La Russia (con la ‘benedizione’ di USA e Cina) ha già vinto in Ucraina. Ma ha cambiato obiettivi: ora non vuole solo le Regioni filorusse…
Mosca punta, in primo luogo, a fare pagare un conto salatissimo all’Unione Europea, facendo arrivare nel Vecchio Continente milioni di profughi ucraini. La Cina molto infastidita con Bruxelles per i dazi ‘europeisti sulle proprie auto elettriche. Ci sarà da divertirsi nell’ascoltare come i vertici della Commissione europea e i governanti dei Paesi UE e del Regno Unito comunicheranno al mondo la secca sconfitta, dopo che i cittadini europei sono stati svenati per sostenere Kiev
di Giulio Ambrosetti
La guerra in Ucraina è a una svolta? Sembrerebbe proprio di sì. Le cronache di questi giorni raccontano di un prossimo vertice tra i leader di Russia, Cina e Stati Uniti d’America per porre fine al conflitto. Ancora non si sa dove si svolgerà l’incontro fra Vladimir Putin, Xi Jinping e Donald Trump. Non è prevista la partecipazione del presidente dell’Ucraina con mandato scaduto, Volodymyr Zelenskyj, né la presenza dei rappresentati dell’Unione europea. Questi ultimi, in realtà, non hanno alcun titolo per partecipare alle trattative, se è vero che l’Ucraina non fa parte dell’UE. C’è chi si meraviglia del perché la Cina stia accettando di chiudere la partita a tre, dimenticando che Pechino è uno stretto alleato di Mosca. Solo un ingenuo può pensare che il Dragone, in questi anni di guerra, non abbia sostenuto la Russia. E’ noto che l’Unione europea si sta scontrando con la Cina provando a proteggere le auto elettriche europee con i tanto vituperati dazi doganali.
I cinesi hanno già preso le precauzioni (qui un articolo: ilsole24ore.com/art/i-dazi-ue-contro-auto-cinesi-fanno-crescere-fabbriche-cinesi-europa-AJ6CXlDB?refresh_ce&nof). Ma la mossa UE avrebbe infastidito molto il Governo cinese, che ora ha tutto l’interesse a chiudere la guerra in Ucraina trattando direttamente con americani e russi (ovviamente favorendo questi ultimi).
La vera novità non è tanto l’ormai sostanziale sconfitta sul campo dell’Ucraina e dei suoi alleati, ovvero la NATO (senza gli USA) e l’Unione Europea (che fino ad oggi ha fornito all’Ucraina armi e, soprattutto, soldi a fiumi). La novità sembra il cambio di strategia militare della Russia. Fino a qualche tempo fa l’obiettivo del Paese di Putin era la conquista delle Regioni ucraine legate alla Russia. Oggi l’obiettivo sembra essere molto diverso e molto più ambizioso. Mosca non vuole solo far tornare le Regioni ucraine filorusse con il proprio Paese ma punta, anche, a una nuova gestione dell’Ucraina dimezzata, cioè senza le Regioni filorusse. Zelenskyj, ovviamente, non fa parte del progetto russo per la nuova Ucraina: l’attuale presidente di questo Paese dovrebbe finire in esilio, con molta probabilità in un Paese europeo, magari in Italia.
I russi sono molto amareggiati dal comportamento tenuto dall’Unione Europea e dal Regno Unito in questi oltre quattro anni di guerra. Fino a prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca i vertici UE e il Governo del Regno Unito pensavano, o forse si illudevano, di poter mettere le mani sulle ingenti riserve di titanio e di uranio, minerali presenti in grande quantità in Ucraina. Ma, appena eletto, il presidente americano ha ‘chiuso’ a tamburo battente un accordo sullo sfruttamento di questi due minerali con la Russia, chiamata, anche, a garantire la Cina. Questo avveniva pochi mesi dopo la rielezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Ciò spiega perché americani e russi, da oltre un anno e mezzo, ritengono insensato l’appoggio dell’Unione europea all’Ucraina, perché mai e poi mai metteranno le mani sulle riserve di titanio e di uranio ucraine. L’Unione europea ha buttato un fiume di denaro nella guerra in Ucraina togliendolo dalle tasche dei propri cittadini, contribuendo sensibilmente alla morte di migliaia di soldati russi. Oggi Mosca presenta il conto. Non solo si prenderà le Regioni ucraine filorusse; non solo imporrà un Governo all’Ucraina che residuerà dalla guerra, alzando, praticamente, un muro verso l’Europa; ma bombardando notte e giorno Kiev e altre città ucraine, distruggendo a ritmo continuo infrastrutture, depositi di armi e quant’altro, la Russia punta a creare almeno una decina di milioni di profughi ucraini che, nei disegni di Mosca, dovrebbero invadere in minima parte i Paesi baltici e, in massima parte, Germania e Polonia, due Paesi sempre in prima fila nell’appoggio senza riserve all’Ucraina.
Così, in queste ore, assistiamo a un gioco delle parti.
“La Russia – si legge in un post di un canale Telegram che riprende una dichiarazione del presidente USA Trump – continua inesorabilmente ad avanzare sul fronte, l’Ucraina deve optare per la pace. La Russia è una macchina enorme. Continua ad avanzare inesorabilmente, ed è proprio questo che sta facendo. Ha conquistato un territorio molto vasto… I russi continuano ad avanzare. Hanno un numero illimitato di persone… La Russia è un Paese gigante. L’Ucraina no. L’Ucraina deve voler da sola porre fine a questa guerra”. Le parole di Trump sono un po’ ingannevoli. Il presidente americano sa benissimo ormai che la Russia ha vinto. E che in questa fase punta ad umiliare l’Unione europea, cominciando a riempirla di milioni di profughi ucraini che si dovrebbero andare a sommare al fiume di migranti che si riversano ogni giorno in Europa dall’Asia e dall’Africa.
Sempre in queste ore il presidente americano ha detto che il già improbabile incontro tra Putin e Zelensky “non è indispensabile per la risoluzione del conflitto ucraino”. Proprio oggi, Mercoledì 21 Ottobre, Trump ha inviato a San Pietroburgo il suo fedelissimo Steve Witkoff che dovrà illustrare al presidente della Federazione Russa il “piano per la pace”. In realtà, è solo una sceneggiata per ribadire al mondo che né Zelenskyj, né i governanti dell’Unione Europea hanno voce in capitolo in Ucraina. Umiliazioni su umiliazioni. Trump, leggiamo ancora in un post su Telegram, “ha accusato Kiev di sabotaggio e ingratitudine”. E aggiunge: “Abbiamo fornito all’Ucraina ingenti risorse. E cosa abbiamo ottenuto in cambio? Niente, se non prezzi elevati per il gasolio. Abbiamo investito enormi risorse in Ucraina, forse più di chiunque altro in tutti questi anni. L’Ucraina deve cercare di raggiungere un accordo, perché gli Stati Uniti hanno speso una fortuna”. Quindi l’affondo finale sull’Unione europea: “Anche l’Europa ha speso una fortuna, e ora ne è stanca”.
In quest’ultimo passaggio Trump mette in dito sulla piaga. Qualche giorno fa Zelenskyj, dopo aver ricevuto decine e decine di miliardi di euro dall’Unione europea, si è presentato al Consiglio Europeo, non si capisce bene a che titolo, per chiedere altri 70 miliardi di euro. Ma gli ‘europeisti’, che con molta probabilità hanno capito che la guerra in Ucraina è finita con la vittoria della Russia, hanno detto per la prima volta “No”. Quando il presidente americano dice al presidente ucraino che l’Unione Europea “è stanca”, gli sta dicendo semplicemente: “Guarda che anche i tuoi fedeli alleati e sostenitori hanno capito che avete perso la guerra”.
Anche se in modo trasversale, pure il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas, stando a un post che si legge sempre su Telegram, ammette che, “se Washington decidesse di interrompere l’accesso a Internet per l’esercito ucraino, l’UE non ha alternative per salvare le forze armate ucraine”. E aggiunge: “Sì, Starlink è effettivamente essenziale per l’Ucraina e, sfortunatamente, nel breve termine l’Europa non può sostituire queste capacità. Ecco perché oggi avremo anche una discussione sulla prontezza difensiva. L’Agenzia europea per la difesa ha in realtà identificato tutte le capacità e i mezzi critici di cui abbiamo bisogno e che dobbiamo creare”. Intanto, questi sono i fatti, la guerra in Ucraina è persa. Ora bisognerà capire in che modo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovrà comunicarlo ai cittadini europei. Ovviamente, non dirà: “Abbiamo buttato al vento un sacco di soldi togliendoli dalle tasche dei cittadini europei”. Sarà interessante ascoltare le parole dei capi di Governo dei Paesi UE che hanno sostenuto a spada tratta l’Ucraina: il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il capo del Governo della Polonia, Donald Tusk, il capo del Governo spagnolo Pedro Sanchez, il capo del Governo italiano, Giorgia Meloni…
