Palermo, lavoro nero in ristoranti e negozi: in duecento nella rete della Finanza

Palermo, lavoro nero in ristoranti e negozi: in duecento nella rete della Finanza

TeleOne, in Sicilia can.19 Digitale Terrestre

Giovani, spesso parenti del titolare o lavoratori del fine settimana, soprattutto d’estate. Ecco l’identikit di chi accetta un lavoro in nero. In un solo giorno la Finanza ha scoperto sette lavoratori fantasma, cioè tutto il personale dipendente del ristorante “Il vecchio mulino” a Carini. Camerieri e cuochi pagati a giornata, anche 40 euro per cinque ore ma senza alcun contributo. In un altro locale, sempre a Carini, le Fiamme gialle hanno scovato altri undici lavoratori irregolari su diciotto al “Trapul”. Qui i dipendenti lavoravano mediamente il doppio dell’orario previsto dal loro contratto part time. In alcuni casi neanche erano a conoscenza dell’orario stabilito dal contratto che avevano firmato.

Ma i numeri del lavoro sommerso sono molto più elevati. Dall’inizio dell’anno, il Gruppo di Palermo della Finanza ha rintracciato oltre 200 lavoratori in nero in tutta la provincia di Palermo, mentre venti sono quelli irregolari: non hanno tutte le carte contributive a posto ma non sono completamente in nero. I verbali sono stati consegnati a oltre cento titolari di attività commerciali o di ristorazione.

I ristoranti
Ma quali sono le attività nelle quali gli investigatori si imbattono nel maggior numero di lavoratori in nero? Secondo i controlli della Finanza, al primo posto ci sono i ristoranti, soprattutto d’estate. “Sono quelle attività dove arriva anche chi lavora solo nel weekend — spiegano gli investigatori — e d’estate nei pub e nei ristoranti, infatti, vengono rintracciati decine di impiegati in nero”. Durante l’anno i dipendenti in nero sono anche nelle piccole botteghe: dal fruttivendolo al panettiere, fino ai minimarket. Chi lavora in nero rinuncia ad avere una posizione fiscale regolare: quindi nessun contributo ma soltanto il pagamento della giornata, esente dalle tasse, a carico del datore di lavoro.

I familiari
Spesso nei negozi o nei locali i finanzieri trovano tra gli impiegati anche i figli o la moglie del titolare. Accade soprattutto nei piccoli negozi. Nel 50 per cento dei controlli su mini-attività vengono scoperti i familiari dei titolari. Un modo per risparmiare ancora di più sulle uscite per il lavoro subordinato. “Sono qui solo oggi ad aiutare mio padre”, rispondono spesso gli impiegati in nero. Una giustificazione che non può essere presa per buona. Spesso, nei loro controlli, i finanzieri compiono anche appostamenti. E magari proprio i familiari vengono notati ogni giorno all’interno dei negozi. Questo non scagiona il titolare, che comunque riceve un verbale.

Le sanzioni
Cosa rischia chi ha alle sue dipendenze un lavoratore in nero? “Una maxi-sanzione amministrativa da 1.800 a 43mila euro — spiega il comandante del Gruppo di Palermo, il colonnello Alessandro Coscarelli — che ovviamente varia da caso a caso perché la normativa è molto complessa. Poi c’è la probabile richiesta di sospensione dell’attività nel momento in cui il numero dei lavoratori in nero supera il 20 per cento del totale degli impiegati. Un pericolo che si può scongiurare regolarizzando la posizione dei lavoratori in tempi brevi”. La proposta di sospensione è quella che adesso i finanzieri stanno chiedendo all’Ispettorato del lavoro per il ristorante “Il vecchio mulino”, bersaglio del blitz di ieri a Carini. Anche in questo caso l’unica via d’uscita è mettere in regola i dipendenti.

(Visited 1 times, 1 visits today)

You might be interested in

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *