Le guerre in Ucraina e nel Golfo sono sempre più simmetriche. I missili ipersonici russi non danno tregua a Kiev. Quanto durerà lo stop alle armi di Trump?
Sulle guerre nel Golfo Persico (con inevitabili risvolti in tutto il Medio Oriente) e in Ucraina c’è chi ha la sfera di cristallo e si lancia in previsioni che, quasi sempre, si dimostrano errate. E chi invece analizza i fatti alla luce dei dubbi. Il dato visibile, oggettivo, che è sotto gli occhi di tutti, è che le due guerre non si fermano. In Ucraina Volodymyr Zelenskyj e i suoi alleati – NATO e Unione europea – sono in difficoltà. Solo in queste ultime ore la Polonia ha deciso di cedere i propri missili Patriot agli ucraini, non senza ‘mal di pancia’ tra gli stessi polacchi, che temono di restare con pochi missili intercettori, ovvero le armi utilizzate per intercettare e bloccare i missili nemici. Da qualche settimana i russi hanno via via sostituito i droni con i missili ipersonici che viaggiano a una velocità pari a cinque volte quella del suono. Sono armi micidiali che eludono le difese antiaeree tradizionali. I missili Patriot possono provare a bloccarli, ma non è detto che ci riescano. Il problema è che gli ucraini non hanno nemmeno i Patriot. Nel Golfo il presidente americano Donald Trump ha fatto sapere di aver acconsentito a fermare l’attacco all’Iran. Ma è una notizia da prendere con le pinze. Il presidente americano è capace di cambiare opinione di ora in ora. Non è da escludere che, quando questo articolo andrà in rete, americani e israeliani abbiano iniziato a bombardare l’Iran. Così come non è escluso la ripresa della guerra su larga scala tra Arabia Saudita e guerrieri Houthi (ufficialmente Ansar Allah, “Partigiani di Dio”) gruppo armato sciita zaydita attivo nello Yemen e alleato dell’Iran. Quanto a Gaza e in Libano non è cambiato nulla: Israele continua a tenere sotto tiro, rispettivamente, Hamas ed Hezbollah.
Chi non ha la bacchetta magica non può che descrivere possibili scenari tentando qualche previsione. A Mosca, in queste ore, è stato registrato un attentato in un ristorante dove era in corso una cena con alti militari. L’attentatrice è stata fermata e, a quanto pare, si è fatta esplodere. Ci sono tre morti una quindicina di feriti. La strage è stata evitata. Chi l’ha organizzata avrebbe dovuto uccidere alcune figure di spicco del mondo militare russo. Così non è stato. Ma è inevitabile interrogarsi su come una donna carica di tritolo sia potuta arrivare e, di fatto, entrare in un ristorante di Mosca dove erano presenti alti ufficiali russi. E’ evidente che c’è stata una falla nel sistema di controlli di questo Paese. Non è la prima volta che succede.
Chi segue i nostri articoli sa che, da quando è scoppiata la guerra nel Golfo scriviamo che il conflitto in corso in Iran e la guerra in Ucraina sono simmetriche. In queste ore, in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Riformista, Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I., il Centro Studi Internazionali, rispondendo una domanda stringente sulle guerre in corso in Ucraina e nel Golfo – I due conflitti, quindi, stanno iniziando a sovrapporsi? – risponde così: “Sempre di più. Questo è uno degli aspetti più interessanti dello scenario internazionale”. Impossibile non segnalare due elementi: il citato aumento della pressione della Russia in Ucraina con il ricorso sempre più sostanziale a missili ipersonici che Zelenskyj e i suoi alleati non riescono a fermare; e l’aumento della pressione americana in Iran. Certo, come già ricordato, sembrerebbe che il presidente Trump abbia bloccato il nuovo bombardamento in Iran ma ci sono due fatti oggettivi che sono sempre sotto gli occhi di tutti.
Primo fatto oggettivo: l’allerta di tutte le basi militari americane in Europa e in altre aree del Pianeta e l’arrivo nell’area del Golfo di nuovi sistemi di guerra. Secondo fatto oggettivo: l’invito dell’amministrazione americana ai cittadini statunitensi presenti nel Golfo a lasciare tale area. Non sono, a ben vedere, segnali di pace: anzi.
Dopo di che c’è il solito ambaradan di notizie che arrivano quasi sempre dagli Stati Uniti: l’America è a corto di armi, le difese americane rischiano di sguarnirsi e bla bla bla. Invitiamo i nostri lettori a tenere a mente che il 90% circa dei mezzi d’informazione americani – con riferimento alla rete, alla televisione e, in minima parte, ai giornali cartacei che ormai hanno una certa influenza locale – sono tutti contrari all’amministrazione Trump. Ed è anche logico: con la gestione della pandemia, che ha imposto i ‘presunti’ vaccini contro il Covid alla popolazione occidentale con ricatti alle persone che rifiutavano di farsi ‘punturare’ (leggere sospensione dal lavoro e dalla retribuzione), i ‘Progressisti’ americani, che operavano in accoppiata con note multinazionali farmaceutiche produttrici dei citati ‘vaccini anti-Covid’, si sono sistemati bene. Ma appunto per questo buona parte dell’informazione che ancora in queste ore arriva dagli Stati Uniti d’America non è molto credibile. Può andare sicuramente bene per le ‘Grandi televisioni’ e per i ‘Giornaloni’ occidentali. Ma funziona poco e male sulla rete e, in generale, tra le persone che non hanno smarrito lo spirito critico.
Facciamo qualche esempio. Da certi media americani arriva la notizia che il Pentagono sarebbe in allarme per mancanza di soldi e di armi. Una mezza stupidaggine perché, fino ad oggi, anche con votazioni risicate, il Parlamento americano ha sempre approvato i fondi per la guerra nel Golfo. Anche se l’informazione che fanno circolare nell’Unione europea è quasi tutta contraria a Trump, è fuori di dubbio che tanti cittadini americani, dal 1979, non vedono l’ora di sbarazzarsi del regime iraniano degli ayatollah. Ipotesi che non piace alla Cina, che in Iran ha interessi legati al petrolio e al posizionamento geopolitico; e non piace nemmeno all’Unione europea, fino ad oggi governata dai globalisti di Germania e Francia: Unione europea schierata contro l’amministrazione americana sovranista di Trump. Ma se, ribadiamo, ogni volta che il Parlamento americano vota, gli aumenti di fondi per proseguire la guerra in Iran vengono approvati, beh, un motivo ci sarà. E il motivo è semplice: una parte importante del popolo americano e la lobby ebraica mondiale vogliono la fine del regime teocratico iraniano. Quando citiamo la lobby ebraica mondiale ci riferiamo a un gruppo che in America e in altre parti del mondo controlla banche e finanza.
Sempre in queste ore l’informazione governata dai ‘Progressisti’ americani e dai globalisti dell’Unione europea racconta che Israele non sarebbe protetto dai missili iraniani. Questa non è una notizia: è storia ormai vecchia. Sia perché l’Iran ha già bombardato Israele non trovando sufficienti difese aeree, sia perché gli iraniani dispongono degli stessi missili ipersonici che i russi stanno utilizzando in queste settimane per bombardare l’Ucraina. I cittadini israeliani queste cose le sanno e sono già pronti a trasferirsi nei rifugi. Queste notizie, in realtà, potrebbero essere tentativi di Cina e globalisti europei per cercare di evitare all’Iran un doppio bombardamento da parte di americani e israeliani. Non sappiamo se la guerra nel Golfo proseguirà a breve, ma sappiamo che se americani e israeliani bombarderanno l’Iran ci saranno conseguenze pesanti nelle città iraniane e, soprattutto, per le infrastrutture iraniane. Da quello che abbiamo ‘naschiato’ qua e là, statunitensi e israeliani si concentrerebbero sulle infrastrutture: non soltanto su ponti, strade e porti, ma anche su acquedotti e centrali elettriche. Si parla anche di un’invasione americana e israeliana via terra in Iran. Il presidente Trump dice che ha bloccato i bombardamenti in Iran perché vuole un accordo con questo Paese. Ma c’è anche chi pensa che la sua sia solo una strategia per logorare. E che il vero obiettivo è la caduta del regime iraniano. Saranno i fatti a fare chiarezza.
Ultima notazione. I soliti mezzi d’informazione anti-Trump – che ribadiamo sono maggioritari al 90% in America e in Europa – raccontano che l’America, nella guerra nel Golfo, si sta logorando. Sicuramente. Ma sarebbe folle se l’amministrazione Trump non avesse fatto bene i calcoli. Anche perché, mentre infuria la guerra nel Golfo, tra alti e bassi, gli USA sono impegnati anche in Sudamerica in una guerra senza quartiere ai ‘Cartelli’ della droga. A quanto si legge qua e là su siti ‘scogniti’ (da prendere con le dovute cautele ma da non ignorare), sarebbero oltre 100 le navi cariche di cocaina affondate dagli americani. Gli stessi statunitensi hanno ripreso le ‘operazioni’ in Africa per contrastare la Cina. E’ probabile che dietro l’invasione di migranti marocchini e, in minima parte, algerini a Ceuta, exclave spagnola in Africa, ci sia lo zampino dell’amministrazione americana di Trump per creare problemi al Governo socialista-globalista di Pedro Sanchez, che si è schierato contro Trump.
Sono invece in pochi a notare che se l’Iran fino ad oggi ha resistito, ebbene, ciò è dovuto agli aiuti che sono arrivati in questo Paese dalla Cina, attraverso il Mar Caspio. Ma ora la situazione si complica perché gli americani stanno portando la guerra anche nel Mar Caspio proprio per bloccare gli aiuti cinesi all’Iran. Con molta probabilità, l’attacco degli ucraini alle navi petroliere iraniane dirette in Cina non è un fatto casuale e isolato. Gli americani stanno utilizzando molte risorse nella guerra nel Golfo. Ma c’è la possibilità che i cinesi, per potere continuare ad aiutare l’Iran dal mar Caspio, debbano ricorrere alle armi. E’ un’ipotesi, certo. Ma non va scartata.
