Il premier belga Bart De Wever: l’Europa sta perdendo la petrolchimica e l’industria siderurgica, senza questi due settori addio all’autonomia strategica
In queste ore tiene banco la Conferenza sulla sicurezza che, è noto, si tiene ogni anno a Monaco. Dire che siamo travolti dalla retorica è poco. I media italiani, da due giorni, non fanno altro che raccontare di un Unione europea che deve essere rilanciata, di un nuovo ordine mondiale dove la Ue deve giocare un ruolo centrale e via continuando. Ma al di là delle parole ridondanti del Cancelliere tedesco, Fredrich Merz, che raccontano fatti di là da venire, sembra molto interessante l’analisi economica sull’Europa del Primo Ministro del Belgio, Bart De Wever. Per la cronaca, è l’uomo politico che ha guidato lo schieramento che ha bloccato la strada al progetto della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e dello stesso Cancelliere Merz. I due avrebbero voluto utilizzare gi asset russi custoditi in massima parte in Belgio per finanziare l’Ucraina. Ma gli è andata male: i 250 miliardi di euro del Paese di Putin sono rimasti in cassaforte. In queste ore, mentre impazza la retorica ‘europeista’, Bart De Wever parla della realtà economica, sottolineando che l’Unione europea non ha “autonomia strategica”.
Il premier belga dice a chiare lettere che l’industria europea, oggi, è al collasso. Le condizioni di mercato non sono favorevoli, certo. Ma c’è anche un problema, enorme, legato al fatto che l’Europa dipende da partner “non proprio amichevoli”. E aggiunge: “Rischiamo di perdere tutta la petrolchimica e l’industria siderurgica. A quel punto, potremo dire addio a ogni sogno di autonomia strategica. Senza questi settori, non produci più nulla: né materiali per la difesa, né componenti critiche, letteralmente niente. Diventeremmo completamente dipendenti da Stati Uniti e Cina”, due Paesi, precisa, che oggi “non sono certo i partner commerciali più benevoli”. Si possono salvare le industrie europee in crisi? Bella domanda. In un’Europa quasi priva di petrolio e di gas la sfida non è semplice. “A causa del conflitto in Ucraina – ricorda De Wever – i prezzi dei combustibili fossili sono schizzati alle stelle. E poi c’è la politica climatica: il prezzo delle emissioni di CO₂ (leggere anidride carbonica) è ormai più che raddoppiato rispetto alle previsioni iniziali. La situazione è diventata insostenibile, e bisogna intervenire subito, nel breve termine”.
Per la cronaca, a rendere ingestibile la questione CO₂ è stata la stessa Unione europea dove impazza la tesi che il riscaldamento globale sarebbe il frutto delle emissioni di CO₂ nell’atmosfera. Peccato che tanti scienziati dicono che le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera sono responsabili del 5% del riscaldamento della Terra, che per il 95% dipende dal Sole. Tra questi c’era il professore Antonino Zichichi, fisico insigne, divulgatore scientifico scomparso in questi giorni. Zichichi tagliava corto: “La CO₂ è responsabile, sì e no, del 5% del riscaldamento del nostro Pianeta. Il resto è ideologia”. Il vero problema non è “l’ideologia” ma gli affari che sono stati costruiti attorno alla ‘cattiva CO₂’. Se questa tesi viene meno gli ‘ambientalisti’ he avrebbero dovuto ‘chiudere’ grandi operazioni economiche nel nome della lotta alle emissioni se ne andrebbero ‘a mare’. Questo spiega perché, nell’Unione europea, si tiene in piedi la storia delle emissioni di CO₂ da combattere. Peccato che, nel nome di questa “ideologia”, sono stati appesantiti i costi di alcune importanti attività industriali: una follia!
In tutto questo marasma il Cancelliere tedesco Merz, invece di spiegare come fare a reperire gas a basso prezzo di occupa dei massimi sistemi, di armamenti, di appoggio senza tentennamenti all’Ucraina, mentre il capo del Governo italiano, Giorgia Meloni, vola in Africa per annunciare dannunziani “immancabili destini” del Piano Mattei con quasi un miliardo e mezzo di euro tolti alla sanità pubblica, alle strade che cadono a pezzi a causa delle piogge incessanti: seconda follia! Questo mentre il presidente di una Francia super-indebitata, Emmanuel Macron, blatera di prestiti per aumentare la “sicurezza” dell’Europa chiamata a fronteggiare un’ipotetica invasione della Russia: terza follia! Interessante anche quanto scrive The Politico, quotidiano statunitense che si occupa prevalentemente di politica. Mentre i mezzi d’informazione europei celebrano la Conferenza sulla sicurezza di Monaco come la vittoria di un’Unione europea in grande spolvero, il giornale statunitense scrive senza mezzi termini che gli incontri di questi giorni dei leader europei, da summit sulla competitività in Belgio alla Conferenza di Monaco sono dei mezzi fallimenti. Attenzione perché l’informazione americana non fa sconti: non fa sconti al presidente Donald Trump e non fa sconti all’Europa. Un canale Telegram riprende l’articolo del quotidiano statunitense: “Durante l’incontro, su 19 leader solo pochi hanno avuto l’opportunità di parlare. Alla domanda dei giornalisti su cosa fosse stato discusso, i rappresentanti dei Paesi invitati hanno risposto ‘niente’. Merz ha dichiarato che la Germania renderà il Bundeswehr l’esercito regolare più forte d’Europa. Ma non ha specificato i tempi”. E, soprattutto, non ha detto con quali soldi.
La cronaca del Canale Telegram, che riprende il racconto di The Politico racconta una versione dei fatti molto diversa da quella che viene diffusa in Italia: “Il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni che ha organizzato l’incontro è arrivata in ritardo alla fine dell’evento. La Spagna e l’Irlanda affermano di non essere state nemmeno invitate. A causa della colazione, figure chiave, tra cui Meloni, Merz e Macron, sono arrivati in ritardo al vertice principale dell’UE”. A questo punto sarebbe interessante capire chi è che dice la verità: i grandi media italiani che celebrano il Cancelliere europeo Merz dipingendolo addirittura come uno statista, o il canale Telegram che cita The Politico? In queste ore alcuni leader dell’Unione europea sembrano quasi felici di prendere tra le mani i destini della NATO in Europa. E passano quasi inosservate le parole del vice capo del Pentagono per le questioni politiche, Elbridge Colby, che ha parlato di un rilancio della NATO nella versione 3.0 sul modello della guerra fredda, sottolineando la necessità di rafforzare il ruolo degli alleati europei nella garanzia della propria difesa. Della serie: mettete mano al vostro denaro e cominciate a difendervi da soli. Gli americani non lasceranno l’Europa, ma le armi le dovranno produrre o acquistare i Paesi europei. Così torniamo ai soldi: e qui viene il bello.
I Paesi Ue indebitati – Francia e Italia in testa – dicono che l’Unione europea deve puntare sul debito comune. Ma la Germania di Merz e i suoi Paesi alleati dicono che non se ne deve nemmeno parlare. Detto questo, è ormai stato stabilito che i Paesi NATO dovranno contribuire alle spese per la stessa NATO con il 5% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Non subito, ma in prospettiva. Quest’anno, ad esempio, i Paesi NATO dovranno tirare fuori il 2% del PIL. Già con il 2%, per alcuni Paesi Ue, i problemi sono enormi. Per l’Italia, per esempio, il 2% del PIL corrisponde a circa 40 miliardi di euro. Ci sono questi soldi? In ‘cassa’, ovviamente, no. Non a caso, lo scorso Dicembre, il Parlamento italiano ha approvato una manovra economica e finanziaria 2026 di poco più di 20 miliardi di euro. Nulla rispetto alla manovra 2026 della Germania superiore a 520 miliardi di euro! Di fatto, le spese italiane 2026 per il mantenimento della NATO, quest’anno, sono il doppio della manovra economica e finanziaria. E da dove dovrebbero arrivare ‘sti soldi? Tranquilli, ci sono i risparmiatori italiani. Basta una bella emissione di titoli di Stato – i noti BTP – e, oplà!, ecco trovati i soldi. Nei giorni scorsi i media hanno annunciato che la nuova emissione di BTP a sei anni sta andando a ruba. Gli italiani, è noto, sono risparmiatori. E con i tempi che corrono sono un po’ fregati. Perché l’inflazione si ‘mangia’ non soltanto una parte degli stipendi, ma anche una parte dei risparmi. E allora cosa c’è di meglio che ‘investirli’ in titoli di Stato? Una persona ragionevole farebbe quattro conti: se l’Italia ha un debito pubblico di oltre 3 mila miliardi di euro conviene sottoscrivere titoli di Stato? Domanda legittima. Ma l’alternativa quale sarebbe? Acquistare oro? Fuggire? O aspettare che l’inflazione si mangi i risparmi? Per fortuna che l’Unione europea, per i ricchi, ha creato alcuni ‘Paradisi fiscali europeisti’: Paesi Ue dove si pagano meno imposte. O, come si dice in questi casi, dove c’è maggiore “flessibilità”. Basta trasferire da quelle parti la residenza fiscale. Ma questo, ovviamente, vale per i ricchi. Per i piccoli risparmiatori ci pensa il Governo con i BTP. Fino a quando dura…
