DONNE SERIAL KILLER: IL CASO LEONARDA CIANCIULLI

Angela Ganci

Psicologo psicoterapeuta, giornalista, docente

Risale al 2010 la celebre pubblicazione di Mastronardi e Sanvitale dal titolo Leonarda Cianciulli. La saponificatrice, che segue fedelmente le vicende di cronaca legate a uno dei casi giudiziari più sconvolgenti d’Italia, coinvolgenti una “Donna qualsiasi, affabile, amichevole, insospettabile nel suo reale volto di crudeltà, sadismo e sete di profitto e potere”.

Ripercorrendo la storia evolutiva della Cianciulli, si notano subito delle problematiche di fondo che hanno segnato la sua età adulta e aiutano a spiegare il virare del comportamento della donna lungo un versante criminale.

Leonarda nasce a Montella, piccolo comune campano, il 18 aprile 1893: considerata “frutto indesiderato” di una violenza carnale, “colpa della vergogna”, perciò odiata dalla madre fin dal primo giorno del suo concepimento, passerà l’intera vita alla ricerca di un amore da ricevere (e da donare).

La sua è un’infanzia triste, segnata da un bisogno d’amore vorace: nel celebre Memoriale “Le confessioni di un’anima amareggiata”, scritto durante gli anni del carcere, Leonarda descriverà benissimo tutto il desiderio negato d’amore, e i tentativi di suicidio mai riusciti, al fine di porre termine all’infelicità percepita.

Brutta nell’aspetto, è apprezzata per la simpatia, al punto da circondarsi da amiche, in cerca di consigli e colme di problematicità, che la Cianciulli avrebbe, a sua detta, risolto.

Ecco che si profila il volto della futura Serial Killer, amabile e subdola, servizievole e prodiga di attenzioni per i più sfortunati, alla ricerca del profitto sotto un apparente volto di normalità e bontà d’animo, come nella migliore tradizione criminale.

Una donna all’apparenza buona, materna, una mamma che avrà in tutto diciassette gravidanze con tre parti prematuri, e solo quattro figli sopravvissuti. Una donna-mamma tormentata da una madre che le getta una maledizione terribile: avrebbe perso tutti i figli, paura a cui la Cianciulli risponderà al meglio delle sue “strategie”.

Ecco che, per salvare i suoi figli, le appare in soccorso la Madonna, con un bambino nero fra le braccia, che le dice che, per allontanare la disgrazia dai suoi figli, deve sacrificare altrettante vittime umane.

Vittime umane con tre nomi precisi: Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Cacioppo, donne fragili, alla ricerca di amore e disposte a tutto, che cadranno nella Tela tessuta abilmente dalla Cianciulli.

Tralasciando il Modus Operandi, di per sé particolarmente macabro, che il lettore potrà appurare facilmente dalle cronache dell’epoca, attraverso un processo travagliato, pieno di colpi di scena e cambiamenti di versione, ecco il nodo da sciogliere: la Cianciulli ha commesso i delitti coscientemente o è solamente “pazza”?

Insomma, l’assassina ha ucciso le sue vittime in piena lucidità per appropriarsi dei loro beni? Ovvero è inferma di mente e credeva davvero di pagare con il sangue di persone innocenti la vita di suo figlio?

Due le versioni degli esperti: secondo la prima perizia psichiatrica in ordine di deposizione, la donna era resa non imputabile, quindi non punibile, da un’esasperazione dell’istinto materno ed era effettivamente convinta di salvare i figli immolando al loro posto altrettanti innocenti.

Prendendo spunto, però, da un’ulteriore perizia, la Corte di Assise di Reggio Emilia stabilisce per la Cianciulli la semi-infermità di mente, condannandola alla pena complessiva di anni 30 di reclusione, alle spese processuali comprese quelle di mantenimento in carcere e al risarcimento dei danni verso le parti civili.

Morirà a 78 anni nel manicomio criminale di Pozzuoli, il 15 ottobre del 1970, stroncata da un’apoplessia celebrale. Viene sepolta in una fossa comune della città campana.

Se ancora il dubbio persiste nell’opinione pubblica e questa vicenda non smette di fare rabbrividire per la sua atrocità, riecheggiano ancora nelle orecchie di quanti conoscono la vicenda le parole della stessa Cianciulli che, al di là di ogni controversia processuale, fanno ragionare sul “prezzo” dell’amore: “Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre”.

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