I dubbi (tanti) e le certezze (poche) sulla cattura di Maduro. Cosa c’è in realtà dietro il caos che si è scatenato in Venezuela?

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di Giulio Ambrosetti

Nella vicenda un po’ rocambolesca della cattura del presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e della moglie, Cilia Flores, ci sono dubbi e certezze. La versione ufficiale racconta che i militari americani sono entrati nell’abitazione di Maduro con un’azione fulminea. Ci sarebbero stati un centinaio di morti tra i venezuelani (ma chi ha verificato questo dato?) e nemmeno un morto tra gli statunitensi. Veramente fenomenale il blitz, considerato che dopo l’attentato del 2018 il presidente venezuelano viveva blindato giorno e notte. C’è una seconda versione, stando alla quale il presidente del Venezuela sarebbe stato ‘venduto’ agli americani da un gruppo di traditori. Ma anche tale tesi è un po’ debole, perché la vice presidente, Delcy Rodriguez, che ha preso il posto di Maduro, non avrebbe mai tradito il suo capo. Ma allora come stanno le cose? Di sicuro c’è che in Venezuela non è cambiato nulla, nel senso che le leve di comando sono sempre nelle mani di soggetti legati al presidente ‘catturato’ che si trova a New York in attesa di un processo quanto meno irrituale.

Il giornalista d’inchiesta Cesare Sacchetti, in un articolo pubblicato sul suo Blog La Cruna dell’Ago, racconta, in sintesi, che la ‘cattura’ di Maduro è stata una sceneggiata: al contrario di quello che si pensa e si dice, gli americani l’avrebbero salvato da chi avrebbe voluto farlo fuori (qui l’articolo: https://www.lacrunadellago.net/il-regime-change-simulato-di-trump-e-la-retata-del-governo-di-caracas-contro-i-veri-golpisti-di-londra/).

Noi non sappiamo come siano andate le cose, come stiano le cose oggi e, soprattutto, non sappiamo quello che succederà. Ciò che si può notare in questi giorni è una grande confusione e una congerie di verità mescolate a ricostruzioni più o meno interessate e, in alcuni casi, superficiali, se non errate. C’è chi si è affrettato a sottolineare che il Venezuela non svolge un ruolo centrale nel traffico internazionale di cocaina. E’ così? Sì e no. Sul fatto che il Sudamerica sia la ‘patria’ della cocaina non ci sono dubbi, perché è in tre Paesi sudamericani che si concentra la stragrande maggioranza di piantagioni di coca del mondo: Colombia, Bolivia e Perù. Però negare che il Venezuela abbia un ruolo importante nel mondo del narcotraffico è un azzardo.

Anche perché, per commercializzare droga – in questo caso cocaina – non c’è bisogno di essere, per forza di cose, un Paese che coltiva le piante di coca. Chi in Sicilia si è occupato di mafia non può non sapere che, tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 del secolo passato, importanti famiglie mafiose si trasferirono proprio in Venezuela non certo per godersi i paesaggi. Insomma, i legami tra il Venezuela e il mondo della droga ci sono e sono anche molto forti. In Sudamerica i cosiddetti Narco-Stati sono una realtà. I potentissimi ‘Cartelli’ della droga non sono invenzioni ma realtà consolidate. Solo un disinformato può negare che la cocaina arrivi in America, in Canada e in Europa dal Sudamerica. E dallo scarto della lavorazione della cocaina che si produce il crack, droga nazionalpopolare in grande diffusione tra i ragazzi minorenni: solo chi non vuole vedere nega il rapporto tra violenza tra i giovanissimi e la diffusione del crack. Così com’è innegabile che il fentanyl, altra pericolosissima droga che sta facendo strage negli USA, arrivi in America dal Messico con i migranti sudamericani che entrano negli USA dal confine tra il citato Messico e il Texas.  

C’è chi sostiene che la droga, con la vicenda Maduro, c’entri poco o nulla. E che l’obiettivo degli americani sia il petrolio, del quale il Venezuela è molto ricco. Ad avallare questa tesi è lo stesso presidente americano, Donald Trump, che ha già fatto sapere che Stati Uniti e gli attuali governanti del Venezuela collaboreranno nella gestione del petrolio di questo Paese. Già questo dovrebbe fare riflettere. Da qui la tesi – ribadiamo, avallata dallo stesso presidente Trump, che sta facendo di tutto per accreditarla – che gli americani sono i soliti ‘imperialisti’ e ‘colonialisti’ e che l’attacco a Maduro sia stato effettuato per accaparrarsi il petrolio venezuelano. Peccato che, analizzando con un po’ di attenzione i fatti, ci si accorge che le cose sono un po’ diverse. Certo, il Venezuela ha le più grandi riserve di petrolio del mondo. Ma basta informarsi un po’ con chi si occupa di tali questioni per scoprire che, in verità, la grande maggioranza delle riserve petrolifere venezuelane è costituita da quello che i tecnici di tale settore definiscono “petrolio sporco”, ovvero petrolio di pessima qualità. Certo, con costi un po’ maggiori del normale si potrebbe anche estrarre e, con costi fortemente maggiorati, si potrebbe anche raffinare.

Ma, per l’appunto, sfruttare il ‘petrolio sporco’ venezuelano costerebbe un patrimonio. Se andiamo a vedere chi sono i maggiori produttori di petrolio nel mondo ci accorgiamo che in testa c’è l’America con poco più di 15 milioni di barili di petrolio al giorno; al secondo posto c’è la Russia con una produzione di 11 milioni e 200 mila barili di petrolio al giorno; al terzo posto c’è l’Arabia Saudita con poco meno di 10 milioni e 500 mila barili di petrolio al giorno. Al quarto posto, staccato, c’è l’Iraq con poco meno di 4 milioni e 500 mila barili al giorno. Al quinto posto troviamo l’Iran con poco meno di 4 milioni di barili di petrolio al giorno. Il Venezuela lo troviamo all’undicesimo posto con una produzione di petrolio di poco meno di 2 milioni e 300 mila barili al giorno. Ora, con riferimento agli Stati Uniti d’America, mettere in mezzo tutto questo ambaradan per gestire il petrolio venezuelano è un po’ strano. Certo, ci sono state le navi petroliere intercettate dagli americani. Navi che trasportavano, così hanno detto, petrolio venezuelano. Vero? Falso? Chi è disposto a mettere la mano sul fuoco?

La realtà è che dopo poco meno di un anno di presidenza Trump non è facile capire le mosse dell’attuale presidente americano. Il personaggio, ormai questo è chiaro a tutti, è imprevedibile. E utilizza (o strumentalizza?) i suoi avversari per perseguire gli interessi geopolitici degli USA. Soprattutto nel campo dell’informazione. Forse, in prospettiva, le riserve petrolifere venezuelane potrebbero anche interessare l’America. Magari là dove tale ‘petrolio sporco’ potrebbe trovare una certa utilizzazione: per esempio, per le armi.         
Come si può notare, si ‘viaggia’ tra i dubbi. Forse l’unica cosa certa in questa vicenda del Venezuela e, in generale, dell’azione dell’amministrazione Trump è la lotta ai ‘cartelli’ della droga e, in generale, al commercio di cocaina e fentanyl che entra negli Stati Uniti d’America dal Messico. Non è esagerato affermare che la lotta ai narcotrafficanti è un pallino dei Repubblicani americani. Già negli anni in cui veniva fuori la complicata storia della cosiddetta Pizza connection – tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 – c’erano repubblicani americani che sostenevano che non si poteva andare dietro a milioni di pizzerie per bloccare il consumo di droga in America. Bisognava bloccare l’arrivo di stupefacenti nel Paese. In effetti, quando Trump è stato eletto la prima volta, nel 2016, ha iniziato ad occuparsi di droga. Già allora aveva le idee chiare. Sapeva che cocaina e fentanyl entravano negli Stati Uniti dal confine tra Messico e Texas e iniziò a costruire un muro tra i due Paesi. Ma allora era troppo debole e non aveva grande esperienza. I grandi interessi che ruotano attorno a cocaina e fentanyl sono riusciti a fermarlo. Le elezioni presidenziali USA del Dicembre 2020, piene di ombre, sono sempre state contestate da Trump, che ha sempre detto che la vittoria gli è stata rubata. Oggi lo scenario è diverso. In America si guarda con grande preoccupazione ai decessi di ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni a causa del fentanyl.

Anche la diffusione della cocaina è diventata un’emergenza, se è vero che gli USA sono il primo Paese al mondo per consumo di questa droga, seguito da Canada e Italia (qui un articolo: https://www.affaritaliani.it/medicina/usa-nel-consumo-di-cocaina-primi-stati-uniti-poi-canada-italia-653493.html). Una delle prime azioni di Trump appena tornato alla Casa Bianca è stata la militarizzazione del confine tra Messico e Texas e la ripresa dei lavori per la costruzione del muro tra questi due Paesi. Con un obiettivo subito dichiarato: bloccare l’ingresso dei migranti che introducono in America fentanyl e cocaina.

Dopo di che non è facile capire come stanno le cose e cosa farà Trump. In queste ore, ad esempio, sul suo social network, Truth Social, il presidente USA ha annunciato che il Venezuela non fornirà più petrolio a Cuba. E ha definito i cubani “banditi e estorsori”. I rapporti tra Cuba e il Venezuela sono noti. Trump li sta enfatizzando. Sun un canale Telegram leggiamo un post con dichiarazioni attribuite a Trump: “Per molti anni – avrebbe detto in queste ore il capo della Casa Bianca – Cuba ha vissuto grazie a enormi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba forniva ‘servizi di sicurezza’ agli ultimi due dittatori venezuelani. Questo non avverrà più”.

A questo punto Trump dà una notizia, affermando che i militari morti durante la fulminea cattura di Maduro sarebbero in maggioranza cubani. Il Venezuela – ha aggiunto il presidente USA – non ha più bisogno di protezione dai banditi e dagli estorsori che l’hanno tenuta in ostaggio per così tanti anni. Ora il Venezuela ha gli Stati Uniti d’America, l’esercito più potente del mondo che la proteggerà. E noi proteggeremo il Venezuela. Non ci sarà più petrolio e denaro per Cuba: zero!”. Quindi l’invito agli attuali governanti di Cuba: “Li esorto a concludere un accordo, prima che sia troppo tardi”. In effetti, sempre in questi giorni Trump ha lasciato intendere che, dopo il Venezuela, potrebbe aprire il capitolo Cuba. Ma, contemporaneamente, ha detto che i militari americani sono pronti ad attaccare i ‘Cartelli’ della droga in Messico (qui un articolo: https://www.thehour.info/dopo-il-venezuela-trump-annuncia-un-attacco-militare-via-terra-ai-cartelli-della-droga-che-operano-in-messico-lo-fara-fino-ad-ora-tutto-quello-che-ha-promesso-e-detto-lha-fatto/).

Trump non si risparmia nemmeno in Iran dove sono in corso ribellioni popolari contro il regime degli ayatollah: dice che i militari potrebbero intervenire in difesa della popolazione. Ma in difesa del governo teocratico di Teheran è già scesa in campo la Cina di Xi Jinping (qui un articolo: https://www.thehour.info/la-cina-annuncia-di-essere-pronta-a-sostenere-il-regime-degli-ayatollah-in-iran-contro-la-popolazione-iraniana-in-rivolta-il-rischio-di-un-vietnam-per-xi-jinping/). Non è semplice capire cosa frulla nella testa di Trump. Anzi.