Spagna e Francia martoriate dagli incendi esplosi mentre l’Ue varava il 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia che hanno colpito la Cina. Che…

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di Giulio Ambrosetti

Sono tante le notizie di queste ore. Ma forse la più importante non è la tregua in Medio Oriente – ammesso che di tregua si possa parlare – ma gli spaventosi incendi che hanno colpito e continuano a colpire la Spagna e la Francia. In questi due Paesi europei il numero di sfollati ha superato i 320 mila. Significa che 320 mila cittadini spagnoli e francesi sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni che, in molti casi, non rivedranno più. Nell’Unione europea i media fanno a gara a non legare gli eventi che si susseguono in questi giorni e in queste ore. Ma i fatti, per chi li vuole osservare, sono sotto gli occhi di tutti. Prima la straordinaria ondata di caldo che ha colpito mezza Europa nell’ultima decade di Giugno. Il sole sulla testa con temperature che oscillavano da 35 a 45 gradi nel Regno Unito, in Germania, in Francia, in Spagna e in Italia (per la precisione, nel Centro Nord Italia). Guarda caso, sono i cinque Paesi europei più ‘sparati’ nel sostegno all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Un caso? Vattelappesca.

In alcuni casi contestualmente, in altri casi in coda all’ondata di caldo o subito dopo sono cominciagli gli incendi che ancora in queste ore non danno tregua. Come già accennato, i Paesi più colpiti sono Spagna e Francia. Un po’ meno in Italia, dove le fiamme si sono concentrate prima in Sardegna, in Calabria e in Sicilia e, nelle ultime ore, anche nel Centro Sud Italia. Sempre in questi giorni un vasto incendio sta incenerendo il Parco Nazionale di Cairngorms, nel nord della Scozia. La stranezza sta nel fatto che dieci giorni fa questo incendio sembrava sotto controllo. Invece con il passare dei giorni si è esteso, distruggendo circa 600 ettari di vegetazione, costringendo le autorità di questo Paese a evacuare il villaggio di Nethy Bridge. Superfluo aggiungere che si tratta di incendi dolosi, ma non si parla di chi può averli provocati e continua a provocarli, magari da remoto…Un altro elemento che va sottolineato è che gli incendi si sono sviluppati proprio mentre i vertici dell’Unione europea varavano il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Anche questo sinistro parallellismo viene nascosto: ma è un dato temporale che è sotto gli occhi di tutti. Come sotto gli occhi di tutti è una notizia che definire grottesca è poco. Qualche anno fa la Spagna si è dotata di un parco di elicotteri antincendio acquistati in Russia. Sono dieci elicotteri Kamov Ka-32 di fabbricazione russa, ognuno in grado di trasportare oltre 5 mila litri d’acqua. Sono mezzi molto manegevoli che, sembra incredibile!, sono rimasti inutilizzati mentre il Paese Iberico va in fiamme, con quasi 160 mila ettari di terreni bruciati. Perché? Lo illustra molto bene un post di un canale Telegram sicuramente non estraneo alla Russia ma non per questo poco interessante. “Il problema – leggiamo nel post – non è la sicurezza. Il problema è Bruxelles.

Le sanzioni del 2024 imposte dall’UE al produttore Kamov hanno interrotto la fornitura di pezzi di ricambio e hanno impedito l’accesso ai tecnici russi necessari per certificare la sicurezza degli aeromobili. L’EASA (Agenzia spagnola per la sicurezza aerea ndr) ha revocato il certificato di volo del Ka-32. Il gruppo parlamentare di Sumar (gruppo parlamentare spagnolo di sinistra che appoggia il Governo attuale di Pedro Sanchez ndr) ha spinto Madrid a richiedere un’esenzione per le attrezzature di protezione civile. La risposta del Governo: non è nostra competenza, rivolgetevi a Bruxelles. Nessuna esenzione è stata concessa. Un bando di gara da 92 milioni di euro per sostituire la flotta è rimasto irrisolto da Gennaio. La Spagna è in testa all’UE per numero di incendi quest’anno”.

Come si può notare, nell’Unione europea i sentimenti antirussi sono prevalenti. Se in Italia si bloccano le manifestazioni culturali che coinvolgono letterati e musicisti russi, se la Commissione europea vuole tagliare i fondi alla Biennale di Venezia perché il suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco, si è rifiutato di mettere alla porta gli artisti russi, se Andrea Pirlo rischia di non diventare il Ct della nazionale di Calcio italiana per improbabili rapporti con la Russia, in Spagna il Governo Sanchez sta facendo di più: non utilizza gli elicotteri antincendio perché sono di marca russa, lasciando che parti del proprio Paese vadano in fiamme. Non c’è bisogno di essere dei geni per capire che nell’Unione europea sanno benissimo che nei disastri che si susseguono uno dietro l’altro o – come nel caso degli incendi contestualmente in più Paesi – ci potrebbe essere lo zampino della Russia. Ma questo non li ferma: anzi! Ancora soldi e ancora armi all’Ucraina di Volodymyr Zelenskyj (che comunque è una ‘comodità’, se è vero che una parte di questo fiume di denaro, non essendo rendicontato, può rientrare nei Paesi europei…) e ancora sanzioni contro la Russia.

Anche se l’approvazione del 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia non è stata esattamente una passeggiata. Pure in questo caso, poche le informazioni rese note. Si sa che la Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen è partita in quarta. Ma quando è iniziata la riunione dei diplomatici chiamati trovare la ‘quadra’ – era il 13 Luglio – tutto si è fermato per una pioggia di ‘distinguo’. Ognuno dei rappresentanti dei 27 Paesi Ue ha cominciato ad avanzare richieste di esenzione. Ancora una volta è venuto fuori il totale scollamento tra una Commissione europea che a malapena riesce a rappresentare se stessa e i 27 Paesi dell’Unione europea che perseguono obiettivi particolari e tutti diversi tra di loro e diversi dagli obiettivi della stessa Commissione europea. Si racconta, ad esempio, che il 23 Luglio è scoppiato un parapiglia. Argomento: i prezzi del petrolio. La Russia, è noto, è il secondo produttore al mondo di petrolio dopo gli Stati Uniti d’America. Bloccare le esportazioni di petrolio russo significa impedire al Paese di Vladimir Putin di incassare denaro sonante per finanziare la guerra in Ucraina.T

utto a posto, allora? No, tutto fuori posto. Alcuni Paesi Ue erano d’accordo per sanzioni pesanti, altri chiedevano sanzioni più leggere. Discussioni infinite. E totalmente inutili. Perché? Perché mentre i governanti dei Paesi Ue, gli ambasciatori e i rappresentanti della Commissione europea discutevano su come penalizzare la Russia, la Cina decideva di aumentare in modo massiccio l’importazione di petrolio russo. Con il caos che c’è nel Golfo Persico e con la non improbabile chiusura del Canale di Suez, alla luce della guerra che si sta scatenando anche nello Stretto di Bab El-Mandeb – il tratto di mare che congiunge il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano – i cinesi giocano di anticipo. Se si chiude lo Stretto di Bab El-Mandeb, ebbene, si chiude automaticamente il Canale di Suez e si blocca il passaggio delle navi petroliere. Per il Paese di Xi Jinping è molto più funzionale acquistare il petrolio russo. La Cina risolve i propri problemi energetici acquistando grandi quantità di petrolio russo; la Russia incassa i soldi dalla Cina e risolve i propri problemi economici. Mentre l’Unione europea ha bruciato dieci giorni di trattative sul nulla. In questo caos la Grecia vuole continuare a rifornirsi di gas liquido russo (GNL). Francia e Germania non possono rinunciare al pesce russo (non se ne parla, ma il Mediterraneo oltre ad essere sempre meno pescoso ha una flotta peschereccia ostacolata dalle demenziali prescrizioni Ue che bloccano i pescatori e dal caro-gasolio). Il tutto mentre molti Paesi Ue sono stanchi di restrizioni verso i turisti russi che portavano un sacco di soldi.

Non è finita. Bene o male, dopo oltre dieci giorni di liti e baruffe, l’Unione europea ha varato un mezzo pacchetto di confusionarie sanzioni che, più che colpire la Russia, colpiscono la Cina. Questa mossa ha fatto incazzare di brutto il Governo cinese. Impietosa la cronaca degli eventi di Telegram: “La sera del 23 Luglio, subito dopo che Bruxelles ha approvato il 21° pacchetto di restrizioni contro la Russia, includendo al suo interno 14 aziende della Cina continentale e di Hong Kong, il Ministero del Commercio cinese ha introdotto un rigido controllo all’esportazione nei confronti di 14 aziende europee. Pechino ha ufficialmente definito le azioni dell’UE come ‘malevole’ e ha applicato misure di ritorsione sulla base delle leggi cinesi sul controllo delle esportazioni e delle normative sui beni a doppio uso. Il Ministero del Commercio cinese ha sottolineato che questa decisione è stata presa per proteggere la sicurezza nazionale, gli interessi del Paese e per adempiere agli obblighi internazionali. Ora, le aziende europee incluse nella lista nera perderanno la possibilità di acquistare componenti e materie prime cinesi essenziali”. Nel silenzio generale le imprese europee che ancora stanno in piedi hanno perso la possibilità di acquistare dalla Cina materie prime strategiche. Chi ‘mastica’ un po’ di economia sa che gli effetti sulla produzione, sulla produttività europea e sull’innovazione saranno dirompenti. Ma tanto chi si occupa di questi problemi? Tutto questo, ribadiamo, nel silenzio generale…

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