Elezioni in Israele: come fanno certi media a sostenere, con il 10% delle schede ancora da scrutinare, che non cambierà niente? Sono maghi?
Il 4 Novembre prossimo, quando verranno resi noti i risultati finali delle elezioni la ripartizione dei seggi attuale potrebbe cambiare radicalmente. Proviamo a illustrare quello che potrebbe succedere, tenendo conto che la stragrande maggioranza dei circa 650 mila elettori dei quali non si conosce ancora il voto è composta da militari
di Giulio Ambrosetti
Si rimane un po’ perplessi nell’ascoltare e nel leggere i risultati finali delle elezioni politiche andate in scena in Israele con largo anticipo. La ripartizione finale dei seggi è prevista per il 4 Novembre.
Come fanno tanti media a sostenere che, con il completamento dello scrutinio delle schede, “la situazione non cambierà”? Chi conosce, anche per grandi linee, il sistema elettorale israeliano sa che le cose non sono affatto così semplici. Il Parlamento di Israele, il cui nome è Knesset, è composto da 120 parlamentari. Fino a questo momento risulta scrutinato il 90% delle schede. All’appello mancano le cosiddette “doppie buste”, ovvero le schede votate che arrivano dagli elettori che non sono stati presenti nel seggi elettorali: militari impegnati nella guerra (che, lo ricordiamo, è ancora in corso), i cittadini ricoverati negli ospedali, i diplomatici che vivono all’estero e i detenuti. Si tratta di circa 650 mila elettori che dovrebbero corrispondere al 10% circa degli elettori israeliani aventi diritto.
Che significa tutto questo? In primo luogo che la ripartizione dei seggi che leggiamo su tutti i media è parziale. Con il 90% delle schede scrutinate il Likud del premier uscente Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu ha conquistato 53 seggi. La formazione politica di opposizione dell’ex generale Gadi Eisenkot, che si chiama partito Yashar, può contare su 48 seggi. I restanti 19 seggi sono andati ai partiti filoarabi. Ribadiamo: si tratta di una ripartizione parziale. La ripartizione finale dei seggi del Parlamento israeliano sarà resa nota il 4 Novembre, quando risulterà scrutinato il 100% delle schede. Una semplice considerazione numerica ci dice che il 10% di 120 è pari a 12. C
iò significa che 12 seggi fino ad ora momentaneamente assegnati sulla base del 90% delle schede scrutinate verrà quasi sicuramente rivisto. Con un risultato finale che potrebbe essere completamente diverso. Analizziamo gli scenari possibili.
La prima considerazione riguarda la ‘qualità’ del 10% delle schede non ancora scrutinate. Nel 95% e forse più dei casi si tratta di militari israeliani in questo momento impegnati nella guerra del Golfo. Facciamo un po’ di fatica a pensare che i militari israeliani impegnati nella guerra contro l’Iran votino per i partiti arabi schierati contro Israele e in favore della Palestina. Cosa stiamo cercando di dire? Che, a nostro modesto avviso, i partiti arabi non dovrebbero prendere molti voti dai militari israeliani. Poi, si sa, tutto è possibile: ma sul piano razionale è molto probabile che la stragrande maggioranza di questo 10% di voti che sono in fase di scrutinio vada al partito di Netanyahu (Likud) e al partito di Gadi (Yashar). Ciò significa, in primo luogo, che i 19 seggi momentaneamente assegnati ai partiti arabi potrebbero scendere a 18, a 17 e anche a 16. Ma la vera partita se la giocheranno, per l’appunto, i partiti di Netanyahu e Gadi.
Noi partiamo dal presupposto, che ci sembra tutto sommato razionale, che i partiti arabi, dallo scrutinio di questo 10% delle schede, non prenderanno neanche un seggio. In ballo ci sono 12 seggi da ridistribuire in base ai voti presi dal partito del Governo uscente e dal partito di opposizione. Abbiamo già accennato ai 48 seggi presi dal partito di opposizione (Yashar).
Teoricamente – anche se ciò appare assai improbabile – il partito di Gadi potrebbe prendere tutt’e 12 i seggi e diventare il primo partito politico di Israele con 60 seggi, esattamente la metà dei seggi del Parlamento israeliano. Gadi non avrebbe la maggioranza assoluta ma potrebbe governare con l’appoggio esterno acciuffato qua e là.
Quella che abbiamo illustrato, definiamolo così, è il primo scenario-limite. C’è un secondo scenario-limite: e cioè che tutti i 12 seggi da ripartire dopo lo scrutinio del 10% delle cosiddette “doppie buste” vadano al Likud, il partito di Netanyahu. In questo caso, il premier uscente raggiungerebbe la maggioranza assoluta in Parlamento e potrebbe dare vita a un nuovo Governo. Si tratta, ribadiamo, di due scenari-limite. La realtà più probabile è che i 12 seggi si distribuiscano tra Likud e Yashar. Può succedere di tutto: può succedere che i militari israeliani impegnati nel conflitto in Medio Oriente siano stanchi e decidano di privilegiare Gadi; ma può anche succedere che i militari israeliani impegnati in guerra la pensino in maggioranza come Netanyahu, che vuole l’eliminazione dell’Iran, di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano. Questo lo vedremo il 4 Novembre.
Oggi, alla luce dei risultati elettorali venuti fuori dallo scrutinio del 90% delle schede possiamo pensare a una leggera preferenza per il Likud di Netanyahu. Tenendoci ‘bassi’, possiamo ipotizzare che sette seggi potrebbero essere riassegnati al Likud e 5 seggi potrebbero andare al partito di Gada (Yashar). Come abbiamo già scritto, il Lukud in questo momento ha 53 seggi assegnati che con i 7 andrebbe a 60 seggi. Netanyahu avrebbe con sé la metà del Parlamento ma non la maggioranza. Potrebbe governare solo con l’appoggio esterno del partito di Gadi (i partiti arabi non sosterrebbero mai Netanyahu). Ma attenzione: il Lukud potrebbe anche conquistare 8 seggi e arrivare a 61 seggi: in questo caso avrebbe la maggioranza assoluta per governare: risicata ma pur sempre maggioranza.
E’ per questo che tutti i media globalisti e i vari Paesi, anche occidentali, che sostengono Iran, Hamas e Hezbollah dicono che la ripartizione dei seggi venuta fuori dallo scrutinio del 90% delle schede “non cambierà”? Come abbiamo raccontato, si tratta di un’affermazione che potrebbe essere smentita dai fatti. Non si tratta di un’ipotesi campata in aria. Il Likud di Netanyahu veniva dato per perdente a quasi il cento per cento dai soliti ‘sondaggi’ e invece è sempre il primo partito con il voto dei cittadini israeliani. Maggioranza relativa dei cittadini ma pur sempre maggioranza. Insomma, non è da escludere che i militari sostengano in massa Netanyahu. E’ un’ipotesi, certo: ma è un’ipotesi da non escludere. Non è che, se si dovesse materializzare lo scenario favorevole al Likud, i media che oggi scrivono e dicono (leggere televisione) che lo scrutinio del 10% delle schede “non potrà alterare gli attuali risultati” cominceranno a gridare ai “brogli elettorali”?
Sarebbe singolare, perché nessuno, o quasi, sta sottolineando con forza che le elezioni discutibili sono state celebrate in Brasile, dove un giudice della Corte Suprema di questo Paese, già legale del presidente Lula, ha deciso di tenere aperti i seggi due ore in più, travolgendo la legge. Tra l’altro, dopo la rielezione un po’ ‘claudicante’ del presidente uscente Lula nessuno ricorda un certo Pirro: eppure il legame fra la vittoria di Pirro e quella di Lula c’è, dal momento che nel Parlamento brasiliano Lula non ha una maggioranza che lo sostiene e può essere mandato a casa in un qualunque momento…
