Se Cateno De Luca e Mirello Crisafulli affrontassero insieme le elezioni regionali siciliane del prossimo anno potrebbero vincere?
di Giulio Ambrosetti
Apparentemente sembra fantapolitica. Però se si analizzano tutti gli elementi del quadro politico della nostra Isola, alla luce non soltanto dei risultati elettorali nei Comuni di qualche giorno fa, ma anche alla luce delle regionali dello scorso anno e delle europee del 2024 il quadro cambia. La realtà è che i risultati di Messina ed Enna hanno scombinato i ‘giochi’ politici sulla Sicilia pensati, magari, a Roma e a Milano…
Provate a immaginare un’alleanza politica tra il partito di Cateno De Luca, vincitore delle elezioni comunali a Messina, e il Sindaco appena eletto a Enna, Mirello Crisafulli. I due si incontrano, si mettono d’accordo e si presentano alle elezioni regionali siciliane del prossimo anno. Non ha importanza chi dei due sarà il candidato alla presidenza della Regione e chi farà il vice: la vera novità politica sarebbe l’alleanza tra due soggetti che rappresentano in pieno la personalizzazione della politica, al di là dei partiti tradizionali. Fantasie? Attenzione. Nel 2022 De Luca si è candidato da solo alla presidenza della Regione siciliana e ha preso il 26%. De Luca quattro anni fa ha raccolto circa il 10% di voti in più dei candidati del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Due formazioni politiche che, oggi come ieri, non sembrano avere candidati irresistibili per la guida della nostra Isola. Nel 2022 PD e grillini si presentarono divisi: il PD candidò Caterina Chinnici, il Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola. Oggi queste due formazioni politiche potrebbero presentare un candidato unico, ma servirebbe a poco. Illustriamo il perché.
I grillini hanno ormai imboccato la parabola discendente. Da quando Giuseppe Conte è diventato il presidente del Movimento 5 Stelle ha sempre perso le elezioni. Dalle elezioni politiche del 2022 fino alle elezioni comunali di qualche giorno fa, passando per le elezioni europee del 2024 e per le elezioni regionali dello scorso anno, i grillini sono sempre andati indietro. Oggi i grillini sembrano arrivati ai minimi termini, almeno stando a quello che si è visto in queste elezioni comunali. Come voti di lista, che alla fine sono quelli che indicano la forza di un soggetto politico, si sono attestati intorno al 5%. In Sicilia potrebbero ancora prendere qualcosa in più: volendo essere generosi, molto generosi, potrebbero arrivare al 7-8%. Il PD non supera il 15%. La stima più ottimistica è che, insieme, un loro candidato alla guida della Sicilia potrebbe arrivare al 23-24%. De Luca candidato da solo alla presidenza della Regione prenderebbe più voti del candidato di PD e grillini. De Luca e Crisafulli in coppia, con due-tre liste, con molta probabilità, potrebbero addirittura eleggere più deputati regionali di PD e grillini messi insieme.
La domanda potrebbe essere: l’eventuale accoppiata De Luca-Crisafulli, in alleanza con PD e Movimento 5 Stelle, più i ‘cespugli’ del centrosinistra, che in Sicilia in verità contano poco, riuscirebbe a conquistare la presidenza della Regione siciliana? Intanto bisognerebbe convincere gli esponenti piddini e i grillini siciliani a far parte di questa eventuale alleanza. Com’è stato dimostrato alle elezioni regionali dello scorso anno, l’unica Regione dove il Movimento 5 Stelle è arrivato a prendere il 9% di voti di lista è stata la Campania. Il motivo c’è: in questa Regione i grillini esprimevano il candidato presidente, Roberto Fico, ex presidente della Camera dei deputati, che è stato eletto alla guida della Campania soprattutto grazie ai voti dell’allora presidente uscente, Vincenzo De Luca. Nelle altre Regioni i grillini, in termini di voti di lista, sono letteralmente franati. In Sicilia, se dovessero andare in alleanza con l’eventuale accoppiata De Luca-Crisafulli, verrebbero ‘risucchiati’, con il rischio di scomparire. Non sono esagerazioni: sono dati di fatto desumibili dalla lettura dei dati delle elezioni regionali dello scorso anno e delle elezioni comunali di qualche giorno fa.
Anche per il PD siciliano non è che l’alleanza con De Luca e Crisafulli pronti a guidare la Sicilia sarebbe indolore. Del resto, qualche ora dopo la sua elezione a Sindaco di Enna, Crisafulli, 76 anni, nel vecchio Pci da quando aveva i pantaloni corti, deputato regionale siciliano per più legislature in tutte le formazioni politiche post comuniste, assessore regionale nel Governo di centrosinistra di Angelo Capodicasa, a un giornalista che gli faceva notare che in suo sostegno non c’era la lista del PD, visto che la segreteria nazionale del Partito Democratico gli ha negato l’utilizzazione del simbolo, con il suo solito mezzo sorriso sornione ha detto: “No, ha fatto bene, così abbiamo preso tutti questi voti. Perfetto, è andata benissimo”. Della serie: i vertici nazionali del partito hanno fatto bene a non il bollo del PD sulla mia candidatura. Quasi quasi ho vinto anche per questo… Insomma, il Partito Democratico siciliano, in alleanza con l’eventuale accoppiata De Luca-Crisafulli, potrebbe subire un mezzo effetto-risucchio nelle liste.
Però ancora non abbiamo risposto alla domanda che ci siamo posti: da soli o in alleanza con PD e grillini De Luca e Crisafulli potrebbero conquistare la presidenza della Regione siciliana? In questo momento qua e là si legge che la Sicilia è andata in controtendenza rispetto al contesto politico nazionale. Mentre nel resto d’Italia non c’è stata la caduta del centrodestra, come veniva ipotizzato dai sondaggisti che, in realtà, più che cercare di interpretare gli umori degli elettori provano a condizionarne il voto, in Sicilia il centrosinistra avrebbe superato il centrodestra. Ma è veramente così? Se guardiamo ai Sindaci eletti è così.
Ma i risultati elettorali vanno letti sia analizzando i voti di lista, sia analizzando le alleanze. Se osserviamo il voto delle elezioni comunali in Sicilia di qualche giorno fa, tenendo fuori i casi di Messina ed Enna, dove ha prevalso la citata personalizzazione della politica, ci accorgiamo, per esempio, che se a Marsala il centrodestra si fosse presentato unito avrebbe eletto il Sindaco al primo turno. Idem ad Agrigento. Per essere chiari, in termini di forza elettorale, il centrodestra siciliano è ancora maggioranza. Non è esagerato affermare che nella nostra Isola il centrodestra unito ‘viaggerebbe’ intorno al 60%. E allora qual è il problema? Perché questo schieramento politico in Sicilia è così diviso?
Tra i partiti del centrodestra siciliani si notano divisioni profonde. Quattro anni fa fu l’attuale presidente del Senato, Ignazio la Russa, siciliano ‘milanesizzato’, a trovare la quadra con la candidatura di Renato Schifani. Il quale vorrebbe ricandidarsi. Ma i primi a non volerlo sono proprio tanti esponenti del suo partito, Forza Italia. Poi c’è Fratelli d’Italia, che in Sicilia non ha mai brillato. Quindi la Lega, che in Sicilia può contare su una presenza ‘a macchia di leopardo’. C’è o ci sarebbe la Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro. Quest’ultimo, con molta probabilità, è stato, politicamente parlando, ‘cannibalizzato’ da tutti i partiti politici siciliani perché, piano piano, si stava attestando intorno al 15%, peraltro con un radicamento notevole in tanti Comuni. Il dubbio è che se Cuffaro non fosse stato messo a ‘bagnomaria’, la DC sarebbe diventato il primo partito in Sicilia… E infatti, dopo aver patteggiato la pena alla fine di una vicenda giudiziaria un po’ così così, gli vorrebbero impedire di incontrare i politici e di fare politica…
Insomma, per farla breve, se i partiti di centrodestra della Sicilia dovessero decidere smetterla beccarsi come i celebri capponi di Renzo, ‘chiudendo’ su un candidato presidente della Regione sostenuto da tutti i partiti di questo schieramento politico, beh, difficilmente perderebbero le elezioni regionali del prossimo anno.
Ma tale obiettivo è più facile a raccontarlo che a realizzarlo. Anche perché, nel centrodestra, in Sicilia, a Roma e, forse, anche a Milano ci sono elementi che lavorano per tenere diviso il centrodestra. Ricordiamo che in Sicilia il centrosinistra ha governato o grazie ai ribaltoni, o grazie a ‘pezzi’ del centrodestra che hanno rotto l’unità di questo schieramento politico per fare vincere il centrosinistra. Il problema è che questo disegno politico – tenere diviso il centrodestra per fare vincere il centrosinistra – è stato messo in piedi per fare vincere le elezioni regionali siciliane del prossimo anno a PD e grillini. Sotto questo profilo De Luca a Messina e Crisafulli a Enna hanno rotto le uova nel paniere. E allora come si sistema ‘sta barracca, per dirla alla siciliana? Dovrebbero convincere De Luca e Crisafulli a sostenere il candidato di PD e grillini: la cosa ci sembra assai difficile. Per non parlare del fatto che i big siciliani del centrodestra potrebbero sempre mandare a quel paese Roma e Milano, serrare le fila, ed eleggere alla guida della Sicilia un proprio candidato. Come si può notare, la partita è difficile, perché, ribadiamo, De Luca e Crisafulli hanno complicato tutto… (foto vivienna.it)
