Piaccia o no, Trump è riuscito a ‘schiacciare’ Cina, Russia e in parte la stessa Unione europea sul regime dispotico di Teheran

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Un dato è sotto gli occhi di tutti: la rivolta della popolazione in corso in Iran ha ‘schiacciato’ la Cina e la Russia sul regime degli ayatollah iraniano. Che gli piaccia o no, Xi Jinping e Vladimir Putin sono costretti a difendere l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Islam persiano. I comunisti di Pechino e i pragmatici di Mosca sono costretti a bere l’amaro calice della teocrazia sciita. Sono le inesorabili leggi della geopolitica. I cinesi non possono rinunciare al petrolio iraniano e, soprattutto, non possono perdere l’influenza che esercitano nel Golfo Persico. La Russia non ha bisogno di petrolio ma da alleata di ferro della Cina, a propria volta, non può fare a meno di difendere il regime islamico di Teheran. Tace il Governo dell’India, Paese alleato di Cina e Russia. Per dirla in breve, un rigoroso silenzio sulla rivolta popolare in corso in Iran contraddistingue i Paesi del BRICS, alleanza fondata da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (che oggi associa anche Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e, dal 2025, anche l’Indonesia) in chiave anti dollaro americano. Costretto al silenzio anche il Governo della Corea del Nord, altro Paese alleato di Cina e Russia.

A ruota lo sputtanamento si estende alle ‘sinistre’, vere o presunte, dei Paesi occidentali, Unione europea in testa ma anche Canada e Regno Unito. I ‘progressisti’ di un Occidente oggi schierati contro l’America di Donald Trump sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi: blaterano qualcosa sulle rivolte popolari in corso nella ex Persia ma non possono accettare l’idea che gli unici Paesi occidentali che stanno difendendo a spada tratta i ribelli iraniani sono gli americani e Israele. Inevitabili le battute ironiche sulla ‘Flottiglia’, partita a razzo per difendere la causa palestinese e oggi e con le vele ammainate rispetto alle rivolte iraniane. Tanto che oggi qualcuno si chiede: qualche mese fa difendevano i palestinesi o attaccavano gli israeliani? La brutta figura non risparmia le ‘femministe’, sempre occidentali, che, di fatto, tacciono davanti alle ragazze iraniane che protestano per le strade delle città iraniane contro un regime oppressivo rischiando la vita. Anzi, in molti casi, perdendo la vita. La verità è che l’America di Trump, che sottotraccia, con molta probabilità, alimenta la rivolta in Iran, li ha messi tutti all’angolo della storia.

Il direttore de Il Riformista, Claudio Velardi, in un video che spopola sul web, ironizza sulle femministe e sulla sinistra italiana (qui il video: https://www.facebook.com/watch/?v=1596559124914099). E racconta che, davanti alle proteste delle ragazze iraniane ammazzate per le strade, i ‘capi’ del Partito Democratico hanno invitato al silenzio i propri dirigenti, in attesa dell’arrivo del ‘verbo’ di Giuseppe Conte, oggi a capo di un Movimento 5 Stelle in caduta libera, passato dagli oltre 10 milioni di voti alle elezioni politiche del 2018 al tracollo delle ultime elezioni regionali: dato che, se verrà confermato alle prossime elezioni politiche, scaraventerebbe i grillini al 5-6%: un disastro politico e culturale, prima che elettorale. Numero uno di un Movimento 5 Stelle che barcolla, pur non avendo vinto una sola elezione Conte rimane non soltanto a capo dei grillini ma è anche il punto di riferimento del cosiddetto ‘Campo largo’. Pur essendo minoranza, il PD, come fa notare Velardi, dipende da Conte. Che, intervenendo in Parlamento, ha cercato anche lui di barcamenarsi. Basta seguire gli interventi in Parlamento dei grillini, degli esponenti del PD e dei Verdi per capire che questi non sanno cosa dire e, soprattutto, non sanno cosa fare. Gridano che, in materia di democrazia, non prendono lezioni da nessuno ma gli eccidi che vanno in scena in Iran sono duri da mandare giù.

La realtà è che Trump, giocando contemporaneamente sui sei o sette tavoli, dall’Ucraina a Gaza, dalla Groenlandia alla Nigeria, dall’Unione europea all’Iran, li sbatte di qua e di là. Nelle ultime ore ha dato sostegno al popolo iraniano in rivolta: “Resistete che stiamo arrivando”, ha detto. E purtroppo non scherza. A differenza dei politici italiani di centrodestra e di centrosinistra, che passano il tempo a prendere per i fondelli gli italiani che vanno ancora a votare (pochi, in verità: meno di 4 su 10, stando alle ultime elezioni in sei Regioni del nostro Paese), l’attuale presidente americano quando dice una cosa la fa. In campagna elettorale ha detto che avrebbe bloccato i migranti che arrivano in America dal confine tra Messico e Texas e lo sta facendo. Ha detto che avrebbe attaccato i ‘Cartelli’ della droga del Sudamerica e ha già effettuato il primo blitz in Venezuela: la vicenda di questo Paese è complicata ma negare che ci sia di mezzo il commercio di cocaina è da ingenui e disinformati. Durante la ‘Guerra dei 12 giorni’ tra Israele e Iran Trump ha detto che avrebbe attaccato in territorio iraniano: e così è stato. Ora dice che si prepara ad attaccare l’Iran. Non c’è da scherzare.
Che la cosa sia seria lo certifica un canale Telegram molto informato sulla Russia. Che, ieri, ha pubblicato un paio di post molto precisi. “Gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran nei prossimi giorni Questo non sarà un attacco limitato ma un attacco potente, progettato per rovesciare l’attuale regime”. E ancora: “L’Indice Pizza è aumentato del 1000%: i locali dell’area del Pentagono traboccano di ordini. Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti si sta preparando a qualcosa”. Si parla anche del “decollo dei bombardieri strategici B-52H dell’Aeronautica Militare statunitense… secondo quanto riportato dai canali di monitoraggio”. Per la cronaca, l’Indice Pizza e il numero di clienti nei bar di solito indicano il livello di affollamento del Pentagono. “Prima dell’arresto di Maduro l’indice era aumentato del 700%, ora è del 1000%”, si legge nel post.

Giustamente, gli osservatori di fatti internazionali si interrogano: davanti a un attacco americano in Iran i cinesi e i russi che faranno? Qualcuno risponde: quello che hanno fatto quando i missili statunitensi hanno colpito l’Iran: nulla. Del resto, che dovrebbero fare? La Russia, di fatto con la ‘benedizione’ dell’America di Trump, sta ultimando non soltanto la conquista delle Regioni ucraine filo-russe ma sta lasciando senza corrente elettrica in pieno Inverno quasi tutto l’Ucraina. La Russia di Putin, ormai, non si accontenta di prendersi i territori filo-russi: vuole costringere non meno di 25 milioni di cittadini ucraini ad emigrare in Europa, invadendo, in primo luogo, Polonia e Germania. E ci sta riuscendo. E infatti l’Unione europea si sta arrendendo. E’ un caso che gli ‘europeisti’, con in testa il capo del Governo italiano, Giorgia Meloni, dicano che è arrivato il momento di parlare con la Russia? Fino a qualche settimana fa erano tutti ‘sparati’ contro il Paese di Putin: ora vogliono fantozzianamente trattare con la Russia… E cosa vogliono trattare se non una resa camuffata semanticamente da chissà quali formule? Ma i russi tirano dritto: continuano ad avanzare in territorio ucraino e bombardano senza tregua centrali elettriche e acquedotti per lasciare i cittadini di questo Paese senza elettricità e senz’acqua. Qualche osservatore occidentale ‘acuto’ fa notare che l’avanzata dei russi in Ucraina è lenta. S’illudono che si tratti di debolezza del Paese di Putin. In realtà, la lentezza fa parte della strategia russa che, così facendo, logorano l’Ucraina, logorano l’Unione europea (che in questa guerra ci mette i soldi), logorano la NATO.

Insomma, i russi, in caso di attacco americano in Iran non reagiranno. Hanno armi e soldati per farlo ma non possono aprire un secondo fronte di guerra. Per giunta contro un’America che gli ha dato e continua a dargli mano libera in Ucraina. E i cinesi? Non sono nelle condizioni militari per intervenire. Certo, se ci sarà un attacco americano all’Iran – e tutto lo lascia pensare – i cinesi potrebbero andare a strepitare all’ONU: imperialismo di qua, cattivi americani di là. Ma Trump li ha fregati perché sarebbero costretti a difendere il regime iraniano che sta massacrando la popolazione civile di questo Paese. L’attuale presidente americano sta costringendo i media occidentali a lui invisi a sminuire le stragi in corso in Iran.

Quando potrebbero attaccare gli americani? La risposta non è semplice. Il regime iraniano si difende diffondendo immagini di piazze piene di gente che inneggia al regime degli ayatollah. Magari non saranno tantissimi. Ma è indubbio che una parte della popolazione iraniana sta con gli ayatollah. Questo significa che un intervento militare in Iran fomenterebbe la guerra civile. Non solo. Come hanno dimostrato durante la breve guerra contro Israele, gli iraniani sono armati fino ai denti. Ed è anche logico, perché russi e cinesi, in questi anni, hanno aiutato in tutti i modi il regime teocratico degli ayatollah. Gli americani debbono attaccare ma debbono essere sicuri di controllare gli eventuali contraccolpi. Sono in grado di farlo? Non è facile rispondere a questa domanda. L’unica cosa certa è che il regime islamico degli ayatollah si difenderà e avrà al proprio fianco gli aiuti di Cina e Russia. Questo spiega anche l’atteggiamento da don Abbondio dell’Unione europea, che non si è schierata in difesa del popolo iraniano in rivolta proprio per evitare ritorsioni da parte dell’Iran: il celebre coraggio manzoniano… Se guerra ci sarà, ebbene, non sarà una guerra lampo come il blitz in Venezuela. Sarà una guerra difficile che logorerà gli Stati Uniti d’America ma soprattutto la Cina e la stessa Russia, due Paesi che si sputtaneranno a vita per aver difeso un regime non esattamente democratico.