Perché l’addio alla Lega del generale Vannacci sta provocando un terremoto e tanta paura nel centrodestra, soprattutto tra le fila di Fratelli d’Italia
Può un singolo europarlamentare scatenare una paura matta, soprattutto nelle file di Fratelli d’Italia? A quanto pare sì. Forse perché l’addio alla Lega del generale Roberto Vannacci è qualcosa di più della semplice uscita da un partito. Non si spiega altrimenti il livore non soltanto dei leghisti ma di tutto il centrodestra, a cominciare da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Fa riflettere una precisazione dello stesso Vannacci, che ha detto senza giri di parole che lui rimane legato alla destra. E forse è proprio tale affermazione che preoccupa il partito che guida l’attuale Governo italiano. E il motivo c’è, perché il generale, autore del libro di successo Il mondo al contrario, candidato ed eletto al Parlamento europeo con oltre 500 mila voti, vero e proprio record di preferenze, a differenza delle giravolte trasformiste di tutto il centrodestra del nostro Paese, non ha mai cambiato opinione e non si è mai accodato alle pagliacciate politiche e parlamentari dei suoi compagni di cordata. Questo oggi conta tantissimo, perché la coerenza politica, in Italia, è ormai merce rara. Non a caso l’allontanamento dalla politica da parte dei cittadini è un fenomeno in crescita.
Già, il non voto. Ormai da anni, dalle Alpi alla Sicilia, a votare, alle elezioni politiche, vanno, sì e no, 4 elettori su 10. La percentuale di votanti si alzava un po’ alle elezioni regionali e alle elezioni comunali. Ma adesso anche le elezioni locali registrano un sensibile calo di cittadini che vanno a votare. Impressionante quanto è avvenuto alle recenti elezioni regionali. Lo scorso anno, è noto, sono state celebrate le elezioni in sei Regioni. Ebbene, l’aumento del numero di cittadini che non si sono recati a votare è stato, in media, del 10%. In un caso, addirittura, hanno votato poco meo di 3 elettori su 10!
La politica, in Italia, gode di pessima considerazione tra i cittadini. L’ultima partecipazione al voto che possiamo considerare buona, con riferimento alle elezioni politiche, è stata registrata nel 2018. Otto anni fa il Movimento 5 Stelle conquistò quasi 11 milioni di voti. Un successo travolgente. I grillini si presentavano come rivoluzionari: euroscettici, con grandi dubbi sull’euro e con un programma che avrebbe dovuto sbaragliare la vecchia politica italiana. E’ passata alla storia la promessa solenne: “Apriremo l’Italia come una scatola di tonno”. Ma appena hanno messo piede nella ‘Stanza dei bottoni’ gli allora seguaci di Beppe Grillo si sono trasformati. Sono diventati difensori dell’Unione europea e dell’euro e, invece di cambiare il vecchio sistema politico, lo hanno puntellato. Prima sono andati al Governo con la Lega, poi con il Partito Democratico, formazione politica legata a doppio filo all’Unione europea e, infine, hanno appoggiato il Governo di Mario Draghi, che il filosofo Diego Fusaro dipinge come “euroinomane”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se alle elezioni politiche del prossimo anno i grillini dovessero confermare i voti presi alle ultime regionali, ebbene, supererebbero di poco il milione di voti. Sarebbe un disastro.
Sulla stessa via si è incamminata Giorgia Meloni con il suo Governo. Siamo arrivati al perché, in questo momento, i dirigenti di Fratelli d’Italia sono preoccupatissimi. Non soltanto loro ma tutto il centrodestra sta accusando il generale Vannacci di essere un “traditore”. Ma se si vanno ad esaminare gli impegni elettorali assunti nella campagna elettorale del 2022 da Fratelli d’Italia e dalla Lega, beh, ci si accorge che ad aver tradito gli elettori non è il generale ma sono stati i leghisti e, soprattutto, il partito della Meloni. Quando non esisteva la rete i partiti, con la complicità dell’informazione, avevano buon gioco a far dimenticare agli elettori gli impegni che avevano assunto. Prenderli in giro e tradirli era un gioco da ragazzi. Oggi, con la rete, non è più così. Facciamo un paio di esempi per illustrare il terrore dei dirigenti di Fratelli d’Italia.
Cominciamo con i migranti che arrivano dal Nord Africa. Se cercate sulla rete, partendo dal 2018, troverete centinaia di articoli e decine di video con gli esponenti del centrodestra che dicono peste e corna degli sbarchi i migranti irregolari. “Se vinceremo le elezioni e andremo al Govero chiuderemo i confini”, dicevano. Hanno vinto le elezioni, sono andati al Governo ma gli sbarchi non si sono fermati. Il Governo Meloni, al contrario, ha autorizzato l’entrata in Italia di oltre 500 mila migranti, per la gioia del padronato, che può disporre di manodopera a basso prezzo. Più i migranti irregolari. In pratica, è avvenuto l’esatto contrario di quanto Meloni e compagni si erano impegnati a fare in campagna elettorale. Gli stessi mezzi d’informazione riconducibili al centrodestra denunciano, un giorno sì e l’altro pure, l’aumento della criminalità nelle città del Centro Nord Italia: e hanno ragione, perché nelle patrie galere si registra un aumento di extracomunitari.
Non sapendo con chi prendersela, i governanti di centrodestra chiamano in causa i magistrati che, a loro dire, userebbero la mano leggera con chi delinque. Dimenticando che i giudici applicano le leggi che loro, i governanti di centrodestra, pur avendo la maggioranza in Parlamento, non hanno cambiato. Solo dopo i recenti fatti di Torino dei giorni scorsi hanno presentato l’ennesimo Decreto sicurezza, ma a quanto pare si sono ‘incartati’ su questioni di costituzionalità. Sono così inadeguati? Non esattamente. Pensano che mantenendo il caos, grazie anche a continui scioperi proclamati da sindacati poco credibili, prenderanno più voti. In questo non hanno tutti i torti, perché in Italia, per tradizione, la violenza porta voti ai moderati. Ma questo avveniva quando a votare andava l’80% degli elettori aventi diritto. Non sappiamo se funzionerà anche con il citato record di astensionismo dal voto.
Un altro argomento che ha fatto perdere credibilità al centrodestra è la questione pensioni. I leader di questo schieramento politico si erano impegnati ad abolire la legge Fornero. Invece non solo questa legge non è stata abolita ma il Governo, con il voto di tutti i partiti di centrodestra, ha addirittura aumentano l’età pensionabile. Poi c’è la leggenda metropolitana dell’aumento dei posti di lavoro: una mezza bugia legata sempre alla fallimentare politica pensionistica. Questo presunto aumento di posti di lavoro è legato al fatto che la gente non riesce ad andare in pensione: ed è proprio la presenza di questi ultrasessantenni costretti a lavorare fino a quasi 68 anni che fa ‘aumentare’ i post di lavoro. Tra l’altro, i ritardi nei pensionamenti bloccano il ricambio, ostacolando l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro.
E che dire degli ‘aiuti’ all’Ucraina? Solo nelle ultime settimane la Meloni, neo ‘convertita sulla strada’ di Damaso, pardon, di Mosca, ha detto che l’Unione europea deve parlare con il Governo russo. A questa conclusione è arrivata dopo oltre 3 anni e mezzo di guerra, con una ristretta cerchia di ucraini che ha fanno man bassa del fiume di denaro tolto ai cittadini europei. E’ venuto fuori che una cricca di ucraini di sono costruiti persino i cessi d’oro!
Non parliamo del rapporto con il Governo Meloni con l’Unione europea. In campagna elettorale gli esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega si presentavano come euroscettici pronti a dare battaglia. Appena ha messo piede a Palazzo Chigi la Meloni ha cominciato a ‘grillineggiare’: ha mandato in soffitta l’euroscetticismo e ha stretto subito un’alleanza con la contestatissima Ursula von der Leyen, sistemando persino un proprio sodale nella Commissione europea. Ovviamente, in barba agli impegni che aveva assunto in campagna elettorale. Non solo. In occasione del dibattito sul Mercosur, un disastroso accordo commerciale tra Ue e un gruppo di Paesi del Sudamerica, il Governo Meloni ha votato sì. Si tratta di un accordo che, se applicato, rischia di far chiudere milioni di aziende agricole italiane e di danneggiare i consumatori del nostro Paese per favorire l’industria, soprattutto del centro Nord Italia. Per fortuna il Mercosur è stato bloccato dal Parlamento europeo. Di più: se questo accordo fosse stato applicato i pochi benefici avrebbero riguardato solo prodotti agricoli e aziende agro-industriali del Centro Nord Italia, massacrando Sud e Sicilia. Fine dei disastri? No. Poco più di una settimana fa l’ineffabile von der Leyen ha siglato, ignorando il Parlamento europeo e i Parlamenti dei 27 Paesi Ue, un accordo commerciale con l’India che, se verrà applicato, danneggerà l’agricoltura, soprattutto l’uva da tavola italiana che, per il 90%, si coltiva in Puglia e in Sicilia.
Ebbene, nel Parlamento europeo il generale Vannacci si è sempre pronunciato contro i provvedimenti in parte voluti e in parte avallati dal Governo Meloni. Vannacci si è sempre pronunciato contro l’arrivo in Italia di migranti irregolari; ha sempre chiesto una vera riforma pensionistica e non gli ‘inginocchiamenti’ dell’attuale Governo agli ‘europeisti’; è sempre stato contrario agli aiuti all’Ucraina; ha sempre combattuto a viso aperto la Commissione europei della von der Leyen. Insomma, l’eurodeputato Vannacci ha fatto tutto quello che la Meloni e, in generale, il centrodestra si era impegnato a fare in campagna elettorale e che non ha fatto. Oggi la Meloni e i leghisti sono terrorizzati dalla possibilità che il generale, con alleati che fino ad ora sono rimasti nell’ombra, dia vita a un nuovo partito. Paura assolutamente motivata, soprattutto da parte dei meloniani. Quando Vannacci dice che lui rimane un politico di destra, ebbene, lascia capire con chiarezza che punta a prendere i voti dei tanti elettori delusi dell’attuale centrodestra di voltagabbana. Non soltanto i voti che toglierà a Fratelli d’Italia e alla Lega, ma anche i voti di chi non va più a votare.
