Limitless. Sul senso (inconsapevole) del limite

di Angela Ganci, psicologo psicoterapeuta, giornalista e docente

Limite: termine particolarmente caro alla tradizione umanistica, con il quale si fa riferimento ai naturali confini del nostro umano Essere, in una competizione perenne al superamento di se stessi in termini di miglioramento personale.
E qui sorge una questione alquanto complessa e interessante: quanto realmente siamo in grado di delineare precisamente i confini della nostra umana resistenza?
Quanto abusiamo di noi stessi, quanto quotidianamente ci poniamo di fronte a sfide troppo grandi, credendo, a torto o a ragione, di essere in grado di competere con il nostro Limite naturale?
Più ricchi, più forti, più salutisti, più buoni, più umili, più intelligenti, gli obiettivi perseguiti e perseguibili.
Palestre forsennate, centri benessere, sessualità compulsiva, lavoro a oltranza e formazione permanente: un susseguirsi di inseguimenti a volte catastrofici verso Mondi ulteriori di perfezione e completezza.
Ed è esattamente in questa direzione strategica che, repentina, serpeggia una questione primaria: quanto di bello, di buono e di sano esiste nel Volere a tutti i costi perseguire un Fine supremo di bellezza e vitalità, non commisurato a se stessi?
Perché sistematicamente ignoriamo i segnali di stanchezza, esaurimento emotivo, pluslavoro e intolleranza sociale, in nome di una Resistenza in formato Maxi?
L’usura alle porte è il segnale indiscusso che bisogna fermarsi e sostare dentro i propri meandri di serenità, smettendo di inseguire ideali utopici da Supereroi mancati, mancando cosi alla propria Natura mortale.

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