Le guerre parallele. Continua l’assedio americano in Iran. Fino a quando la Cina appoggerà il regime teocratico di Teheran? E la Russia…
Ricordate l’inizio della guerra nel Golfo di quest’anno? Il presidente americano, Donald Trump, non voleva forzare la mano. A differenza del capo del Governo israeliano, Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, che invece era per la guerra totale contro l’Iran. Per evitare un conflitto troppo lungo il presidente USA provava a semplificare: “Tranquilli, ora facciamo un accordo. Gli iraniani ci consegnano l’uranio arricchito e la chiudiamo qui”. A tanti osservatori Trump sembrava un po’ matto. Il regime iraniano degli ayatollah lo prendeva in giro: “Noi dobbiamo consegnare l’uranio arricchito a voi americani? Ma siete scemi!”. Chi ha un po’ di memoria ricorderà che Teheran si prendeva gioco del capo della Casa Bianca: “L’accordo con l’Iran lo vede solo lui”…
Mentre veniva preso in giro dagli iraniani e da tanti esponenti dell’Unione europea, Trump lanciava un messaggio al presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, con il quale si era incontrato l’anno prima in Alaska. “Vladimir, non ho alcuna intenzione, almeno per ora, di scatenare la guerra in Iran. Parla con il tuo alleato Xi Jinping. Spiegagli che se voi mi liberate dell’uranio arricchito iraniano io convinco Netanyahu a fermare la guerra a Gaza e in Libano. Ma se non togliete l’uranio arricchito all’Iran, beh, non posso fermare Israele”. Dietro Israele c’è la lobby ebraica mondiale che comanda nelle grandi banche e nella finanza. Israele ha a disposizione tutte le armi che vuole, perché la lobby ebraica ha una potenza finanziaria e monetaria illimitata. Anche perché la moneta la crea dal nulla. “Se mi levate di mezzo l’uranio arricchito iraniano – diceva Trump – niente più guerra nel Golfo, a Gaza e in Libano. E tu, Vladimir, chiudi la guerra in Ucraina prendendoti tutto il Donbass”.
La risposta di Putin non deve essere stata positiva. A quanto pare, la Cina di Xi Jinping qualche mese fa non solo non si sognava nemmeno di costringere l’Iran a sbarazzarsi dell’uranio arricchito, ma faceva sapere che avrebbe difeso l’ex Persia fino all’estremo (o quasi, come vedremo). A questo punto gli iraniani minacciano gli americani: o ve ne andate dal Golfo, o chiudiamo lo Stretto di Hormuz. Questo è il primo errore del regime degli ayatollah: chiudendo lo Stretto di Hormuz non si danneggiano gli interessi americani, ma gli interessi dei Paesi del Golfo, che non possono più esportare petrolio e gas. L’Iran, a propria volta, si auto-danneggia, perché non può esportare il proprio petrolio.
Quello che è successo è noto. E’ iniziata la guerra. Gli americani e gli israeliani hanno distrutto porti e navi iraniane. Mentre l’Iran ha bombardato i Paesi del Golfo ‘rei’ di ospitare basi militari americane o di essere alleati degli americani. Così facendo il Paese degli Ayatollah si è inimicato tutti i Paesi del Golfo. Alla fine qual è la situazione oggi? Gli iraniani possono sempre contare su tanti missili nascosti in un territorio immenso, pari a due volte la superficie di Spagna e Italia messe insieme. Ma oltre questo punto di forza non hanno molto altro, a parte l’alleanza con la Cina e la Russia. L’America di Trump ha risposto alla chiusura dello Stretto di Hormuz chiudendo tutto il Golfo: niente navi in entrata e niente navi in uscita. A questo punto il gioco è cambiato. Gli iraniani, chiudendo lo Stretto di Hormuz, hanno bloccato il 20% circa del commercio di petrolio mondiale. Come già ricordato, hanno provocato danni ai Paesi del Golfo e a se stessi. Davano per scontato che avrebbero riaperto lo Stretto di Hormuz e, addirittura, di far pagare il pedaggio alle navi petroliere e gasiere dei Paesi del Golfo. Pensate un po’: avrebbero voluto far pagare ad ogni nave petroliera e ad ogni nave gasiera l’equivalente in valuta cinese di 2 milioni di dollari.
Così avrebbero anche ‘dedollarizzato’ il commercio di petrolio e gas nel Golfo. Mica male, no? Peccato che gli americani, come già ricordato, hanno bloccato il Golfo. Al massimo, i militari americani fanno passare dieci, quindici, venti navi ogni tanto. Non sarebbe poca cosa se ciò avvenisse ogni giorno, se è vero che di solito dal Golfo passano circa 40 petroliere al giorno, più 5-6 navi gasiere che trasportano GNL (gas liquido), più una quarantina di navi cargo. Ma il passaggio consentito dagli americani non avviene ogni giorno.
Come già accennato, gli iraniani oggi si trovano in un mare di guai, perché non riescono più a esportare petrolio e gli altri due prodotti centrali della bilancia commerciale di questo Paese: zafferano e pistacchi. Qualcosa la fanno passare dal Mar Caspio ma il giro è lungo e costoso. Tutto questo avviene mentre Stati Uniti d’America e Russia incassano montagne di soldi. Gli americani sono i primi produttori al mondo di petrolio e gas e in questo momento sono i primi esportatori di petrolio al mondo; i russi sono al secondo posto per la produzione di petrolio e gas. I prezzi di petrolio e gas sono quasi raddoppiati. Per americani e russi sono incassi a nove zeri. Ma di questo ‘dettaglio’, chissà perché, non si parla mai.
All’inizio dell’articolo abbiamo ricordato che gli iraniani, nei primi giorni del conflitto, si prendevano gioco degli americani, dicendo che i possibili accordi li vedeva solo Trump. Oggi lo scenario si è invertito. Sono gli esponenti del regime degli ayatollah che cercano disperatamente di convincere il presidente americano a firmare un accordo. Gli iraniani vorrebbero riaprire la navigazione nel Golfo. Non si capisce se imporrebbero o meno i pedaggi. E siccome sono senza soldi vorrebbero tolte le sanzioni. E chiedono anche lo ‘scongelamento’ dei soldi che hanno depositato nei Paesi occidentali. Questo è un punto fondamentale. Solo in Qatar gli iraniani hanno depositato 12 miliardi di dollari. Nel complesso i fondi iraniani ‘congelati’ in Occidente dovrebbero essere circa 100 miliardi di dollari. Ma il presidente americano trova sempre una scusa per dire “No”: o quel punto dell’accordo proposto dagli iraniani non rispetta “la linea rossa” (questa è la scusa di queste ore), o gli iraniani non fanno chiarezza sull’uranio arricchito, o non sono precisi su un altro punto e via continuando.
Se non fosse chiaro, la strategia dell’America di Trump è una: ridurre alla fame l’Iran. Nessuno sa con precisione cosa si sono detti a Pechino Trump e Xi Jinping. Così come nessuno sa cosa si sono detti Putin e lo stesso numero uno della Cina. L’ipotesi suffragata da quanto avvenuto fino a oggi è che la Cina intenda difendere l’Iran. Non è una cosa di poco conto, considerato che di mezzo ci sono 92 milioni di cittadini iraniani. La Russia, altro alleato dell’Iran, non può fare molto, perché impegnata nella guerra in Ucraina. In queste ore Trump è tornato ad attaccare Pala Leone XIV. Il Pontefice, dice il presidente americano, non ha mai speso una parola sulla questione del nucleare iraniano. E va anche notato che il Papa, a parte gli appelli generici sulla pace, non è mai intervenuto sugli oltre 40 mila giovani iraniani trucidati dal regime degli ayatollah.
C’è il dubbio che i servizi segreti americani e israeliani lavorino per far saltare il regime teocratico iraniano. E infatti le esecuzioni contro cittadini iraniani, soprattutto giovani, accusati di tradimento, non si sono mai fermate. In occidente, a parte alcuni casi, non si parla quasi mai dei giovani uccisi dal regime iraniano e dai giovani di questo Paese che continuano ad essere giustiziati. La domanda è: fino a quando i cinesi si sobbarcheranno i costi del mantenimento dell’Iran? Trump, da parte sua, non cambia strategia. La sensazione è che anche i cinesi siano in difficoltà. E sono in difficoltà anche i russi. Come abbiamo scritto più volte, la due guerre – la guerra nel Golfo e la guerra in Ucraina – sono simmetriche. Se gli americani vinceranno in Iran, i russi completeranno la conquista del Donbass e chiuderanno la guerra in Ucraina. Per ora è tutto bloccato. Gli americani proseguono nell’assedio dell’Iran, mentre i russi non solo non vanno più avanti nella conquista del Donbass, ma sono stati bombardati con missili a lunga gittata. Il dubbio è che con lo stanno nel Golfo ‘qualcuno’ ha fatto arrivare missili a lunga gittata nelle mani degli ucraini che li hanno usati contro la Russia.
Da quello che si capisce, in questo momento la situazione è bloccata. Il regime iraniano sconta una crisi economica micidiale. E, con molta probabilità, è impegnato a sventare sommesse interne. Sopravvive grazie agli aiuti della Cina. Solo che le risorse del Dragone non sono infinite. Tra l’altro, i cinesi hanno prestato molti soldi a tanti Paesi africani. E non è affatto detto che riavranno indietro questi soldi. Hanno effettuato tali prestiti per questioni geopolitiche, non certo economiche. Ma anche questo ha un costo. I russi, da parte loro, si sono stancati. Dopo aver subito bombardamenti e morti hanno deciso di cambiare strategia. Gli ucraini e i loro alleati ora bombardano la Russia con i missili a lunga gittata? I russi, per tutta risposta, hanno cominciato ad usare missili ipersonici. Abbiamo visto tutti cos’è avvenuto con l’ultimo bombardamento russo a Kiev. Il messaggio di Mosca è chiarissimo: fino ad ora abbiamo risparmiato la popolazione, ma siamo nelle condizioni di radere al suolo intere città ucraine in un paio di giorni. La Russia è una potenza militare mondiale. Per polverizzare intere città non ha bisogno di armi nucleari.
Il messaggio è stato percepito dagli ucraini e dai suoi alleati. Non a caso la Germania ha subito proposto di far entrare l’Ucraina nell’Unione europea. Questo fermerebbe i russi? Il dato certo è che a Mosca sono stanchi di una guerra lenta, a tutela della popolazione ucraina, che è costata tanti morti ai russi. La Cina vuole continuare a tutelare l’Iran ma il conto non lo possono pagare i russi bloccati nel Donbass. Insomma, la Russia potrebbe iniziare a usare armi di distruzione molto potenti. E’ in questo scenario che, qualche giorno fa, è spuntato il drone russo che ha colpito un centro abitato in Romania. I vertici dell’Unione europea ne hanno approfittato per attaccare la Russia. Ma Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha gelato tutti: attenzione europei, ha detto Medvedev, fino ad oggi abbiamo sopportato il fatto che sostenete l’Ucraina ma adesso vi ricordo che non solo non ci fate paura ma ne abbiamo eventualmente anche per voi… Per fortuna che in queste ore è intervenuto il presidente rumeno, Nicuşor Dan, spiegando che il drone russo è stato colpito dalla difesa ucraina e ha cambiato direzione arrivando in Romania. Insomma, non c’è alcuna responsabilità russa. Polemica chiusa. Quanto all’entrata dell’Ucraina nell’Unione europea, chiesta soprattutto dalla Germania, non se ne farà nulla. La notizia che non viene data è che se un altro missile a lunga gittata colpirà un centro abitato russo, i russi faranno partire non solo i missili ipersonici ma chissà quali altre diavolerie contro le città ucraine.
Gli iraniani, nel frattempo, sono sempre più in difficoltà. In queste ore gli iraniani hanno lanciato un missile balistico contro la base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait. E’ una zona che ospita anche soldati dell’aeronautica americana. L’attacco è stato bloccato ma i detriti del missile hanno danneggiato la base militare provocando alcuni feriti. Niente di importante. E mentre il presidente Trump non cambia strategia alcuni Paesi occidentali hanno cominciato a capire che l’obiettivo degli americani non è solo lo stop all’uranio, ma la caduta del regime iraniano. Devono averlo capito anche i cinesi e i russi. L’ha capito perfino qualche televisione italiana che ha iniziato a intervistare i profughi iraniani presenti nel nostro Paese. Difficile capire cosa succederà la prossima settimana. Intanto Israele tiene sotto pressione Gaza e avanza in Libano. Se gli israeliani continuano la guerra a Gaza contro Hamas e in Libano contro Hezbollah, beh, non ci vuole molto per capire che non ci sarà alcuna pace nel Golfo. Solo una tregua armata. L’assedio americano continua. La parola passa alla Cina…
