Per la prima volta nel mondo gli americani hanno deciso di utilizzare il sistema bancario in una guerra. A grandi passi verso il caos globale
di Giulio Ambrosetti
Un fatto è certo: anche la Russia e la Bielorussia, al pari della Cina, stanno aiutando l’Iran. Magari non metteranno soldi, se non altro perché il Paese di Vladimir Putin è impegnato nella guerra in Ucraina che costa un occhio della testa. E forse non forniranno nemmeno armi agli iraniani, anche perché i russi l’hanno fatto negli anni passati: e infatti l’Iran è pieno di armi e missili cinesi e russi. Ma una cosa la Russia e la Bielorussia, due Paesi alleati di ferro, la stanno facendo: tentare di aiutare l’Iran acquistando le produzioni iraniane. Non petrolio di Teheran, perché i russi di petrolio ne hanno tanto. Il petrolio iraniano lo acquistano i cinesi. Con gli iraniani costretti a far transitare, a costi piuttosto elevati, il proprio petrolio dal Mar Caspio, visto che gli americani hanno chiuso il Golfo. Mentre Russia e Bielorussia acquistano dall’Iran prodotti agricoli. Ma da oggi tutto questo non potrà più avvenire, a meno che Cina e Russia siano disposte ad accollarsi le pesantissime sanzioni americane verso i Paesi che intratterranno rapporti commerciali con l’Iran. Gli iraniani subiscono sanzioni americane dal 1979. Ma quello che nel mondo sta succedendo da oggi, 20 Agosto 2026, non è mai avvenuto. E’ qualcosa di economicamente micidiale. Riassumiamolo.
Partiamo da un post pubblicato in queste ore dal presidente americano, Donald Trump, su suo sociali Truth: “Nessuno ha dato alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. TRAGICAMENTE, per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio la PIÙ DEVASTANTE OPERAZIONE ECONOMICA MAI INTRAPRESA CONTRO QUALSIASI PAESE! Questa sarà una guerra economica e un isolamento su scala senza precedenti. La loro marina non c’è più, la loro aeronautica è distrutta, le loro fabbriche militari sono ormai macerie, la loro valuta non vale nulla e il loro Paese è appeso a un filo. Oggi annuncio inoltre che QUALSIASI Paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o entità governative di fornire qualsiasi tipo di ancora di salvezza all’Iran affronterà TREMENDE conseguenze economiche. Contrabbando di petrolio, linee di swap, trasferimenti di contante, agenzie di cambio, registri navali, società di comodo: tutto questo deve finire ADESSO. Sapete chi siete. Questo sarà un D-DAY ECONOMICO e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati siano al fianco degli Stati Uniti d’America per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana. Questi fanatici sono alle corde e queste MISURE STORICHE li paralizzeranno, togliendo loro la capacità di proiettare il terrore nel mondo. L’IRAN NON AVRÀ MAI UN’ARMA NUCLEARE. GRAZIE PER LA VOSTRA ATTENZIONE SU QUESTA VICENDA”.
Il messaggio del presidente USA non è rivolto soltanto agli iraniani, ma a tutti i Paesi del mondo che intrattengono rapporti economici, finanziari, commerciali e bancari con l’Iran. Il riferimento è in primo luogo alla Cina, ma anche all’India, alla Russia, al Pakistan, all’Unione europea, al Regno Unito e, in generale, ribadiamo, a chiunque intrattiene rapporti economici con l’Iran. Attenzione alle parole “rapporti bancari”, perché questa è forse la novità dell’attacco economico americano al regime di Teheran. Questa volta non siamo davanti ai dazi doganali a cui ci ha abituati Trump, ma a qualcosa che potrebbe rivelarsi devastante. A meno che non si tratti di un baratto, i rapporti economici e commerciali tra i Paesi postulano l’uso della moneta, contante o elettronica, come mezzo di scambio. Ovvero: linee di swap (accordi tra due Banche centrali per scambiare le rispettive valute), case di cambio (luoghi per convertire il denaro contante da una valuta nazionale a una straniera: e viceversa), trasferimenti di contante. I Paesi che ignoreranno le sanzioni americane e continueranno a intrattenere rapporti economici e commerciali con l’Iran verranno immediatamente esclusi dal circuito del dollaro e dalle transazioni con gli Stati Uniti d’America.
Che succederà? Gli iraniani dicono che sarà l’ennesimo buco nell’acqua degli Stati Uniti d’America. Sono convinti che non cambierà nulla. Che la Cina e, in parte, la Russia continueranno ad aiutarli. Però c’è una contraddizione. Se non cambierà nulla, come dicono, perché minacciano ritorsioni? Ovviamente, non contro gli Stati Uniti d’America, perché avrebbero la peggio. Dicono che bombarderanno, tanto per cambiare, i soliti Paesi del Golfo, ‘rei’ di ospitare le basi militari americane. E minacciano di allargare il conflitto in Europa. I giornali scrivono che sarebbero pronti ad attaccare la Bulgaria e Cipro. Non sappiamo se sarà così: ma se sarà così, beh, è chiaro che sono terrorizzati dall’idea che, soprattutto dalla Cina, non arrivino più aiuti. Ricordiamo che in Iran vivono 92 milioni di persone che, con il Golfo chiuso e, di conseguenza, con l’impossibilità di esportare petrolio, zafferano, pistacchi e altri prodotti agricoli, non sarebbero sopravvissuti senza gli aiuti esterni: soprattutto senza gli aiuti dalla Cina. In questa fase non rimane che attendere le mosse dell’Iran, della Cina e degli altri Paesi che appoggiano l’ex Persia.
In questa fase non si possono che fare congetture. Cominciando da una premessa. Aggirare il blocco monetario americano non sarà facile. Non è pensabile, infatti, ipotizzare che l’amministrazione Trump si sia mossa da sola, senza l’appoggio della lobby ebraica mondiale molto attiva e molto presente in America, peraltro schierata ‘pancia a terra’ in favore di Israele contro l’Iran. E’ noto che la lobby ebraica mondiale controlla parti importanti dell’economia del Pianeta e, soprattutto, controlla il mondo bancario. Aggirare i protagonisti del ‘Signoraggio bancario’ è un po’ arduo. Difficile, insomma, che a questa organizzazione mondiale sfuggano movimenti bancari. L’unico grande Paese del mondo che potrebbe resistere a queste sanzioni statunitensi senza bisogno di aggirare il sistema bancario mondiale è la Russia. Forse – ma non è detto – anche l’India si potrebbe adattare, riducendo, però, la propria capacità economica: per un Paese di un miliardo e mezzo di abitanti non sarebbe una soluzione azzardata. A rischiare tantissimo sono la Cina e l’Unione europea che, per continuare ad aiutare l’Iran, dovrebbero per forza di cose provare ad aggirare i controlli bancari americani. Qui entriamo in un campo estremamente complesso. Non sappiamo che mossa farà la Cina. Che, peraltro, è un Paese con un 18% di disoccupazione giovanile di alto livello: quasi 13 milioni di laureati solo in questi otto mesi del 2026. Proviamo a illustrare qualche ipotesi.
Da anni ci raccontano, celebrandone i fasti, i successi dell’economia cinese. In realtà, l’economia del cosiddetto Regno di Mezzo, o Terra di Mezzo (la Cina è definita anche così) sconta un problema enorme: la propria economia imperniata sull’export. Se la Cina deciderà comunque di continuare ad aiutare l’Iran verrà messa fuori dall’area del dollaro americano. Ciò significherà non potere più esportare i propri beni negli USA. Sarebbe un bel guaio. Questo perché i cinesi, dal Dicembre 2001, cioè da quando sono entrati a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO, sigla che sta per World Trade Organization), pur di fare ‘cassa’ e di reinvestire nello spasmodico aumento della produzione, non si sono minimamente curati di aumentare i consumi interni. Ciò significa che i cittadini della Cina – un miliardo e mezzo di persone – non hanno il reddito per acquistare i beni che il loro Paese non riuscirebbe più a esportare. Finirà così? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che oggi si è aperta una fase di grandissima incertezza economica mondiale. Mai, fino ad oggi, le banche sono state utilizzate come strumento di guerra. La crisi del subprime del 2008 non è minimamente paragonabile a quello che potrebbe succedere oggi.
La Cina potrebbe replicare pan per focaccia agli USA? Due anni fa sì, bloccando l’export di terre rare verso gli Stati Uniti. Oggi tale arma è per metà spuntata, sia perché l’America di Trump ha già iniziato la produzione di terre rare (che è stata bloccata dai Democratici americani per problemi di inquinamento ambientale), sia perché ha trovato in parte venditori alternativi alla Cina. Ma il problema non è tanto questo. Infatti, se gli americani, senza terre rare cinesi, potrebbero tirare avanti con le riserve per sei mesi e forse più, la Cina, se non dovesse più esportare i propri beni, collasserebbe in un paio di settimane. Né sarebbe pensabile, per i cinesi, sostituire il mercato americano con altri mercati, perché, in questo momento, con la mossa dell’amministrazione Trump, tutti i Paesi del mondo sono già sulla difensiva. A chi converrebbe schierarsi contro l’America? E quanti Paesi del mondo, oggi, sono nelle condizioni di rinunciare al mercato di sbocco statunitense?
Gli alleati dell’Iran, che sono molti di più di quelli appaiono, stanno giocando la carta del grande debito americano che sfiora i 40 mila miliardi di dollari. Ma è una stupidaggine, perché se dovesse crollare il dollaro americano crollerebbe l’economia di tutto il mondo. La verità è che nessuno, in questo momento, è in grado di fare previsioni. L’unica cosa certa, lo ribadiamo, è che se l’Iran dovesse cominciare ad attaccare a destra e a manca, come sta minacciando in queste ore, sfruttando l’ultima cosa che gli è rimasta, ovvero la grande scorta di missili, beh, significherebbe che l’opzione americana giusta. Sarà interessante capire come reagirà la Russia. Il Paese di Putin ha distrutto una arte importante del sistema di approvvigionamento alimentare dell’Ucraina. Ci sono zone dell’Ucraina che sono alla fame. In Europa se ne parla poco perché l’Unione europea è schierata con Kiev e non bisogna dare questo vantaggio ai russi.
Si parla poco anche del fatto che gli Stati Uniti d’America hanno allentato le restrizioni sugli armamenti per l’Europa. “L’Alleanza Atlantica – si legge in un post di un canale Telegram – sta eliminando gli ultimi ostacoli per condurre operazioni militari su larga scala in Europa. Come riporta Euractiv, gli Stati Uniti si stanno preparando a consentire agli alleati di utilizzare missili e proiettili americani in sistemi di lancio di produzione europea. Washington sta rinunciando a una regola di lunga data, secondo cui le sue munizioni potevano essere caricate solo in sistemi americani come HIMARS e M270”. E’ con queste armi che la NATO, che sta dietro l’Ucraina, punta a colpire la Russia? Se sarà così, ebbene, significherà che i rapporti tra Trump e Putin si sono del tutto deteriorati. E’ chiaro che tra guerra economica e bancaria americana contro chi sosterrà l’Iran e la guerra tra Russia e Ucraina, che rischia di diventare sempre più cruenta, il prezzo del petrolio dovrebbe schizzare all’insù. Tra qualche giorno potrebbe superare il 10 dollari al barile. Per essere chiari, tra qualche settimana, in Italia, la benzina e il gasolio potrebbero attestarsi intorno a 3 euro/litro. In crescita anche il prezzo del gas. E dovrebbero crescere anche i prezzi dei prodotti agricoli. Non siamo messi bene: anzi.
