Vaccino Coronavirus, sprint di un’azienda italiana: a fine aprile i test sull’uomo

Partiranno i test accelerati dell’azienda Advent-Irbm di Pomezia su 550 volontari sani. Se la sperimentazione clinica di fase 1 fosse superata con successo il vaccino potrebbe essere disponibile già a settembre.

Di fronte all’avanzata del coronavirus, arretrano una dopo l’altra le certezze e le procedure scientifiche consolidate da anni. A vacillare pesantemente già da un paio di mesi sono i rigidissimi tempi di sperimentazione dei farmaci e dei vaccini.

Prova ne è che lunedì 13, dopo la statunitense Moderna – anche l’italiana Advent-Irbm di Pomezia in partnership con lo Jenner Institute della Oxford University – ha annunciato che a fine aprile inizieranno i test accelerati sull’uomo del suo vaccino.

«In virtù dei dati acquisiti nelle ultime settimane, il primo lotto del vaccino partirà da Pomezia per l’Inghilterra, dove inizieranno i test accelerati su 550 volontari sani – ha precisato Pietro Di Lorenzo, Ceo di Advent, del Consorzio Cnccs e di Irbm Spa -. Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull’uomo, in quanto abbiamo ritenuto sufficientemente testata la non tossicità e l’efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci».

Non solo, se la sperimentazione clinica di fase 1 (che fornisce una prima valutazione della sicurezza e tollerabilità del medicinale) fosse superata con successo «si prevede di rendere utilizzabile il vaccino già a settembre – continua Di Lorenzo – per vaccinare personale sanitario e Forze dell’ordine in modalità di uso compassionevole».

Di Lorenzo annuncia anche che: «È ormai in fase finale la trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari Governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino».

La strategia vaccinale della joint venture tra il Jenner Institute dell’Università di Oxford e la biotech italiana Advent Srl è quella di sfruttare le potenzialità di un virus, un vero e proprio cavallo di Troia, messo in grado di trasportare direttamente all’interno dell’organismo gli antigeni di Sars-Cov-2 in grado di stimolare la risposta immunitaria, rendendo così il sistema difensivo capace di attivarsi immediatamente in caso di contatto con il coronavirus.

A oggi, riporta l’Oms, sono arrivati a 70 i vaccini contro il coronavirus in fase di sviluppo, tre dei quali hanno ottenuto l’ok per testarli in studi clinici sull’uomo. (sole24ore)

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