In questo 2026 si profila una stangata di circa un miliardo di euro che verrà pagata in massima parte da autotrasportatori e automobilisti

di Giulio Ambrosetti
Stando a quello che è emerso dal dibattito sulla manovra economica e finanziaria 2026 approvata dal Parlamento italiano alla fine dello scorso anno, per i cittadini del nostro Paese si dovrebbe profilare una stangata di un miliardo di euro all’anno. In realtà, le penalizzazioni potrebbero essere molto più ‘salate’. Non è certo un caso se proprio oggi, Sabato 3 Gennaio, i rappresentanti di tante categorie economiche e sociali – agricoltori, autotrasportatori, artigiani, commercianti, lavoratori autonomi – si riuniranno per decidere il giorno in cui inizieranno a manifestare per le strade al grido di “Fermiamo l’Italia”.
Non è da escludere che alle proteste si possano unire anche gli studenti. I più colpiti dovrebbero essere gli autotrasportatori, una delle categorie che è stata individuata dal Governo di Giorgia Meloni e, in generale, da tutto il Parlamento e da tutto il ‘Sistema Italia’ come quella che dovrebbe pagare i maggiori costi della stangata. Nel nostro Paese, è noto, il 90% delle merci viene trasportato sui mezzi gommati: e infatti Governo e Parlamento hanno aumentato le accise sul gasolio di 4,05 centesimi al litro. C’è chi ha già fatto i conti ipotizzando incassi, per lo Stato, di poco meno di 600 milioni di euro.
Ma c’è chi dice che questa cifra sia stata calcolata al ribasso. Ovviamente, questo va da sé, vengono anche colpiti gli automobilisti che pensavano, acquistando le auto a gasolio, di risparmiare: Governo e Parlamento, in questo 2026 che è appena iniziato, gli dimostreranno l’esatto contrario. Fine delle ‘botte in testa’ per gli autotrasportatori e automobilisti? No: ci sono anche gli aumenti dell’1,5% dei pedaggi autostradali che, stando sempre alle proiezioni, dovrebbero fare incassare allo Stato altri 200 milioni di euro all’anno. Pure in questo caso la stima sembra un po’ al ribasso: infatti, questo ‘scherzetto’ potrebbe costare un po’ di più di 200 milioni di euro all’anno agli autotrasportatori e agli automobilisti. Per chiudere il cerchio della stretta, sempre a carico degli autotrasportatori e degli automobilisti, ecco la ciliegina finale: il ritocchino alla cosiddetta Rc auto: per quest’anno l’aliquota sulle polizze accessorie (infortuni del conducente, assistenza stradale) schizza al 12,5%.
C’è chi parla di manovra 2026 recessiva. In effetti, togliere un miliardo di euro e forse di più dalle tasche dei cittadini non potrà che ridurre i consumi. Ma c’è un altro possibile effetto poco ‘gettonato’: il possibile aumento dell’inflazione. E’ chiaro che gli autotrasportatori scaricheranno l’aumento dei costi del proprio settore aumentando i costi del trasporto delle merci. Automaticamente i commercianti scaricheranno, a propria volta, i maggiori costi sul prezzo dei prodotti. Poiché, ribadiamo, da Nord a Sud e da Sud a Nord il 90% delle merci italiane si muove sui mezzi gommati, alla recessione si dovrebbe sommare l’inflazione. A conti fatti, già dopo i primi tre mesi, la cosiddetta stagflazione dovrebbe essere quasi matematica.
Ma non ci sono solo autotrasportatori e automobilisti da ‘pelare’.
Governo e Parlamento si sono ricordati anche degli appassionati del tabacco trinciato: un aumento anche per loro. Senza dimenticare la tassa di 2 euro per le spedizioni del valore inferiore a 150 euro. “Per penalizzare il commercio online a favore delle attività commerciali artigianali”, hanno fatto sapere Governo e Parlamento. Peccato che questi 2 euro per le spedizioni postali li pagheranno i cittadini. Insomma, per il Governo Meloni e, in generale, per la politica italiana il commercio artigianali si aiuta tassando i cittadini che utilizzano il sistema postale: geniale, no! Una mano da Governo e Parlamento arriva anche per i Comuni. L’Italia è un Paese turistico, no? Ecco che i Comuni potranno aumentare la Tassa di soggiorno.
Sempre per i Comuni arriva un’altra entrata: per questo 2026 aumenteranno l’addizionale Irpef di un ulteriore 0,374%, portando l’aliquota all’1,404%. Eh già, perché il Ministero dell’Interno, bontà sua, nei monitoraggi effettuati per verificare il rispetto del piano di riequilibrio sottoscritto con lo Stato, ha evidenziato “disallineamenti”. Insomma, i Comuni aumenteranno l’addizionale Irpef ai dipendenti a reddito fisso. Tanto quanti sono i cittadini che andranno a verificare l’alleggerimento del proprio stipendio di pochi euro? Via, sono ‘fesserie’. Ovviamente, lo Stato non poteva certo esimersi dall’andare a mettere il ‘becco’ nel fenomeno degli ‘affitti brevi’. Non sarà una porcata: appena un bocconcino, anche perché l’aumento delle presenze turistiche è legato anche a questa attività in espansione. Insomma, per ora è solo un ‘assaggio’: se il fenomeno crescerà ancora arriveranno altre tasse.
Ovviamente, tutte queste penalizzazioni debbono essere accompagnate da provvedimenti ‘espansivi’ che sono stata pompate a dovere dalla televisione. Come il tanto calo dell’Irpef a vantaggio dei ceti medi. Fatti quattro conti, sono 16 euro di maggiore retribuzione mensile! Non è ininfluente, se non ridicolo, rispetto alla stangata che si profila? Un argomento, anzi l’argomento sbandierato dalle opposizioni contro il Governo Meloni è la manovra sulle pensioni. Nella campagna elettorale del 2022 il centrodestra aveva promesso l’eliminazione della legge Fornero. Soprattutto la Lega di Matteo Salvini aveva detto e scritto che mai e poi mai, stando al Governo, avrebbero accettato l’aumento dell’età pensionabile. E invece l’età pensionabile aumenta di un mese in questo 2027 e di altri due mesi nel 2028.
E gli altri ‘aumenti’? Via, ci sono: euro al mese in più per le pensioni minime e 2 euro al mese in più in busta paga per gli operai?
Non c’è proprio niente di positivo in questa benedetta manovra economica e finanziaria 2026? Sì, qualcosa c’è. La prima casa beneficia di un innalzamento significativo della soglia di esclusione dal calcolo ISEEE. In generale, limite passa da 52.500 euro a 91.500 euro. Nelle città metropolitane la soglia raggiunge i 200 mila euro, riconoscendo il maggior valore immobiliare di questi territori. C’è anche il sostegno all’editoria: l’ultima formulazione prevede il ritorno del contributo di 60 milioni di euro nel 2026 per il Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria. Dovrebbe essere scomparso il taglio di 20 milioni di euro per l’emittenza locale.
