13 Maggio 2021

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VARIANTE GIAPPONESE DEL CORONAVIRUS: QUALCHE RIFLESSIONE

di Angela Ganci, psicologo pscioterapeuta, giornalista e docente

31 Dicembre 2019: Pechino avvisa l’Oms che a Wuhan, nello stato dell’Hubei, appaiono i primi casi di una “polmonite di origine sconosciuta”, destinata a cambiare il volto del Pianeta.
Da quel 31 Dicembre 2019, ovvero da quando la pandemia di Covid 19 ha sconvolto le nostre vite sotto gli aspetti sanitari, relazionali, vitali, insieme ai vaccini, antidoti all’epidemia, si assiste al proliferare di tutta una serie indefinita di varianti del misterioso Virus che, dalla Cina, ha portato, e ancora porta, morti e scompensi in ogni parte conosciuta del Mondo.
Innanzitutto però che si deve intendere per varianti?
Secondo quanto rende noto l’Istituto Superiore di Sanità, “i virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus, evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma”: un’evidenza scientifica con cui il Mondo si è più volte scontrato, dalla variante inglese a quella brasiliana, fino alla recentissima variante giapponese.
Stiamo parlando della ormai nota variante E484K, soprannominata Eek, segnalata dall’emittente pubblica giapponese NHK: il 70% dei pazienti infetti da Covid 19 testati a Marzo 2021 a Tokyo, in un ospedale della capitale, il Tokyo Medical and Dental University Hospital, era stato infatti colpito da una nuova variante, più contagiosa del normale, e presumibilmente particolarmente resistente ai vaccini.
Serviranno ulteriori studi per chiarire meglio la reale pericolosità di questa variante, nella misura in cui essa sia davvero in grado di eludere la risposta anticorpale, consentendo alle persone di essere reinfettate, rendendo sostanzialmente inefficaci i vaccini in fase di sperimentazione.
Un’ipotesi che sembra per il momento emergere da un Report realizzato, tra gli altri, dal Cambridge Institute of Therapeutic Immunology & Infectious Disease, che, in sostamza, sostiene l’idea che tale variante possa rappresentare una “minaccia per i vaccini anti Covid 19 fin qui autorizzati”.
E mentre le autorità sanitarie nipponiche temono che le varianti possano determinare una quarta ondata della pandemia a soli 109 giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Tokyo, già rinviate, per ovvie ragioni, nel 2020, in un paese già indietro con le vaccinazioni, mentre ancora si ragiona sul blocco dei voli per limitare la diffusione di questa nuova variante, diventa sempre più necessario e urgente velocizzare le vaccinazioni stesse, e mantenere il controllo personale, in vista del ragionevole perdurare di una situazione certamente inattesa e fonte di sofferenza.
Toni di allerta, ma nessun terrorismo, piuttosto una buona dose di calma quasi sovrumana e sangue freddo per una convivenza forzata con un ospite non gradito: ne è convinto Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria in un suo recente intervento, per cui è utile “non fare terrorismo ogni volta che si trova una variante dall’altra parte del mondo. Dobbiamo metterci in testa che dovremmo convivere con il virus per anni e con le sue tante varianti che verranno scoperte» (si consulti il link https://www.ilmessaggero.it/salute/focus/variante_giapponese_covid_sintomi_virus_in_italia-5879890.html.
E, mentre i cittadini sperano nell’uscita rapida da un incubo che appare infinito, grazie al Vaccino, garanzia infinita di immunità, il pensiero vola al sangue freddo richiesto dalla situazione.
Una prova forse innaturale di maturità, contro il bisogno sempre più pressante, soprattutto tra i giovani, di una carezza, di un sorriso, di una serata all’aperto, di quelle banali normalità che un “banale” Virus continua ad avere la capacità di negare e far rimpiangere da un tempo che, per un comune essere umano, appare quasi insopportabile.