Una nuova Apocalisse. Riflessioni a margine della pandemia DA CORONAVIRUS

di Angela Ganci

Psicoterapeuta, giornalista e docente

In aumento i casi di Covid 19 in Italia: solo alla data del 21 Settembre 2020, si parlava di un incremento, tra i 170 e i 180, di nuovi casi in specifiche regioni italiane, tra cui Veneto, Campania e Lazio. E mentre il governo italiano rende noto quanto sia improbabile un totale lockdown, diversi paesi europei, e non, come l’India, fanno registrare note di allarmismo.

Questi i dati provvisori della pandemia, in una corsa alla ricerca di una normalità dura a ripristinarsi, cercando di andare oltre le notizie pessimistiche e la convinzione di essere impotenti, come mai successo nelle epoche passate.

Già, perché il ricorso vario alla quarantena in differenti parti del mondo, la modifica degli equilibri interni della quotidianità, ha lasciato un segno tuttora marcato nella vita privata e sociale, in un trend di cui non si può prevedere la fine sicura.

Incertezza sui vaccini risolutivi, assenza di una chiara struttura chimica del Covid19, restrizioni più o meno subite, relative altresì all’uso obbligatorio delle mascherine, tutti punti che mirano a una considerazione, riassumibile nella frase: Noi, padroni della tecnologia e figli del modernismo, ridotti a schiavi di un Virus?

Un virus incognito, sterminatore, ricorsivo, un nemico che costringe all’isolamento, un Mostro che fa rabbrividire e miete panico.

Quanto saremo resistenti a una fine non definita di questa pandemia, ad accettare le chiusure improvvise delle scuole a rischio contagio, a sottoporci a tamponi importanti, quanto allarmanti?

Possiamo parlare di una nuova Apocalisse?

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