La tregua fragile tra America e Iran (con dietro la Cina). Israele che non allenta la presa su Libano e Gaza. La Russia che in Ucraina…

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di Giulio Ambrosetti

L’unica cosa certa è che, anche per questo fine settimana, la “pace” adombrata da Trump ha rilanciato le Borse e bloccato l’aumento del prezzo del petrolio. Per il resto sembra di assistere a una commedia degli equivoci tra americani e iraniani. Lo stallo nel Golfo prolunga la guerra in Ucraina, con Mosca che, se bombardata ancora, potrebbe andare sul pesante, molto pesante…

Si può veramente parlare di pace fatta nel Golfo? Su un canale Telegram molto informato si legge: “Il blocco navale USA rimarrà in vigore sino alla firma dell’accordo”. Intanto, come sempre avvenuto da quando si combatte, le parole del presidente americano fanno schizzare all’insù le Borse e il prezzo del petrolio rimane stabile a poco meno di 90 dollari al barile: è sempre alto, certo, ma almeno non è arrivato a 150 dollari al barile. Anche per questo Venerdì hanno calmato un po’ i mercati. E mentre sulla rete vanno i video con le 38 volte nelle quali il presidente Donald Trump ha annunciato la fine delle ostilità tra America e Iran ci si chiede: la fine della guerra vale anche per Israele? La domanda è tutt’altro che campata in aria. Non solo. Abbiamo scritto che la guerra in Iran è simmetrica alla guerra in Ucraina. Se gli americani non vinceranno in Iran, la Russia non vincerà in Ucraina. E viceversa. Di fatto si sa poco o nulla di eventuali accordi tra le potenze. Sappiamo che Cina e Russia appoggiano l’Iran. E’ sempre così o c’è qualcosa che non si conosce? Possiamo solo aspettare. Osservando l’andamento della guerra nel Golfo e l’andamento della guerra in Ucraina.

Tornando allo stop alle armi tra USA e Iran, vero o presunto, va precisato che uno dei punti dell’accordo, che dovrebbe essere firmato in Europa, a quanto pare Domenica 14 Giugno in Svizzera – notizia da prendere con le pinze, perché ormai abbiamo imparato che con Trump non c’è nulla di scontato e, soprattutto, di definitivo – è lo ‘scongelamento’ di una parte dei fondi iraniani depositati presso le banche o società finanziarie occidentali. E qui entra in scena Israele. Il cu Governo ha già fatto sapere di essere contrario. Da quello che si è capito di questa guerra, il blocco del Golfo delle navi in uscita e in entrata disposto dai militari americani ha penalizzato gli iraniani. Come tutti sappiamo, anche se in numero limitato, le navi in uscita dal Golfo non sono mancate. Gli statunitensi le hanno fatte passare. Non sono passate le navi petroliere iraniane in uscita e non sono passate le navi in entrata dirette in Iran. Insomma, gli aiuti al regime di Teheran sono arrivati solo dal Mar Caspio. Aiuti giunti per lo più dalla Cina, perché la Russia, impegnata nella guerra in Ucraina, non dovrebbe aver fatto molto. Insomma, l’Iran ha un disperato bisogno di soldi che, a quanto pare, Russia e Cina non possono più garantire. Da qui la domanda: se in Iran arriveranno i fondi ‘congelati’ in Occidente li utilizzerà anche per sostenere Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano?

Attenzione: la questione non è secondaria. Sappiamo tutti che il Governo israeliano è stato accusato di “genocidio” a Gaza e ora di un altro mezzo “genocidio” in Libano. Ma per completezza d’informazione andrebbe precisato che gli israeliani colpiscono i miliziani di Hamas che si fanno scudo con la popolazione di Gaza e i miliziani di Hezbollah che si fanno scudo con la popolazione libanese. Per la cronaca, soprattutto Hamas e in parte anche Hezbollah sono sostenuti dall’Iran (Hezbollah, in realtà, si autosostiene con la droga). Se non si parte da questi dati oggettivi si rischia di non comprendere i temini della questione. Per carità, va detto che uccidere la popolazione inerme di Gaza e del Libano per colpire, rispettivamente, Hamas e Hezbollah è un atto terribile. Ma gli israeliani potrebbero ribattere che il 7 Ottobre 2023 i miliziani di Hamas non si sono fatti tanti scrupoli nell’ammazzare cittadini israeliani inermi. E’ chiaro che con questo batti e ribatti non si va da alcuna parte.
Fatta questa precisazione va detto che gli israeliani, da quando è scoppiata la guerra nel Golfo, tra alti e bassi, hanno sempre tenuto sotto pressione Gaza e il Libano. A Gaza per evitare la riorganizzazione di Hamas, in Libano per evitare la riorganizzazione di Hezbollah. Magari ci sbagliamo ma in queste ore non è chiaro se e chi disarmerà Hamas a Gaza e se e chi disarmerà Hezbollah in Libano. Nel secondo caso, è vero, il Governo libanese ha manifestato l’intenzione di mandare via dal Libano le milizie di Hezbollah. Ma se gli israeliani non avranno la certezza che Hezbollah non costituirà più un pericolo per il proprio Paese, ebbene, non smetterà di esercitare pressioni sul Libano. Lo stesso discorso vale per Gaza. E da quello che si capisce, gli israeliani non sembrano avere alcuna certezza: non a caso stanno continuando a bombardare il Libano.

Lo scontro tra Israele e Hezbollah è più complicato di quanto appaia a prima vita. Gli israeliani hanno dietro la Lobby mondiale ebraica, fortissima nel mondo della finanza e delle banche. Ma Hezbollah non scherza, perché, a propria volta, gode di un’autonomia finanziaria legata al commercio di droga. Hezbollah è oggi uno dei principali della produzione e del contrabbando di Captagon, una potente anfetamina sintetica. Ha da decenni rapporti con la Siria e con i produttori di sostanze sintetiche e hashish. Hezbollah è legato ai cartelli della droga in America Latina: proprio i grandi produttori e venditori di cocaina che Trump sta combattendo. Su AI Overview, l’intelligenza artificiale di Google si legge che soggetti legati a Hezbollah “agiscono come broker logistici e corrieri per trasferire tonnellate di cocaina dal Sudamerica verso l’Africa occidentale, l’Europa e il Medio Oriente… : I proventi della droga vengono ripuliti attraverso sofisticati schemi commerciali, come l’acquisto di auto usate in Europa o negli Stati Uniti esportate poi in Africa, oppure tramite canali finanziari ombra”. Hezbollah, che è presente in Libano dai primi anni ’80 del secolo passato, piaccia o no, è molto più forte del Governo ufficiale libanese e ha una forza economica impressionante. Combattere contro un’organizzazione così potente e organizzata non è facile.

Insomma, questa benedetta pace nel Golfo Persico e, in generale, in Medio Oriente non sembra molto convincente: anzi. Se si va a vedere cosa dicono di questa benedetta pace gli israeliani si capisce che quella in corso somiglia tanto a una commedia degli equivoci. Trump dice alcune cose giuste e altre assai forzate. Quando il presidente americano dice che nella trattativa in corso l’Unione europea è fuori da tutto ha perfettamente ragione. Ma quando aggiunge che la pace, o forse sarebbe meglio chiamarla tregua armata con l’Iran si firmerà alle condizioni volute dall’America, ebbene, viene subito smentito dal Governo iraniano che dice che sono gli americani ad aver accettato le condizioni dell’Iran. Con molta probabilità, in questa fase, lo stop alle armi conviene ad entrambi i contendenti. Trump parla di una pace o di una tregua di 60 giorni: questo gli serve per evitare il voto nel Parlamento americano che deve autorizzare una guerra che va oltre i 60 giorni. Se l’Iran avesse voluto avrebbe continuato a bombardare i Paesi del Golfo che ospitano le basi militari americane: ma non l’ha fatto. Ora bisognerà capire se gli iraniani accetteranno che gli israeliani continuino a tenere sotto pressione Gaza e il Libano a colpi di bombe. In tutto questo non è ancora chiaro quale sia l’obiettivo di americani e israeliani: vogliono bloccare la costruzione di armi atomiche da parte degli iraniani o, invece, puntano a smantellare il regime degli ayatollah?

Se la situazione nel Golfo è tutt’altro che chiara, beh, non è esagerato affermare che le cose non vanno meglio nella guerra tra Russia da una parte e Ucraina, NATO e altri Paesi occidentali dall’altra parte. Va da sé che un eventuale accordo tra americani, cinesi e russi porrebbe fine alle due guerre. Ma bisognerebbe capire a che condizioni si dovrebbe trovare tale accordo. Se americani e israeliani, per consentire alla Russia di Vladimir Putin di completare la conquista del Donbas chiedono la fine del regime degli ayatollah, ebbene, tutto si complica. La Cina ha grandi interessi nel Golfo, ha già perso il Venezuela e non sembra intenzionata a mollare l’Iran. Di mezzo ci sono petrolio e presenza geopolitica nell’area del Golfo. A meno che gli americani non diano ai cinesi precise garanzie: ma è uno scenario che sembra improbabile. E’ più probabile che la guerra nel Golfo continui, con costi economici notevoli per la Cina, che si dovrà sobbarcare il mantenimento di un Paese – l’Iran – di 92 milioni di abitanti. Ovviamente, se la guerra in Iran continuerà, tra un’interruzione e l’altra, continuerà anche la guerra tra Russia da una parte e Ucraina, NATO e Paesi occidentali dall’altra parte (il ruolo della NATO è aiutare gli ucraini sotto il profilo militare, mentre i Paesi occidentali, Unione europea in testa, mettono i soldi).
I russi, però, godono di un vantaggio. Gli americani non possono usare contro l’Iran le armi ‘pesanti’ (leggere missili molto potenti che non possono essere intercettati dalle difese aree), se non altro perché Trump ha sempre affermato che vuole liberare la popolazione iraniana tiranneggiata dal regime teocratico: e non può certo bombardare a tappeto l’Iran con il rischio di uccidere la popolazione iraniana. Non è così per i russi. Fino ad ora alcune città della Russia sono state colpite non dagli ucraini ma da chi sta dietro di loro in termini militari. Il Paese di Putin ha utilizzato in minima parte alcuni missili molto potenti. Ma è chiaro che i russi hanno a disposizione missili molto più potenti che fino ad oggi non hanno utilizzato.

Ma se gli ucraini, o chi per loro, continueranno a colpire le città russe, ebbene, potrebbe succedere di tutto. Infastidire oltre i limiti una potenza militare mondiale come la Russia è un esercizio un po’ temerario.
In questo scenario, caratterizzato da due guerre a incastro, non si capisce che ruolo dovrebbe esercitare l’Unione europea, che sta cercando un soggetto per trattare con i russi. Soprattutto non si capisce perché i russi dovrebbero trattare con l’Unione europea, dal momento che tanti soldati russi sono stati ammazzati grazie ai soldi e alle armi che i Paesi Ue hanno fornito all’Ucraina. In questi giorni i governanti dell’Unione discutono se e come fare entrare l’Ucraina nell’Unione europea. Con tutta la buona volontà non si riesce a capire perché Putin dovrebbe trattare con i Paesi Ue.

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