Crisi energetica globale e crisi economica francese. E l’ombra di una “fuga” dei grandi investitoti internazionali dall’euro. Resisterà l’Unione europea?
Per provare a illustrare quello che sta succedendo nell’Unione europea e, quindi a che in Italia bisogna partire dalla Francia. Agli osservatori attenti non sfugge la notizia che, la prossima settimana, il Governo di Sébastien Lecornu dovrebbe presentare una manovra economica e finanziaria ‘lacrime e sangue’. Guarda caso, una decina di giorni prima sono cominciate le proteste, con oltre 400 licei e una trentina di atenei chiusi e scontri nelle piazze tra studenti e forze dell’ordine. C’è chi sussurra che, a soffiare sul fuoco della protesta popolare, ci sia la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise. Sarà sicuramente così, anche se molti studenti dicono che il movimento è spontaneo. Un fatto comunque è certo: molto difficilmente, con le proteste di piazza in corso, il Governo francese riuscirà a varare la manovra di contenimento dei conti pubblici.
Non è una novità. Fino ad oggi, anche grazie alle proteste popolari, la Francia ha evitato le penalizzazioni economiche che, invece, sono state appioppate in questi anni all’Italia. Basta fare un raffronto sull’età pensionistica: in Francia si va in pensione a 62 anni, in Italia, dal prossimo anno, si andrà in pensione a quasi 68 anni. In Francia, quando il Governo prova ad aumentare l’età pensionabile, i cittadini scendono in piazza e bloccano tutto. In Italia quando il Governo ‘europeista’ di Mario Monti ha aumentato l’età pensionabile i cittadini italiani sono rimasti in casa. Solo i cosiddetti ‘esodati’ hanno piagnucolato un po’. I cittadini italiani sopportano tutto, i francesi no. I cittadini italiani, nel giro di qualche giorno, in massima parte, da fascisti diventarono antifascisti. In Francia hanno fatto la Rivoluzione tagliando la testa ai regnanti.
La differenza non è di poco conto.Il popolo francese è abituato a lottare. Ma è innegabile che la politica francese strumentalizzi la protesta popolare per ignorare le prescrizioni dell’Unione Europea. Magari in combutta con i vertici della stessa UE. Questa può sembrare un’affermazione forte, ma non lo è: è la pura verità. Qualche esempio concreto. Si accusa l’Italia di avere un alto debito pubblico: 3 mila e 200 miliardi di euro. Proprio in questi giorni, per la seconda volta, il nostro Paese, per uno 0,1 non ha raggiunto il 3%. Per essere precisi, il rapporto deficit/PIL dell’Italia (PIL è un acronico che sta per Prodotto Interno Lordo), per il 2025, è stato confermato dall’Istat al 3,1%, superando di poco il limite europeo del 3%. A causa di questo 0,1 l’Italia è rimasta sotto procedura di infrazione per disavanzo eccessivo. E ha perso fondi per decine e decine di miliardi di euro. Queste sono le ‘leggi economiche’ dell’Unione Europea dell’euro.
Vediamo adesso il raffronto con la Francia. Anche se la notizia, chissà perché, non viene molto gettonata, la Francia ‘viaggia’ con un debito pubblico maggiore di quello italiano: quasi 3 mila e 600 miliardi di euro, ovvero 400 miliardi di euro in più. Non solo. Quest’anno la Francia dovrebbe chiudere con un disavanzo del 5,4% del PIL, 2,4 punti in più del limite del 3% imposto dall’Unione Europea. Anche su questo fronte i ‘cugini’ francesi sono messi peggio dell’Italia. Eppure… Interessante il raffronto tra la manovra economica e finanziaria 2026 dell’Italia e la manovra economica e finanziaria 2026 della Francia. Nel nostro Paese il Governo di Giorgia Meloni, a fine 2025, ha messo su una manovra micragnosa di appena 21 miliardi di euro, senza fare un solo euro di debito. La Francia, sempre a fine 2025, ha messo su una manovra 2026 di oltre 60 miliardi di euro tutti a debito!
Non sempre i cittadini italiani vengono informati su tali passaggi. Ci dovrebbe pensare il servizio pubblico, no? Ed è un peccato, perché nel Dicembre del 2025 i conti della Francia non erano molto migliori di quelli di oggi. Eppure la ‘rigorosa’ Commissione europea di Ursula von der Leyen, così severa per i conti pubblici italiani, ha chiuso tutt’e due gli occhi davanti alla manovra 2026 da oltre 60 miliardi di euro – ribadiamo: tutta a debito – della Francia. Che l’Unione europea sia dominata da tedeschi e francesi ci sono pochi dubbi. Ma superare i limiti di guardia, com’è accaduto quest’anno, può risultare estremamente pericoloso. Anche perché qualcosa, alla fine, trapela. Il 6 Settembre dello scorso anno il quotidiano La Verità pubblica un articolo che suscita molto stupore. Titolo: “Toh, c’è l’aiutino della Lagarde per salvare lo spread francese (qui l’articolo: https://www.laverita.info/le-firme/lagarde-bce-aiuta-francia-spread). Non è una notizia di poco conto: anzi! Chrisine Lagarde è la presidente della BCE, la Banca Centrale Europea che, lo ricordiamo, è una banca privata e non pubblica come quella degli Stati Uniti d’America o di altri Paesi. Già è singolare che i 27 Paesi europei, in materia di credito, prendano ordini da una banca privata! Se poi tale banca aiuta un Paese – guarda caso il Paese che esprime il presidente: la Lagarde è infatti francese – beh, la cosa diventa veramente incredibile.
Certo, in queste ore il Governo Meloni ha avuto il via libera dalla Commissione europea per fare debito per circa 29 miliardi di euro in due anni. Fatti quattro conti, meno di un quarto di debito che la Francia ha fatto nel solo 2026. Di fatto, siamo davanti a un’Unione europea che utilizza due pesi e due misure. Con il Parlamento francese che, grazie alle proteste popolari, si guarderà bene di approvare una manovra ‘lacrime e sangue’ con tagli di almeno 50 miliardi di euro. Magari il Governo Lecornu ci proverà, o farà finta di provarci. Ma la manovra non passerà e la Francia farà un’altra manovra a debito mentre in Italia ‘si lecca la sarda’. Però c’è un però. E qui entriamo in un campo minato: il contesto economico, finanziario, commerciale e bancario mondiale che non è più dominato dal globalismo. Che significa? Che l’Unione europea ultra-liberista e globalista non ha più il ‘paracadute’. Vediamo che sta succedendo.
Gli imbrogli contabili dell’Unione europea che favoriscono sempre Germania e Francia vanno bene nella stessa Unione europea, vanno bene all’America governata dai Democratici ultra-liberisti e globalisti. Ma non vanno bene all’America di Donald Trump. E non va bene più nemmeno alla Cina che, in questi giorni, ha appioppato un dazio del 55% alle importazioni di carne bovina provenienti dal Brasile. Piaccia o no, l’economia mondiale è cambiata. E’ sempre meno ultra-liberista e sempre più sovranista. In queste ore l’Unione europea è stata costretta ad attingere alle proprie riserve di gasolio, perché il Governo federale americano ha bloccato le esportazioni. La notizia è stata edulcorata dai media europei. Ma la realtà è questa: ed è una realtà che potrebbe sortire effetti nefasti, anche nel breve periodo. Perché intaccare le riserve di gasolio nel pieno di una crisi energetica globale è pericolosissimo. Soprattutto per l’Italia che, dal 2016 ad oggi ha, di fatto, smantellato le raffinerie di Porto Marghera, di Gela e di Livorno nel nome del Green Deal.
Ma potrebbe esserci di peggio. Ormai da alcuni giorni assistiamo a un apprezzamento del dollaro americano sull’euro. Per ora il cambio è pari a 1 € = ~1,12 $. Potrebbe sembrare un fatto positivo, perché l’Unione europea è agevolata nell’export verso gli USA. Ma… Ma sotto potrebbe esserci dell’altro. Cosa? Per esempio, una ‘fuga’ degli investitori dall’euro. Gli imbrogli contabili ‘europeisti’, come già accennato, vanno bene nell’Unione europea. Ma gli investitori internazionali non perdonano. E seguono una legge universale immortalata in una battuta dal grande economista John Kenneth Galbraith: “Prima o poi il denaro si separa dagli stupidi”. L’Unione europea è priva di petrolio e gas e, in alcuni casi, ha effettuato investimenti sbagliati nelle energie rinnovabili: clamoroso il caso della Germania che ha investito somme enormi dell’eolico calcolando male il vento… Per non parlare della Libia che potrebbe interrompere il flusso di petrolio verso l’Europa. L’Unione europea finanzia l’Ucraina che bombarda le raffinerie russe: in pratica, si dà la zappa sui piedi, perché riduce l’offerta mondiale di benzina e gasolio. In più, gli investitori internazionali sanno benissimo che l’economia francese è vicina al tracollo. Sono ottime ragioni per vendere euro e acquistare dollari americani o altre valute. Si avvicina la fine dell’euro?
Leggiamo un post di un canale Telegram vicino alla Russia. Un giornalista chiede a Vladimir Putin: “Forse è giunto il momento di smantellare l’UE e trattare con i singoli Stati?” Putin: “Non c’è bisogno. Si dissolveranno da soli.” E ancora: “Non interrompere mai il tuo nemico mentre sta commettendo un errore… Mosca non ha bisogno di una strategia per smantellare l’UE, perché la pressione sta già arrivando dall’interno del blocco: stagnazione economica, aumento del debito, disaccordi sulla Russia e il crescente conflitto tra gli interessi nazionali e le decisioni prese collettivamente a Bruxelles. La strategia più saggia è, essenzialmente, non interrompere il processo”. Più chiaro di così…
