14 Ottobre 2026

Accordo tra Trump e Putin sul gasolio: mano tesa degli USA alla Russia con un notevole sostegno economico per piegare entro Dicembre l’Ucraina

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di Giulio Ambrosetti

Certe volte l’antipatia è una cattiva consigliera. E’ il caso dell’Unione europea, i cui governanti non riescono più ad essere sereni quando si pronunciano sul presidente americano, Donald Trump, e sul presidente russo, Vladimir Putin. Ogni atto compiuto dai due agli occhi dei ‘capi’ UE e della stragrande maggioranza dei media europei o è sbagliato, o è inutile, o è dannoso e bla bla bla. Sono così accecati dall’astio verso Trump e Putin che non riescono nemmeno a capire il significato geopolitico, e quindi economico, degli atti adottati dai due.
Clamorosa, per certi versi, è la reazione all’accordo sul gasolio tra USA e Russia reso noto qualche giorno fa da Trump. In base a quest’intesa, i russi, in tempi brevi, faranno arrivare in America poco meno di 5 milioni di tonnellate di gasolio. All’inizio la reazione degli esponenti di alto rango dell’Unione europea è stata rabbiosa: l’America, acquistando gasolio russo, sta tradendo l’Ucraina, perché aiuta il Paese di Putin. Senza nemmeno riflettere la Commissione europea ha varato l’ennesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Un paio di giorni dopo gli ‘analisti’, o presunti tali, targati UE hanno fatto sapere che il quantitativo di gasolio acquistato dagli americani è “ininfluente”, addirittura sarebbe una parte “millesimale” dei consumi americani di gasolio. Ma allora perché hanno approvato a tamburo battente altre sanzioni alla Russia? Prima di agire non sarebbe opportuno conoscere i fatti e riflettere?

Proviamo adesso a illustrare come stanno i fatti. Cominciando con sottolineare che l’unica cosa che i governanti UE hanno capito di questa storia è che il gasolio acquistato dagli americani resterà in America e non arriverà in Europa. Dove il prezzo è destinato a salire non appena l’Unione europea bloccherà l’uso un po’ folle delle scorte. Per il resto, i governanti UE hanno preso e continuano a prendere lucciole per lanterne, accecati come sono dalla citata antipatia, se non dall’odio, verso Trump e Putin. Per cercare di capire il significato di questo accordo bisogna partire dalla Russia: lo snodo è lì. Da poco più di un mese, approfittando del fatto che ucraini e alleati (leggere NATO) hanno praticamente esaurito i cosiddetti missili intercettori, i russi bombardano giorno e notte non solo Kiev ma decine di città e siti ucraini. Questo passaggio è fondamentale e, con molta probabilità, spiega per il 90 per cento il senso dell’accordo tra Trump e Putin. Bombardare da oltre un mese sette, otto, dieci città ucraine giorno e notte con missili ipersonici e droni ha un costo notevole. I missili ipersonici sono molto costosi e anche i droni russi non sono gratuiti. I droni ‘leggeri’ costano poco; i droni kamikaze molto sofisticati utilizzati in questa fase della guerra dai russi costano molto di più dei droni da guerra tradizionali.
La strategia russa è piuttosto semplice: non dare tregua ai militari ucraini, ai loro alleati e, soprattutto, non dare tregua alla popolazione di questo Paese. I russi, oltre a colpire zone abitate (cosa che fanno anche gli ucraini e i loro alleati bombardando la Russia), distruggono le centrali elettriche e altre infrastrutture: per esempio, i ponti, le linee ferroviarie, le strade, gli acquedotti e via continuando. L’obiettivo dei russi è costringere la popolazione ucraina ad abbandonare i luoghi in cui vivono per fuggire verso l’Europa in vista di un Inverno che si annuncia pericoloso per mancanza di energia e riscaldamenti. Il punto in questione è importante: perché questo avviene proprio mentre alcuni Paesi europei stanno provando, senza grande successo, a ‘convincere’ i giovani ucraini presenti nei Paesi UE a tornare in Ucraina per combattere contro i russi.
Ovviamente i giovani ucraini si rifiutano di tornare nel proprio Paese. La retorica della guerra ormai non attacca più tra i ragazzi. Questo non soltanto in Ucraina ma un po’ dovunque. Clamoroso il caso della Germania che ha provato ad arruolare i giovani nell’esercito ed è stato un totale fiasco! Insomma, mentre è in corso questo tira e molla tra Governi europei e giovani ucraini, i russi, bombardando giorno e notte l’Ucraina, contano di far arrivare in Europa altri milioni di profughi ucraini. Da qui il caos tra Governi UE che cercano di convincere i giovani ucraini ad andarsene (per esempio con il secco taglio dei sussidi) e altri ucraini che arrivano. Questa partita un po’ inumana, che si gioca nel silenzio quasi totale dei media, spiega il crescente nervosismo dei Paesi dell’Europa orientale dove arrivano i profughi ucraini.

Un’altra voce di costi importante per la Russia è il controllo dei confini tra l’Ucraina e Moldavia, Romania, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Ormai da oltre due mesi i russi tengono sotto stretta osservazione i confini fra Ucraina e questi Paesi per impedire il passaggio di armi e di aiuti vari al Paese di Volodymyr Zelenskyj. I russi possono solo intervenire quando i carichi di armi e di aiuti hanno oltrepassato i confini e sono entrati in territorio ucraino. Se sono armi di poco conto e aiuti minimi li lasciano passare; se sono carichi e aiuti importanti li bombardano. Ci sarebbero anche i confini con la Bielorussia: ma questo Paese è alleato della Russia e non fa certo passare armi e aiuti verso l’Ucraina. Anche quest’azione di controllo ha un costo notevole che i russi debbono affrontare.
Di più. Da oltre due mesi la guerra si è trasferita nel Mar Nero. I russi tengono sotto controllo un tratto di mare molto ampio per bombardare le navi che trasportano armi, grano e altri prodotti agricoli ucraini. Negli ultimi cinque-sei giorni i russi hanno colpito con i droni quattro navi direttamente o indirettamente collegate con l’Ucraina. E’ un po’ quello che fanno gli americani nel Golfo. Se, per l’appunto, nel Golfo gli USA impediscono alle navi petroliere iraniane di uscire e vendere il petrolio, i pistacchi, lo zafferano (che, per inciso, è pregiatissimo: e per l’Iran, primo Paese al mondo per la produzione di zafferano, è un problema economico enorme) e, contemporaneamente, impediscono ad altre navi di entrare per raggiungere l’Iran con aiuti, soprattutto alimentari, allo stesso modo i russi stanno impedendo all’Ucraina di ricevere armi e aiuti dal Mar Nero e, soprattutto, gli impediscono di commercializzare grano e altri prodotti agricoli (per esempio, olio di girasole). Anche questa battaglia navale, per i russi, ha un costo che va sostenuto.
La quarta voce dei costi – anche in questo caso non indifferente – è la difesa. I russi hanno potenziato la protezione di infrastrutture, raffinerie e città con missili intercettori per bloccare i continui attacchi di ucraini e NATO. Noi sappiamo poco o nulla di questi attacchi: gli ucraini li comunicano sono quando centrano un bersaglio, i russi non comunicano, se non per rispondere agli ucraini. Anche questa difesa ha un costo notevole per la Russia.
Tirando le somme, il Paese di Putin deve sostenere: 1) i costi notevoli dei bombardamenti in Ucraina che vanno avanti da oltre un mese con missili ipersonici e droni sofisticati; 2) i costi per tenere sotto stretta sorveglianza i confini tra Ucraina e Moldavia, Romania, Ungheria, Polonia e Slovacchia; 3) i costi per la costosa guerra nel Mar Nero; 4) i costi per la difesa dagli attacchi ucraini coordinati con la NATO. Certi media globalisti, schierati con il Paese di Zelenskyj, segnalano baldanzosi che i russi hanno perso territori conquistati in Ucraina. La realtà è un po’ diversa. Per risparmiare i russi hanno smesso di conquistare parti del Donbass e difendono meno altri territori conquistati perché sono concentrati ad attaccare infrastrutture e città ucraine. Sono convinti che entro Dicembre la guerra sarà finita con la sconfitta dell’Ucraina e contano di prendersi le Regioni ucraine filorusse.
Detto questo, già un mese e mezzo fa i russi erano in grande affanno economico. Ed è allora, e non da qualche giorno, che in aiuto della Russia di Putin è intervenuta l’America di Trump. Se fate una ricerca sulla rete troverete la notizia che l’accordo sul gasolio tra americani e russi risale all’ultima decade di Settembre. A quanto pare negli USA sarebbero già arrivati due, forse tre carichi di gasolio da 250 mila-300 mila tonnellate cadauno. Non è facile capire quanto incasserà la Russia vendendo poco meno di 5 milioni di tonnellate di gasolio agli Stati Uniti. Quello che si sa è che oggi il costo del gasolio in America è pari a 1.528 dollari/tonnellata. In realtà, non sappiamo quale sia il prezzo concordato tra Trump e Putin. Ciò che sappiamo è che USA e Russia, dalla guerra del Golfo in poi, hanno guadagnato un sacco si soldi vendendo petrolio e gas, se è vero che il prezzo del petrolio è raddoppiato e il prezzo del gas è triplicato. Per citare un esempio, i Paesi dell’Unione europea, da quando è iniziata la guerra nel Golfo, hanno acquistato dai russi oltre 280 miliardi di euro di petrolio, alla faccia delle sanzioni contro Mosca! Gli europei hanno acquistato, in minor misura, anche gas russo (poco meno di 10 miliardi di euro il valore). Questo ci dice che le polemiche sollevate dai vertici dell’Unione europea contro l’America di Trump che acquista gasolio russo fanno sorridere!
Riassumendo, il dato certo è che, pur incassando una barca di soldi vendendo petrolio e gas in mezzo Pianeta, la Russia (che è il secondo Paese al mondo per la produzione di questi due idrocarburi dopo di USA), un mese fa era già in difficoltà economica, perché gli esborsi per sostenere la guerra in Ucraina, entrata ormai in una fase cruciale, superavano già le entrate, anche se cospicue. Da qui il sostegno USA. Ci guadagna l’America con l’intesa sul gasolio russo? Certo! Chi racconta che quasi 5 milioni di tonnellate di gasolio, per l’America, sono “una quantità infinitesimale” dovrebbe fare meglio i conti. Gli USA consumano in un anno poco più di 180 milioni di tonnellate. Sono circa 15 milioni di tonnellate circa al mese. Ebbene, 5 milioni di tonnellate di gasolio in tre mesi sono poco più del 5% dei consumi in tre mesi: non è esattamente un numero “infinitesimale”. Poi, in realtà, noi sappiamo solo quello che comunicano ufficialmente Trump e Putin: e non è detto che sia la verità.
C’è un secondo elemento da non sottovalutare: la stragrande maggioranza dei cittadini americani non tifa per l’Ucraina. Questo perché in tanti considerano sbagliato aver inviato a questo Paese decine e decine di miliardi di dollari. Tant’è vero che Trump, quando si è insediato alla Casa Bianca, ha smesso di finanziare l’Ucraina che è sostenuta soprattutto dall’Unione europea. E l’ha fatto mantenendo la promessa che aveva fatto in campagna elettorale. “La guerra in Ucraina è dei Democratici, non la mia e dei Repubblicani”, ha sempre detto Trump. Tanti cittadini americani guardano con favore alla fine della guerra in Ucraina, possibilmente con la sconfitta dell’attuale regime di questo Paese. La mossa di Trump farà guadagnare voti al partito del presidente – il Partito Repubblicano – in vista delle imminenti elezioni di medio termine.
Abbiamo possibili riscontri oggettivi per capire se l’accordo Trump-Putin funzionerà? Assolutamente sì. Se la Russia continuerà a bombardare senza tregua città e infrastrutture ucraine – e pare che lo stia facendo – significa che l’intesa, per il Paese di Putin, sta funzionando. Poi bisognerà vedere se il prezzo del gasolio si abbasserà in America e, soprattutto, come evolverà la guerra nel Golfo. Ricordiamoci che la Russia è alleata di ferro della Cina ed è impossibile pensare che Pechino non sia stata informata dell’accordo sul gasolio Trump-Putin. Qualcuno dice che entro Dicembre cadranno, contemporaneamente, il regime di Zelenskyj e il regime teocratico iraniano. Sarà così?

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