25 Febbraio 2021

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La solitudine come Valore. Sull’importanza del “Saper stare da Soli”

di Angela Ganci, psicologo psicoterapeuta, giornalista, docente

“Siamo soli al mondo”: una Verità in grado di confonderci, di farci “saltare letteralmente i nervi”, poiché ci costringe alla constatazione poco confortante per cui ciascuno alla fine deve cavarsela in autonomia, almeno deve averne teoricamente la capacità, in particolare nelle scelte cruciali, a prescindere poi dagli aiuti effettivi che può ricevere in un preciso momento di difficoltà.
Al di là di ogni drammatizzazione, però, esiste un’ulteriore constatazione, forse meno immediata: quanto siamo realmente capaci di stare da soli, anche quando riceviamo la migliore compagnia, senza dipendere, usufruendo della magnifica opportunità di entrare dentro noi stessi, riscoprendo ideali, pregi, sogni, ambizioni?
In proposito ci aiuta la Psicologia nella figura della celebre Robin Norwood: in “Donne che amano troppo”, best seller che va oltre ogni tramonto storico, sarebbe la dipendenza affettiva a impedire alle donne una Sana solitudine, a causa di una fragilità esistenziale che le porta naturalmente a “elemosinare” attenzioni e a chiedere consensi e pareri per le azioni più ordinarie.
Ma, se, come afferma fortemente Donald Winnicott, la capacità di Stare da Soli è un caposaldo della forza interiore, in realtà chi sa stare da solo può farlo soltanto “Perché in presenza di qualcuno”.
Un Altro validante, un Altro amorevole, supportivo, che sostiene, potremmo dire Virtualmente, durante i momenti di non compagnia effettiva di un Altro in carne e ossa, un’immagine interna Buona e indulgente, una figura genitoriale che non giudica e perdona manchevolezze e deficienze.
Ecco allora l’importanza dell’Amore ricevuto, l’Amore di un Genitore competente, che spinge all’autonomia e al “sapersela cavare”, sempre e comunque, contando sulla presenza di una famiglia attenta e accudente, secondo gli insegnamenti di John Bowlby.
E, quindi, se davvero “Non siamo soli mai, anche quando lo siamo di fatto”, forse, alla luce di questa Verità psicologica, potremmo accettare, e cercare attivamente, sani periodi di tranquillità solitaria, che, in realtà, sono solo momenti di breve sospensione da un’attività relazionale vissuta in mezzo agli Altri, che purtuttavia rimane presente sotto forma di immagini, volti, frasi, di quanti, amici, genitori, amori, ci sussurrano (e ancora lo fanno) che davvero Soli al mondo non lo si è mai, a dispetto del detto per cui in fondo “Siamo tutti soli a questo mondo”. Tranne se si rifiuta masochisticamente la presenza Altrui, in nome di conflitti, rabbie, sofferenze intrinseche, dolori traumatici. Ma questa è un’altra storia.

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