L’Europa prima al mondo per riduzione di CO2 e prima al mondo per alte temperature: le ‘teorie’ di ambientalisti ed ‘europeiste’ sono mezze balle?
L’Europa è l’unica vasta area del mondo ad aver adottato iniziative, anche pesanti, contro le emissioni di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera. Una scelta politica che avrebbe dovuto ridurre il cosiddetto riscaldamento. Un’opzione che si sta dimostrando errata, se è vero che il Vecchio Continente, nell’ultima decade di Giugno e nei primi giorni di Luglio è l’area del Pianeta Terra che ha registrato le temperature più elevate. Ovviamente, i media ‘europeisti’ e globalisti fanno a gara nel nascondere la realtà: e la realtà è che la massiccia riduzione delle emissioni di CO2 andata in scena nell’Unione europea da cinque-sei anni a questa parte ha prodotto un effetto esattamente contrario alle previsioni. Il racconto dei teorici del Green Deal europeo, la Commissione europea, i governanti dei Paesi Ue che si sono piegati alla riduzione delle emissioni di CO2 si è dimostrato errato. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti i cittadini europei che non hanno portato i propri cervelli all’ammasso: Europa prima al mondo per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e, contemporaneamente, l’area del Pianeta che per oltre dieci giorni si è riscaldata di più. E’ un fatto oggettivo che non può essere smentito.
Inutile girarci attorno. L’Unione europea ha adottato provvedimenti che, soprattutto negli ultimi cinque-sei anni, hanno scatenato polemiche durissime, soprattutto da parte del mondo delle industrie automobilistiche. Di fatto, nel nome della cosiddetta decarbonizzazione, gli attuali governanti dell’Unione europea hanno messo in crisi l’industria automobilistica del Vecchio Continente, regalando quote di mercato ad altri Paesi, Cina in testa. Ci siamo giocati l’industria automobilistica per frenare il ‘riscaldamento’ dell’ambiente e, come ‘premio’, ci siamo beccati un caldo terrificante che, stando ai dati ufficiali, avrebbe prodotto circa mille e trecento decessi. Per non parlare della sofferenza dei cittadini europei. Non solo non si parla di questa contraddizione, ma gli ‘europeisti’ insistono ancora con la cosiddetta decarbonizzazione, ovvero il processo di progressiva riduzione e, in prospettiva, l’eliminazione delle emissioni di gas serra, in particolare CO2 ma anche metano, gas che, se finisce nell’atmosfera, provoca un aumento maggiore della temperatura, perché è di gran lunga più climaterante della CO2 (in pratica, il metano nell’aria riscalda di più l’ambiente rispetto alla CO2). La decarbonizzazione prevede il graduale abbandono dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) a favore di fonti energetiche rinnovabili, l’aumento dell’efficienza energetica e l’elettrificazione dei consumi per raggiungere la cosiddetta neutralità climatica globale.
Considerato che l’Europa, come già accennato, è la più estesa area del Pianeta Terra ad aver applicato la decarbonizzazione per frenare il cosiddetto riscaldamento globale, ebbene, ci si sarebbe aspettarsi temperature meno alte rispetto al resto del mondo. Invece, come già accennato, nell’ultima decade di Giugno e in questo inizio Luglio è avvenuto e sta avvenendo l’esatto contrario: l’Europa è la parte della Terra dove sono state registrate le temperature più elevate. Questo è paradossale, perché l’Europa è l’area del mondo che ha eliminato più CO2 rispetto a tutte le altre zone del Pianeta. E cosa sta succedendo? Succede che in certe zone del Vecchio Continente sono stati superati i 40 gradi centigradi. Si potrebbe pensare che ci troviamo davanti alla prova che il riscaldamento globale non sia legato alla presenza in eccesso di CO2. Con molta probabilità, magari hanno ragione gli scienziati che sostengono che il 95% del riscaldamento della Terra è dovuto al Sole e soltanto il 5% all’anidride carbonica. Lo ha sempre affermato il fisico Antonino Zichichi e come lui, ribadiamo, la pensano tanti altri uomini di scienza. Peraltro, proprio in questi giorni, la pagina Facebook ‘Klima e Scienza’, che ospita interventi di scienziati che si occupano di climatologia, ha pubblicato un post con le più note riflessioni di Zichichi sul clima (che potete leggere qui: https://www.facebook.com/search/top?q=klima%20e%20scienza). Sempre su questa pagina Facebook trovate interventi che smontano tutti i racconti che ci vengono propinati sulle cosiddette energie alternative. Ma non con le chiacchiere di chi non conosce nemmeno la differenza tra anidride carbonica e monossido di carbonio, ma con dati ufficiali che non possono essere smentiti.
Domanda: perché l’Unione europea, pur davanti alla dimostrazione pratica del proprio fallimento in materia di climatologia, continua a ribadire la tesi della CO2 responsabile del riscaldamento globale? Perché dietro ci sono grandi interessi. Legati alla realizzazione di enormi impianti eolici e fotovoltaici. Dovrebbe fare riflettere il fatto che l’Unione europea, invece di puntare alla diffusione di pannelli solari nei tetti delle abitazioni private, nei tetti dei magazzini e, in generale, nelle aree industriali e artigianali abbandonate, mira invece a realizzare grandi impianti fotovoltaici in immense distese di pannelli fotovoltaici al posto dei cereali. C’è la complicità non soltanto degli affaristi ma anche di una diffusa ignoranza: chi ha una anche minima conoscenza scientifica sa benissimo che una distesa di dieci ettari di pannelli fotovoltaici produce in quest’area uno spaventoso aumento della temperatura e, in prospettiva, un altro spaventoso aumento dell’inquinamento dell’ambiente, perché dopo che i pannelli fotovoltaici dovranno essere sostituiti bisognerà smaltirli. Ribadiamo: sarebbe molto più logica una diffusione capillare del fotovoltaico nei centri abitati, nelle aree industriali e artigianali: invece l’Unione europea sta puntando su fondi agricoli.
Due esempi clamorosi di flop in materia di energie alternative sono stati registrati in Germania e quest’anno, in parte, anche in Italia. In Germania, ai tempi della Cancelliera Angela Merkel, sono stati effettuati investimenti impressionanti nell’energia eolica. Il fallimento è stato pressoché totale, anche se in Germania chi governa nega anche l’evidenza. I politici tedeschi che hanno patrocinato questa scelta, ovvero i partiti politici globalisti: i Popolari, i Socialdemocratici e i Verdi dicono che i problemi sono legati a gravi colli di bottiglia infrastrutturali e a un flop negli investimenti offshore ma l’energia eolica prodotta, tutto sommato, va bene. Ora, a parte che un Paese che impianta 29 mila turbine eoliche sulla terraferma e mille e 600 turbine eoliche in mare – primo Paese in Europa in questo settore e terzo al mondo dopo Cina e Stati Uniti d’America – non può ignorare i colli di bottiglia infrastrutturali. In realtà, in Germania c’è stato anche un problema di ventosità che è stato calcolato male: ma questo non l’ammetteranno mai.
Problemi anche in Italia dove gli investimenti nell’eolico sono stati tanti, l’impatto ambientale è stato pesantissimo, la produzione di energia non è eccezionale mentre montano le proteste popolari. I cosiddetti ambientalisti, che patrocinano la grande corsa all’eolico, fanno finta di non vedere l’impatto ambientale pesantissimo sul territorio, perché riempire un’area di pale eoliche distrugge i paesaggi e devasta l’ambiente a causa delle opere che debbono essere realizzate a terra. Un disastro. A parte il Sud e la Sicilia, dove la popolazione è ormai incapace di ribellarsi, in altre parti d’Italia si registrano invece vere e proprie rivolte popolari. Clamorosi i casi di Sardegna e Toscana, due Regioni amministrate dal centrosinistra, dove le proteste dei cittadini contro le pale eoliche vanno avanti senza sosta. Sono le contraddizioni della sinistra italiana, che invece di difendere i territori, difende il ricorso alle energie alternative voluto dall’Unione europea contro il volere della popolazione. Lo stesso discorso vale per il centrodestra. La verità è che la politica italiana si sta avvitando su se stessa, tant’è vero che a votare vanno, se va bene, 5 elettori aventi diritto su 10 e, talvolta, anche meno. Questo è il quadro generale. In un prossimo articolo proveremo a raccontare che la spiegazione del riscaldamento dell’Europa potrebbe avere una genesi molto diversa da quella che ci hanno raccontato.
Fine prima parte/ continua
