non ha alcuna importanza il fatto che gli iraniani vorrebbero eliminare Israele. Per carità: gli israeliani non sono santi, ma gli iraniani non sono angeli. Questi ultimi non hanno mai nascosto l’odio che provano per gli israeliani. Se hanno tentato di realizzare la bomba atomica, ebbene, non l’hanno fatto certo a fin di bene… E cosa colgono gli attuali governanti dell’Unione europea della crisi del Golfo? Che il prezzo del petrolio è schizzato a oltre 100 dollaro al barile, che il prezzo del gas è quasi raddoppiato. E che tra qualche settimana si ridurrà drasticamente il carburante per gli aerei rovinando le vacanze agli europei. Chiusi nel proprio ‘particulare’ di guicciardiniana memoria, gli ‘europeisti’ non riescono a interrogarsi sulla propria irrilevanza politica ed economica internazionale.

Se la prendono sempre con Trump che ha stanziato aiuti consistenti per le imprese automobilistiche che vanno a investire negli Stati Uniti d’America. Come se il Governo americano dovesse chiedere il permesso all’Europa per rilanciare la propria industria manifatturiera e, segnatamente, quella automobilistica. Ovviamente, del fatto che il Governo Ue ha imposto alle imprese automobilistiche europee prescrizioni assurde nel nome della ‘decarbonizzazione’ si parla poco. Eppure non sono mancati i tentativi di spiegare agli ‘europeisti’ che le drastiche limitazioni nella produzione di CO2 appioppate ai 500 milioni di abitanti dell’Europa in generale e alle industrie automobilistiche europee in particolare servono poco se gli altri 7 miliardi e mezzo di abitanti del Pianeta Terra continuano a produrre CO2. Ma non è servito a nulla. Solo dopo che alcune industrie automobilistiche tedesche sono entrate in crisi la Commissione europea, non a caso controllata dalla Germania, ha cominciato a rivedere le assurdità anti-anidride carbonica.

La cosa che fa sorridere è che, mentre l’economia europea sprofonda, i media europei globalisti cercano in tutti i modi di far passare la tesi che l’America di Trump sia in crisi e che la Russia di Putin sia lì per lì per crollare. Poi, però, si scopre che con la chiusura non dello Stretto di Hormuz ma di tutto del Golfo da parte degli americani e il contestuale blocco delle navi petroliere e gasiere, America e Russia stanno guadagnando una barca di soldi. Ed è anche logico: gli USA sono il primo produttore al mondo di petrolio e gas, al secondo posto c’è la Russia. L’Europa, piano piano, sta consumando le riserve di petrolio e gas ma America e Russia, per i media europei globalisti, sono in crisi. E che dire del viaggio di Trump in Cina che si è concluso in queste ore? L’America di Trump, sempre secondo i media europei globalisti, non ha ottenuto nulla, mentre la Cina di Xi Jinping esce vittoriosa. E’ evidente che debbono avere informazioni di prima mano, magari da parte di spie, perché nessuno, in questo momento, sa con esattezza cosa si sono detti Trump e Xi. Nessuno – tranne i media ‘globalisti-europeisti’ – sa come hanno deciso di agire il capo della Casa Bianca e il numero uno della Cina sui dossier Iran e Taiwan. A quanto pare sanno tutto gli ‘europeisti’ e i loro media. Del resto, se sanno e scrivono che Trump ha già perso le elezioni di metà mandato (midterm elections), previste a Novembre, cioè tra sei mesi, perché non dovrebbero sapere cosa si sono detti il presidente americano e il presidente cinese?

Ora provate a immaginare cosa succederebbe se la Cina facesse capire agli abitanti di Taiwan che tale isola appartiene ai cinesi (e in effetti è così), senza le obiezioni di altre potenze mondiali; provate a immaginare se la Russia di Putin, magari utilizzando armi che solo in queste ultime ore ha in minima parte usato (vedere il bombardamento di Kiev mai così terribile in oltre quattro anni di guerra), dovesse completare la conquista del Donbass; provate a immaginare se, per un motivo qualunque (o quasi) dovesse cadere il regime teocratico iraniano. Che cosa direbbero i governanti dell’Unione europea? Draghi – e torniamo al discorso di Aquisgrana del banchiere ‘promosso’ statista – dice che la Cina non è la soluzione per l’Europa. Ma se si dovesse verificare quanto abbiamo ipotizzato cosa resterebbe all’Unione europea oltre alla Cina? Non certo la Russia Putin. E nemmeno l’America di Trump. Meno male che la nostra è fantapolitica! Però, in compenso, se Trump ha varato la banconota da 100 dollari con la sua immagine, l’Unione europea vuole varare la “moneta elettronica europea”, meglio nota come “euro digitale”. Per togliere gli americani gli utili. Supponiamo che anche questa mossa renderà ‘migliori’ i rapporti tra Unione europea e Stati Uniti d’America…

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