La Ue a ‘trazione’ tedesca vorrebbe trasformare gli agricoltori europei in parassiti aprendo al mercato sudamericano. Ci riuscirà? Sono già pronte proteste a Bruxelles. E anche in Italia

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L’unica cosa certa è che il 19 Gennaio dovrebbero iniziare le manifestazioni di protesta in Italia. Danilo Calvani, che non è solo il leader di C.R.A. Agricoltori traditi, ma anche uno dei protagonisti di qualcosa di molto più complesso, una sorta di movimento popolare di opposizione all’attuale politica italiana non le manda a dire: “Saremo tantissimi. L’Italia si fermerà. La gente è stanca. Non ne può più di una corruzione dilagante. Così abbiamo deciso di scendere in piazza. Una manifestazione corale che coinvolgerà tutto il Paese. Ci saranno i rappresentanti di tante categorie: artigiani, agricoltori, commercianti, pensionati. Sì, i pensionati che non arrivano alla fine del mese. In piazza, a protestare, ci saranno anche loro”. L’agricoltura ma non soltanto l’agricoltura. Se nei giorni precedenti il Natale gli agricoltori francesi e tedeschi hanno invaso Bruxelles contestando i tagli alla PAC (Politica Agricola Comune) e il Mercosur, il trattato commerciale tra Unione europea e quattro Paesi del Sudamerica (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), in Italia si annuncia una protesta più estesa che, come dice Calvani, coinvolgerà tante categorie produttive. Con molta probabilità, in piazza potrebbero scendere anche i rappresentanti del ceto medio impoverito. E magari anche gli studenti.

La situazione è tutt’altro che chiara. Si sa che il Governo di Giorgia Meloni non dovrebbe gradire l’esplosione di manifestazioni popolari. Ma ormai è un po’ in ritardo per evitarle. Come abbiamo raccontato in un precedente articolo (che puoi allegare qui), la manovra economica e finanziaria 2026 del Governo Meloni, anche se ‘pompata’ dalla televisione a tutto spiano, presentandola come favorevole all’economia italiana e ai cittadini italiani, nei fatti colpisce tutto il sistema economico, con particolare riferimento ad alcune categorie. Gli autotrasportatori, per esempio. In questo momento non si capisce quale sia la situazione per questa categoria. Sulla carta gli autotrasportatori sono tra i soggetti colpiti dall’aumento del prezzo del gasolio. Ma da quello che si sa sono ancora in piedi gli sgravi che consentono agli autotrasportatori di pagare il gasolio ad un prezzo conveniente. Diverso dovrebbe essere il discorso legato all’aumento delle somme che si pagano nei caselli delle autostrade. La manovra del Governo Meloni prevede un aumento dei pedaggi autostradali e bisognerà capire fino a che punto inciderà sul sistema degli autotrasportatori. Così come non è ancora chiaro se verranno coinvolti nell’aumento delle assicurazioni. Quello che possiamo affermare è che penalizzare gli autotrasportatori, in Italia, suonerebbe come un clamoroso autogol, perché il 90% delle merci del nostro Paese, da Nord a Sud e viceversa, ‘viaggia’ sul gommato. Un fatto è certo: se gli autotrasportatori incroceranno le braccia sarà il caos totale. Da notizie in nostro possesso sono in corso le trattative tra autotrasportatori e organizzatori delle manifestazioni di protesta. Vedremo cosa succederà

Detto questo, tante altre categorie economiche e sociali sono in grande difficoltà. Bisognerà vedere se il Governo nazionale riuscirà a fermare la protesta. I pensionati che non arrivano a fine mese sono tanti e potrebbero decidere di scendere in piazza. Idem per i titolari di partite IVA. Idem per i piccoli artigiani. Gli agricoltori dovrebbero essere in prima fila nelle proteste, perché l’Unione europea sta praticamente attaccando frontalmente questo settore. E’ noto che per il riarmo europeo servono tanti soldi. Il primo comparto che la Commissione europea di Ursula von der Leyen ha deciso di ‘alleggerire’ è proprio quello agricolo. La citata manifestazione di protesta degli agricoltori tedeschi e francesi andata in scena prima dello scorso Natale è nata per contrastare il taglio dei fondi PAC e per contestare il Mercosur. Si è trattato, per quello che si racconta, di un ‘assaggio’, perché la Commissione europea della von der Leyen ha deciso di tirare dritto, insistendo sui tagli della PAC e sul Mercosur. Da qui l’attesa di nuove manifestazioni di protesta da parte degli agricoltori europei. Questa volta per le strade di Bruxelles dovrebbero arrivare non soltanto agricoltori francesi e tedeschi ma anche agricoltori di altri Paesi Ue. Da quello che si legge qua e là non si dovrebbe trattare di una protesta di due, tre giorni ma di presidi permanenti a Bruxelles.

In queste ore alcuni media hanno dato la notizia che il Governo Meloni sia pronto a dare il via libera al Mercosur. Questo scatenerebbe le proteste degli agricoltori italiani. Le organizzazioni agricole del nostro Paese, è noto, sono quelle che sono: sempre pronte a calare la testa all’Unione europea e ai governi italiani di turno. Negli ultimi mesi, proprio sul Mercosur, si era distinta la Coldiretti, i cui vertici si erano dichiarati contrari al trattato commerciale con i quattro Paesi sudamericani. Ma la Coldiretti, si sa, è legata a doppio filo al Governo Meloni: e se l’attuale esecutivo italiano dovesse cedere ancora una volta alla Commissione europea della von der Leyen, ebbene, la Coldiretti si dovrebbe accodare. Non sarebbe una cosa semplice, perché gli agricoltori iscritti a questa organizzazione agricola non sono fessi. Il Governo Meloni motiverebbe l’eventuale “sì” al Mercosur nel nome della “reciprocità”, una fesseria ai sensi di legge che, in oltre vent’anni, non ha mai convinto gli agricoltori italiani e i Governi italiani. “Reciprocità” significa che i prodotti agricoli e zootecnici brasiliani e degli altri tre Paesi sudamericani potrebbero entrare nell’Unione europea solo se coltivati (nel caso dei prodotti agricoli) e allevati (nel caso della carne) con le stesse tecniche utilizzate in Europa.

Si tratta di una stupidaggine allo stato puro, perché il Mercosur è fermo da oltre vent’anni proprio perché i quattro Paesi sudamericani, Brasile in testa, si rifiutano di coltivare l’ortofrutta eliminando i pesticidi che in Europa sono stati banditi da venti e, addirittura, in alcuni casi. Da trent’anni perché dannosi per la salute umana. Idem per gli allevamenti zootecnici: da quelle parti l’uso di antibiotici e ormoni in zootecnia è molto diffuso e sembra improbabile, se non impossibile che i Paesi del Sudamerica rinuncino a antibiotici e ormoni in zootecnia. Anche perché pesticidi, antibiotici e ormoni sono alla base delle produzioni agricole e zootecniche di questi Paesi sudamericani: senza queste forzature tecniche ‘spinte’, chiamiamole così, le produzioni agricole e zootecniche calerebbero drasticamente e questi Paesi non avrebbero più cosa esportare. Quindi quando si parla di “reciprocità” si racconta, per l’appunto, una bugia. La realtà ci dice che a spingere per il “Sì” al Mercosur sono gli industriali europei, a cominciare dall’industria automobilistica tedesca. In Germania non sanno più a chi vendere le automobili che producono, dopo che l’America di Donald Trump ha operato una stretta protezionistica, puntando sul rilancio della produzione di automobili negli USA. Trump, di fatto, sta facendo chiudere i battenti ai gruppi automobilistici americani che avevano spostato i propri stabilimenti in Paesi esteri, soprattutto in Messico e in Canada per riportarli in America. Lo sta facendo promuovendo incentivi a chi produce auto negli USA e abbassando la pressione fiscale. Le industrie automobilistiche americane produrranno negli USA e venderanno auto in America e in altri Paesi del mondo. Gli effetti in Europa sono già sotto gli occhi di tutti: in Italia la produzione di auto è stata drasticamente ridotta e, nel giro di qualche anno, rimarrà in piedi sono qualche marchio. Stellantis, la multinazionale che ha inglobato il gruppo Fiat e altri marchi, ha già aperto stabilimenti in America. La Germania, o meglio, l’industria automobilistica tedesca è in grande affanno: sta perdendo buona parte del mercato americano e vende sempre meno auto in un’Unione europea sempre più impoverita dalla guerra in Ucraina e dalla gestione franco-tedesca dell’Unione europea che ha massacrato l’Europa mediterranea. Per la Germania approvare il Mercosur e provare a vendere auto in Sudamerica è un passaggio fondamentale per cercare di salvare l’industria automobilistica tedesca.

Questo è il motivo per il quale la presidente della Commissione europea, la citata Ursula von der Leyen, che è tedesca, sta strumentalizzando il proprio ruolo in Europa, d’accordo con il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, per far passare il Mercosur. In loro sostegno ci sono gli industriali europei, anche loro in crisi, che si illudono di salvarsi dirottando le proprie produzioni in Sudamerica grazie al Mercosur. Ma dovranno sacrificare gli agricoltori europei francesi, tedeschi, polacchi, italiani, spagnoli, portoghesi e via via continuando con gli agricoltori di altri Paesi Ue, anche se con sfumature diverse. Ci riusciranno? Non sarà una battaglia facile, perché, contestualmente, per pagare le spese della guerra in Ucraina e per il riarmo europeo la von der Leyen e i suoi accoliti debbono scippare soldi agli agricoltori europei con il taglio della PAC e, soprattutto, debbono fargli ‘inghiottire’ il Mercosur. In queste ore c’è chi dice che la notizia che il Governo Meloni sarebbe pronto a sottoscrivere il Mercosur per costringere alla resa lo stesso esecutivo italiano, che insieme con il Governo francese era contrario al Mercosur sia stata messa in giro per mettere all’angolo lo stesso Governo italiano. E’ così? E’ quello che vedremo. Qua e là si legge che l’Unione europea sarebbe disposta a dare gli agricoltori europei una ‘mancia di 40-50 miliardi di euro per farli stare zitti. Anche questa è una mezza cretinaggine: in pratica, gli agricoltori europei dovrebbero di fatto chiudere molte delle proprie aziende per consentire l’invasione di ortofrutta sudamericana e di carne sudamericana, in entrambi casi di pessima qualità, sacrificando i cittadini europei. Detto in parole povere, gli agricoltori europei si dovrebbero trasformare in ‘parassiti’ per la bella faccia degli industriali europei, tedeschi in primo luogo. Tra qualche anno, ovviamente, i soldi Ue scomparirebbero e gli agricoltori europei resterebbero senza nulla in mano. Il tutto per consentire alla Germania di vendere le proprie auto in Sudamerica, insieme ad altre industrie europee, oggi quasi fallite. Anche queste ultime si dovrebbero salvare vendendo i propri prodotti industriali, sempre in Sudamerica. Gli agricoltori europei accetteranno di farsi massacrare? Ci sembra assai improbabile…