Proviamo a fare un po’ di chiarezza sui dazi doganali americani che colpiscono l’Europa. E viceversa
di Giulio Ambrosetti
Ricordate l’Estate dello scorso anno quando in Scozia il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno firmato un accordo commerciale? Ebbene, dopo quasi nove mesi si scopre che il Governo Ue non lo sta applicando. E’ stato il presidente USA, alla sua maniera, a porre il problema lanciando un ultimatum: ha detto che aspetterà fino al 4 Luglio prossimo, giorno in cui si celebra l’Independence Day (Giorno dell’Indipendenza), la festa nazionale più importante degli Stati Uniti. Se l’Unione europea non avrà dato corso all’accordo gli americani appiopperanno dazi doganali stratosferici su tutti i beni europei esportati negli USA. Intanto, giusto per cominciare, l’amministrazione Trump ha aumentato i dazi su auto e mezzi gommati pesanti europei esportati in America, che sono passati dal 15% al 25%. Non è ancora chiaro se tali aumenti sono già scattati – come ha detto lo stesso presidente USA – o se l’amministrazione americana sta lasciando cadere il provvedimento rinviando tutto al 4 Luglio.
E’ importante notare che in Europa l’informazione si è prevalentemente soffermata sui dazi doganali americani verso i prodotti europei. Poco o nulla, invece, è stato detto e illustrato sui dazi che i Paesi europei, a vario titolo, spesso cambiando da Paese a Paese, vengono imposti ai prodotti americani. Ed è proprio di questo che parla il presidente Trump. Di fatto, l’Unione europea che si professa liberista e globalista, quando si tratta di difendere le proprie produzioni diventa protezionista. Ma questo non si deve dire per non rovinare le tesi ufficiali che raccontano del “cattivo Trump” che sta appioppando i dazi alle produzioni europee. Ancora oggi, se ci fate caso, quasi nessuno ha mai fatto il punto della situazione sui dazi che l’Unione europea mantiene sui prodotti americani. Vediamo, per grandi linee, quali sono le produzioni americane che vengono colpite dai dazi dei Paesi europei.
Incredibile quello che succede nel settore agroalimentare. Abbiamo letto tutti le proteste dei produttori italiani ed europei quando Trump, appena arrivato alla Casa Bianca, ha appioppato dazi alle produzioni agroalimentari europee. Però nessuno diceva e ancora oggi quasi nessuno racconta dei dazi che i Paesi Ue appioppano alle produzioni americane, ovvero a mais dolce, ai succhi di agrumi (in testa succo di arancia), frutta, noci, cacao, soia, derivati del riso, salmone, burro d’arachidi, tabacco da masticare, zucchero, uova, pollame, rum e whisky. La cosa incredibile è che, dall’1 Maggio, l’Unione europea sta applicando il Mercosur, l’accordo commerciale tra Ue e Paesi Ue consentendo a tanti prodotti agricoli freschi e trasformati (soprattutto i primi) di entrare in Europa a dazio zero! Questo per consentire alla Germania e, in minima parte, alla Francia di vendere le proprie auto nei Paesi sudamericani. In pratica, l’Unione europea a ‘trazione’ tedesca sta sacrificando buona parte della propria agricoltura per vendere le auto tedesche e, in minima parte, francesi. Questo grazie anche ai Governi di alcuni Paesi Ue che si sono ‘adeguati’ (la parola sarebbe un’altra, visto che ci sono di mezzo grandi interessi economici… ci siamo capiti…) ai voleri della Germania.
Ora è chiaro perché Trump è andato su tutte le furie e perché ha portato i dazi su auto e mezzi gommati pesanti europei esportati negli USA al 25%, minacciando dazi stratosferici se i Paesi Ue non toglieranno i dazi sui prodotti americani? Ma non ci sono solo i dazi europei sui prodotti agroalimentari americani. I dazi europei colpiscono anche motociclette con cilindrata superiore a 500 cc (Harley-Davidson), imbarcazioni di lusso e, soprattutto, trattori e macchinari. E, ancora, materie prime in acciaio e in alluminio, jeans modello Levi’s, t-shirt di cotone, borse e portafogli in pelle. E ancora i cosmetici, i videogiochi, i diamanti, i tappeti, aspirapolveri e persino la carta igienica. Vi è mai capitato di ascoltare un notiziario dei grandi canali televisivi italiani che racconta i dazi doganali europei che colpiscono questi prodotti americani? Come mai su tali temi l’informazione è carente, se non assente?
Ricordate cosa succedeva un anno fa o giù di lì? Non solo non venivano fornite informazioni sui dazi europei che colpiscono ancora oggi i prodotti americani, ma si diceva che l’export europeo negli USA sarebbe crollato a causa dei dazi di Trump. Alla fine, se ragioniamo, è successo quanto segue. 1) Le produzioni europee, fino a prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca, entravano nel mercato americano a dazio zero. 2) Le produzioni americane esportare in Europa venivano e vengono ancora oggi colpite dai dazi, che in alcuni casi sono elevati. 3) L’amministrazione Trump, appena si è insediata, si è limitata a introdurre dazi generali del 10% e del 15% e nell’Estate dello scorso anno ha siglato un accordo con la Commissione europea che la stessa Commissione europea, a distanza di quasi nove mesi, come già ricordato, non ha ancora applicato.
Questi sono i fatti, al di là della carente informazione, se non della disinformazione. Domanda: nel 2025 i dazi doganali americani hanno penalizzato le produzioni europee, come paventavano certi osservatori? In minima parte sì, in massima parte, no. Questo perché i dazi americani hanno colpito, in modo diverso, quasi tutti i Paesi del mondo. Siccome le percentuali dei dazi americani sono diverse, ci sono stati Paesi che sono stati svantaggiati e Paesi che, nonostante i dazi, si sono avvantaggiati. Questa si chiama Economia politica e, volendo, si può anche studiare: ancora nell’Unione europea lo studio di questa disciplina non è stato abolito… L’Italia, ad esempio, si è avvantaggiata di oltre il 7%, ad eccezione delle auto (che nel nostro Paese ormai sono minime produzioni) che hanno subito un calo di poco più del 20% delle vendite. E’ andato un po’ giù anche il vino, le cui esportazioni in America hanno subito un calo di poco più del 7%. Nel complesso, come già ricordato, nonostante i dazi, le esportazioni italiane verso gli USA sono cresciute di oltre il 7%, trainate dal settore farmaceutico. Anche l’export dell’Unione europea verso gli USA, nel suo complesso, ha tenuto bene, ad eccezione del settore auto. Ma questo è normale, perché l’amministrazione Trump ha deciso di potenziare l’industria automobilistica americana.
Adesso è quanto mai opportuna una domanda: come mai la ‘Giustizia’ americana, in varie espressioni, ha giudicato e continua a giudicare i dazi doganali di questo Paese “fuori legge” mentre i dazi doganali verso i prodotti americani sono invece in accordo con la legge? Forse perché dietro i dazi doganali americani si nascondono perdite ingenti, per svariate centinaia, se non migliaia di dollari da parte di Paesi potenti in grado di mobilitare chissà che cosa a chissà chi, anche al di fuori dei propri confini? Il denaro è potere, si sa. In queste ore, ad esempio, un ennesimo tribunale scognito americano ha stabilito che i dazi americani del 15% sono “illegali”. A parte che si tratta della solita balordaggine: l’illegalità sarebbe legata al fatto che l’amministrazione americana ha imputato i dazi a una legge: basta cambiare l’imputazione della legge e il problema è risolto. Riproponiamo la domanda: perché i dazi doganali dell’amministrazione Trump sono “illegali” mentre i dazi di altri Paesi che colpiscono i prodotti americani, per esempio i dazi europei verso i prodotti americani, sono legali? Che cosa si nasconde in questa storia caratterizzata da due pesi e due misure?
